Tecnologia, l’arma contro il cambiamento climatico

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La portata e la pervasività della rivoluzione tecnologica in arrivo per contrastare il cambiamento climatico non è stata ancora del tutto compresa: vi è bisogno di un salto tecnologico per transitare i sistemi economici e produttivi verso modelli digitali e dematerializzati

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“L’aspetto meno considerato del climate change è quello che va oltre le rinnovabili”: esordisce così Francesco Zantoni, portfolio manager di KIS Climate Change ESG di Kairos Partners SGR. Tendenzialmente, il cambiamento climatico viene associato “alla transizione da fonti fossili a fonti rinnovabili, ma il fenomeno è molto più pervasivo e richiede l’adozione di tecnologie meno note”.

Cosa significa creare un mondo sostenibile?

“Significa creare un mondo che adotta tecnologie completamente nuove. Sono tecnologie legate al processo di digitalizzazione, di dematerializzazione e di nuova economia circolare, che impattano tutti quegli ambiti che producono gas serra. Se portiamo l’esempio di una casa, è molto facile capire come ottimizzarla dal punto di vista dell’impatto ambientale: materiali selezionati e ogni intervento atto a migliorare la classe energetica dell’immobile. Per un’industria il discorso è invece molto più tecnico: tali tecnologie vanno a modificare alla radice interi processi, dal’ingegnerizzazione alla produzione alla logistica distributiva”.

Come si concilia la necessità di azioni immediate con processi di riconversione lunghi e dispendiosi?

“Per proseguire è necessario fare una precisazione: alcune di queste sono ‘additive’, migliorative di un qualcosa che già c’è. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, esse sono e saranno disruptive, rivoluzionarie. Un esempio arriva dal settore automobilistico: con una macchina elettrica il problema non è più fare un buon motore, ma creare un software capace di ottimizzare, tra le altre, le prestazioni della batteria e della guida autonoma. In breve: non più pistoni, ma tecnologia. E così, come ribadito dal CEO di Wolkswagen settimana scorsa, i produttori tradizionali dovranno trasformarsi in vere e proprie società di software, correndo un duplice rischio: uscire dal mercato, dovendo sopportare costi troppo alti o non riuscendo ad assicurare prestazioni (tecnologiche) competitive”.

Investimenti di breve, medio, lungo termine: come si colloca il climate change in portafoglio

“Domanda interessante. Il processo di contrasto al cambiamento climatico sarà giocoforza molto lungo: è come far fare, restando in tema, una virata di 360° a una petroliera. Tuttavia, pur lenti nel dispiegare i loro effetti, gli investimenti dovranno necessariamente essere immediati. L’ammontare di investimenti richiesto per contrastare il cambiamento climatico è infatti enorme, ed anche la politica, dalla Ue alla Cina e probabilmente agli USA di Biden, si sta muovendo in questo senso. Credo quindi che la ripresa sarà trainata anzitutto dall’investimento in processi di transizione da qui ai prossimi trent’anni piuttosto che dalla leva tradizionale dei consumi”.

Con quale prodotto si è inserita Kairos nel mercato?

“KIS Climate Change ESG, coerentemente alle idee in cui crede, non si limita pertanto ad investire in energie rinnovabili, ma allarga il proprio orizzonte a tutte quelle società capaci di giocare un ruolo nel processo di transizione green, processo che, come ricordato, investirà i processi economici e produttivi in modo radicale nel senso di una loro digitalizzazione e dematerializzazione.

KIS Climate Change ESG investe prevalentemente in due categorie di titoli: i solution provider, ovvero società in grado di fornire soluzioni direttamente utilizzabili nelle politiche di contrasto al cambiamento climatico (per settori come l’energia rinnovabile, la tecnologia digitale, la mobilità, le infrastrutture, le materials and life sciences) e le società correlate, che forniscono soluzioni per gestire gli effetti fisici del cambiamento climatico o che possono beneficiare delle politiche di contrasto al cambiamento climatico (riassicurazioni, servizi finanziari avanzati, security e nutraceutica)”.

 

Articolo tratto dal magazine We Wealth di dicembre 2020

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