Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui?

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Un uomo con i capelli grigi che indossa un abito e una camicia bianca sorride leggermente guardando di lato; sullo sfondo sfocato il logo di UBS.

Il ceo del colosso bancario globale che ha inglobato Credit Suisse ha annunciato che la sua esperienza nell’istituto terminerà nell’aprile del prossimo anno. Sullo sfondo, attriti con il governo elvetico. Il commento di Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia

Indice

Il ceo del gruppo Ubs, Sergio Ermotti, lascerà la sua posizione ad aprile 2027, a quattro anni dall’inizio del suo mandato. L’indiscrezione è arrivata dal Financial Times, che ha dato la notizia in esclusiva citando «fonti informate dei fatti», poi ripresa anche da Reuters.

La decisione del banchiere svizzero (Lugano, 1960) arriva proprio mentre stanno arrivando a compimento le attività di integrazione susseguenti all’acquisizione dell’ex rivale Credit Suisse, operazione in cui Sergio Ermotti ha avuto un ruolo chiave, essendosi impegnato a guidare il gruppo almeno fino al suo completamento previsto dalla banca per fine 2026 / inizio 2027. Ora il gruppo punta a ultimare le attività di integrazione entro fine 2026. Ermotti era già stato amministratore delegato di Ubs dal 2011 al 2020. È rientrato in Ubs da Swiss Re, che ha presieduto fino al 2023. In precedenza aveva lavorato in UniCredit come vice amministratore delegato e in Merrill Lynch.

Chi succederà a Sergio Ermotti come ceo di Ubs?

Il nome più accreditato è quello di Aleksandar Ivanovic, a capo della divisione asset management. Parte del cda dal marzo 2024, Ivanovic si è distinto nella gestione della sua divisione. Altri possibili candidati potrebbero essere, sempre secondo le fonti, Iqbal Khan (già dirigente in Credit Suisse) e Robert Karofsky, co-responsabili del wealth management di Ubs, ma anche la dottoressa Bea Martin, chief operating officer di gruppo da ottobre, dopo aver guidato l’unità non-core e legacy di UBS, incaricata di gestire la dismissione e la liquidazione degli asset non desiderati di Credit Suisse.

Un collage in bianco e nero di quattro persone vestite professionalmente, tra cui Ermotti di UBS, tre uomini e una donna. Ognuno di loro è rivolto in avanti in cornici verticali distinte, sorridendo o parlando in abiti d'affari eleganti.
Da sinistra: Iqbal Khan, Bea Martin, Robert Karofsky and Aleksandar Ivanovic

Quali gli impatti sul wealth management? Il commento di Filippo Diodovich (IG Italia)

Raggiunto da We Wealth in merito all’impatto della decisione di Sergio Ermotti, Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, ha commentato: «Crediamo che le indiscrezioni su una possibile uscita di Sergio Ermotti ad aprile 2027 dalla carica di ceo di Ubs abbiano suscitato poche reazioni sulle piazze finanziarie: il mercato sta già prezzando che il lavoro di integrazione di Credit Suisse, il de-risking e la disciplina sui costi vengano completati entro fine 2026. L’impatto reale, a nostro avviso, arriverà con l’annuncio del successore: continuità (soprattutto su wealth e asset management) significherebbe premio di fiducia e multipli stabili; una scelta inattesa o un profilo meno “in continuità” aumenterebbe il rischio di volatilità sul titolo. Per l’asset management europeo nel complesso non ci aspettiamo effetti rilevanti, salvo sorprese negative sul nome indicato alla successione di Ermotti».

Una decisione presa in contrasto con il governo svizzero

La decisione di Ermotti arriva nel mezzo di una disputa con il governo svizzero, il quale vorrebbe elevare i requisiti di patrimonializzazione di Ubs di circa 24 miliardi di dollari. Una misura che, secondo analisti e investitori, ha pesato sul prezzo delle azioni. Queste ultime tuttavia hanno beneficiato dell’operato di Ermotti, aumentando di circa il 30% nel 2025 e più che raddoppiando dalla vigilia dell’acquisizione di Credit Suisse. Nella giornata di lunedì 12 gennaio Ubs ha fatto sapere che la proposta del governo elvetico potrebbe compromettere le sue performance. Ad ogni modo si tratterà di una problematica in carico al successore di Ermotti, che potrebbe tuttavia tornare in futuro in Ubs con la carica di presidente «qualora lo volesse», riferiscono le fonti.

Nel 2024 Sergio Ermotti è stato l’amministratore delegato di banca più pagato in Europa, con un compenso pari a 14,9 milioni di franchi svizzeri (circa 18,7 milioni di dollari).

Domande frequenti su Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui?

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui??

Quando si investe in Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui?, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui? con un capitale limitato?

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Quali sono i rischi principali associati a Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui??

I rischi associati a Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui? sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui??

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Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui??

La valutazione della performance degli investimenti in Sergio Ermotti, addio a Ubs dal 2027. Chi dopo di lui? richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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