L’inversione di rotta di inizio agosto ha preso ulteriore slancio: l’oro è tornato ai massimi da maggio, con il future arrivato a un picco di giornata di 4.728 dollari l’oncia. Il rialzo del metallo giallo ha superato il 15% nell’ultimo mese, ma alcune delle ragioni più ovvie che normalmente spingono gli investitori verso questo bene rifugio sembrano non aver inciso. Nello stesso periodo, infatti, l’S&P 500 ha raggiunto un nuovo massimo storico a 7.798 punti, mentre l’esposizione azionaria dei gestori globali sondati da Bank of America è risalita ai massimi dal novembre 2021. Non esattamente uno scenario di panico che spinge a cercare protezione.
Anche il mercato obbligazionario, però, non si è mosso nella direzione che tradizionalmente favorisce l’oro: nell’ultimo mese il rendimento del Treasury decennale è aumentato di circa 5 punti base. Sulla carta, il costo-opportunità di detenere un’attività che non paga interessi aumenta quando i titoli di Stato americani offrono rendimenti più elevati. Il fatto che l’oro abbia ripreso quota mentre le azioni salgono e i Treasury continuano a offrire rendimenti elevati invita quindi a interrogarsi sulla piena intercambiabilità fra i due principali safe asset. Il debito pubblico americano resta uno degli strumenti più sicuri e liquidi al mondo, ma sulla lunga scadenza è diventato anche portatore di un rischio proprio, legato alla duration, alla crescente offerta di debito e alla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti.
Il rischio fiscale Usa sostiene l’oro
“Le persistenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti hanno sostenuto l’oro”, ha dichiarato in una nota Ricardo Evangelista, Senior Analyst di ActivTrades. “La stabilizzazione dei rendimenti dei titoli obbligazionari e l’indebolimento del dollaro, a seguito della decisione del Tesoro statunitense di aumentare gli acquisti di obbligazioni a più lunga scadenza, hanno fornito ulteriore slancio al rialzo”.
La debolezza del dollaro è stata infatti un altro elemento determinante per la performance dell’oro, hanno sottolineato gli analisti di Bank of America: l’indice del dollaro ha ceduto circa il 2,5% nell’ultimo mese. “Il metallo ha mostrato una correlazione particolarmente forte con il cambio EUR/USD”, hanno affermato. “A sostenere il movimento hanno contribuito i dubbi sulla politica monetaria, sulla sostenibilità fiscale e, più recentemente, gli interrogativi relativi a possibili interventi sui mercati valutari e dei Treasury”.
Mercoledì scorso il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha infatti annunciato il raddoppio dei buyback su alcune scadenze lunghe dei Treasury, portandoli da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione. L’obiettivo è migliorare la liquidità del mercato e attenuare le tensioni sui rendimenti a lunga scadenza, senza però risolvere il nodo strutturale rappresentato dalla crescita del debito federale.
Fed ancora in pausa, ma il rischio di nuovi rialzi resta
“Gli acquisti delle banche centrali stanno già facendo la loro parte e a giugno si sono collocati ben al di sopra della media degli ultimi 12 mesi”, ha sottolineato BofA, indicando il prossimo simposio di Jackson Hole, in programma dal 27 al 29 agosto, come uno dei possibili nuovi catalizzatori al rialzo per l’oro nel caso dalle parole del presidente della Fed Kevin Warsh emergessero toni accomodanti.
Per il momento, il mercato assegna una probabilità del 59,6% a una Federal Reserve ancora in pausa nella riunione del 16 settembre, contro il 40,4% di un rialzo da 25 punti base. Alla riunione del 28 ottobre, tuttavia, la probabilità cumulata di almeno una stretta rispetto ai livelli attuali sale al 53,5%, mentre entro il 9 dicembre raggiunge il 72,9%, secondo il CME FedWatch Tool. Il rally dell’oro si sta quindi sviluppando in un contesto in cui gli investitori non hanno affatto cancellato il rischio di nuovi rialzi dei tassi.
UBS vede l’oro a 5.400 dollari
Per UBS Wealth Management, in ogni caso, la corsa dell’oro potrebbe avere ancora spazio. “Storicamente, i timori sulla sostenibilità del debito e sulla debolezza delle valute hanno teso a sostenere i metalli preziosi”, si legge nella nota del 24 agosto. “Sebbene nel breve termine l’aumento dei prezzi del petrolio possa mantenere elevate le aspettative sui tassi, riteniamo che il crescente peso del debito e l’incertezza sulle modalità con cui i governi lo finanzieranno dovrebbero continuare a sostenere l’oro. Prevediamo che il prezzo dell’oro salirà a 5.400 dollari l’oncia nei prossimi 12 mesi”.

