Per 37 volte Donald Trump ha millantato un accordo di pace, o qualcosa di simile, con l’Iran. E per 37 volte non se ne è fatto nulla. Una certa incredulità al 38esimo annuncio era dunque fisiologica. Ma nella serata di domenica 14 giugno è arrivata la conferma. Il premier del Pakistan Sharif, su X: «Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano».
«Vorremmo ringraziare gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran per il loro impegno nel trovare una soluzione diplomatica al conflitto. Vorremmo inoltre esprimere il nostro sincero apprezzamento ai nostri fratelli in questo sforzo di mediazione, la grande leadership dello Stato del Qatar, per il loro supporto nel raggiungimento di questo accordo. Vorrei inoltre ringraziare in modo particolare la leadership visionaria del Regno dell’Arabia Saudita e della Repubblica di Turchia per i loro immensi contributi in tal senso. Con l’accordo ora in vigore, i mediatori faciliteranno una serie di incontri questa settimana. Queste discussioni preliminari all’implementazione porranno le basi per i colloqui tecnici e la cerimonia ufficiale di firma».
La fiducia dei mercati in un accordo Iran – Usa
I mercati in chiusura di settimana ci avevano creduto, con il Brent – punto di riferimento globale per il prezzo del petrolio – in picchiata per la prima volta da un mese (in calo dell’1,9% a 88,70 dollari al barile). In territorio positivo nella giornata di venerdì 12 giugno 2026 anche l’S&P 500 e il Nasdaq Composite, con i treasury in calo poiché gli operatori avevano ridotto le scommesse sull’inflazione e gli aumenti dei tassi di interesse della Federal Reserve nel resto dell’anno.
Le indiscrezioni più accreditate venerdì 12 davano la firma di un accordo fra Iran e Usa domenica 14 giugno 2026 (giorno dell’80esimo compleanno di Donald Trump) a Ginevra. Firmatari sarebbero stati il vicepresidente Usa JD Vance e Ghalibaf (portavoce del parlamento iraniano), ma dopo un weekend rocambolesco, è stato soltanto nelle ultime ore di domenica 14 giugno che si è arrivati a una intesa confermata da entrambe le parti. La firma è prevista per il 19 giugno 2026, sempre in Svizzera.
Gli effetti economici di un accordo Usa-Iran
I primi effetti, come già verificatosi, sarebbero positivi per i listini europei e statunitensi, con i futures già orientati al rialzo. Sul fronte dell’energia l’attenzione è tutta sullo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 38% delle esportazioni del petrolio mondiale via mare, oltre che una rilevante quota di gas. Le navi bloccate al momento sono 3200, di cui 1000 intercontinentali, con circa 20.000 marittimi, di cui 23 italiani. Dieci le navi di proprietà italiana. La ritrovata sicurezza favorirebbe ulteriormente la discesa dei prezzi del petrolio, già come visto in calo, ma ancora su livelli superiori del 20% all’ante guerra. Un’energia meno cara significa inflazione più contenuta, ovvero maggiore libertà di manovra per le banche centrali: sia Bce che Fed avrebbero più spazio per abbassare i tassi, alleggerendo il peso di mutui e prestiti.
“Servirà tempo per ripristinare condizioni di navigazione pienamente sicure, incluse le attività di sminamento, che potrebbero richiedere comunque alcuni mesi. A ciò si aggiunge il lavoro di individuazione e validazione delle rotte sicure”, il commento di Mario Zanetti, presidente di Confitarma, Confederazione Italiana Armatori, associazione di categoria dell’industria navale italiana.
I punti della pace Stati Uniti – Iran (fonti di stampa)
Cessazione delle ostilità su tutti i fronti. Riapertura dello Stretto di Hormuz e cessazione del blocco navale. Poi, ritiro delle truppe americane e piano di ricostruzione da 300 miliardi di dollari. Il capitolo più controverso resta quello del nucleare. L’accordo prevede inoltre lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani nonché l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio per verificare l’attuazione dell’intesa. Gli Stati Uniti, l’Iran e il Qatar avrebbero discusso nei giorni scorsi di un meccanismo che consentirebbe all’Iran di accedere a parte dei suoi fondi congelati in Qatar per l’acquisto di beni umanitari.
Anche questa bozza, come le precedenti, stabilisce che l’accordo definitivo dovrà passare per una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
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