Exit or Die: i secondaries come termometro della liquidità nei private markets

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Clessidra moderna con frammenti d'oro che cadono su sfondo grigio neutro, metafora della liquidità nei private markets e del passaggio da Nav a Dpi.

Nel 2025 i secondaries del private equity hanno raccolto 92,9 miliardi di dollari e generato 226 miliardi di deal, mentre il Dpi è sceso al 6% e le distribuzioni sono crollate all’11% con Aum triplicato. La liquidità è diventata il vero fattore competitivo. Dati Mckinsey, Bain e S&P Global.

Indice

Nei private markets la parola che conta ad oggi non è più performance, ma liquidità.

Per anni il dibattito si è concentrato su Irr e creazione di valore. Oggi il vero differenziale competitivo è trasformare Navin cash. E il luogo dove questo avviene si chiama secondaries.

Il boom dei secondaries: 92,9 miliardi di raccolta, 226 miliardi di deal

Secondo S&P Global Market Intelligence (5 febbraio 2026), nel 2025 la raccolta globale dei fondi Private equity secondaries ha raggiunto 92,9 miliardi di dollari, in crescita del 6,4% sul 2024. È il terzo anno consecutivo di aumento.

Il dato assume ancora più rilievo se si osserva la traiettoria degli ultimi cinque anni.

Grafico a barre che illustra la raccolta di fondi e la liquidità a livello globale dal 1° trimestre 2020 al 4° trimestre 2025, con un picco di capitale aggregato raccolto di 45,4 miliardi di dollari nel 3° trimestre 2025. Fonte dei dati: S&P Global Market Intelligence.

Non solo raccolta: il valore delle transazioni ha toccato il record di 226 miliardi di dollari, in aumento del 41% anno su anno. Le operazioni Lp-led sono più che raddoppiate: da 55 miliardi nel 2022 a 120 miliardi nel 2025.

La liquidità non è scomparsa. Si è spostata. Come osserva Gerald CooperPartner di Campbell Lutyens, advisor globale nei secondaries:

« Se puoi vendere, anche con uno sconto, e riallocare capitale in modo efficiente, è un’operazione che ha senso »

La diga della liquidità: 16.000 aziende e Dpi al minimo storico

La spinta verso i secondaries nasce da un vincolo strutturale.

Secondo il Global Private Markets Report 2026 di McKinsey, oltre 16.000 aziende nel mondo sono detenute in portafoglio da più di quattro anni. Rappresentano il 52% dell’inventario buyout globale.

L’holding period medio è salito a 6,6 anni, sopra la media storica di 6,1 anni. Più tempo in portafoglio significa capitale immobilizzato più a lungo. E nel tempo, l’Irr si comprime.

Il dato che spiega la tensione è però un altro: il Dpi come percentuale degli asset totali è sceso al 6% nei dodici mesi fino a giugno 2025, contro una media del 16% nel periodo 2015–2019.

Il five-year rolling Dpi ha toccato il livello più basso mai registrato. Per un Family office o un Wealth manager, questo significa una cosa sola: non conta più solo quanto rende un fondo, ma quando distribuisce.

Grafico lineare che mostra la distribuzione al capitale versato come quota delle attività gestite dal 2000 al 2025, evidenziando sia i valori annuali che quelli quinquennali in calo, in quanto la liquidità delle secondarie raggiunge il suo minimo nel 2025.

Il grafico mostra la discesa strutturale delle distribuzioni rispetto all’Aum. È la fotografia del liquidity crunch.

Distributions al 11% e Aum triplicato: l’equilibrio si rompe

Nel Global Private Equity Report 2025 di Bain & Company, le distribuzioni come percentuale del Nav sono scese dal 29% medio del periodo 2014–2017 all’11% attuale.

Nel frattempo, l’Aum buyout globale è triplicato nell’ultimo decennio.

Quando cresce la scala dell’industria ma non cresce il cash restituito, l’equilibrio si rompe. I secondaries diventano infrastruttura. Questo è il passaggio che trasforma i secondaries da nicchia tecnica a infrastruttura di sistema.

Il grafico lineare mostra l'aumento degli asset gestiti dai buyout a livello globale dal 2014 al 2024, con un valore prossimo ai 5.000 miliardi di dollari. Il grafico a barre sottostante evidenzia le distribuzioni annuali di buyout a livello globale come percentuale del NAV, con implicazioni per la liquidità e i mercati secondari.

Bid/ask convergono, ma solo per gli asset A-grade

Nel 2025 il gap tra multipli “held” ed “exited” si è quasi chiuso.

Secondo McKinsey, la società mediana Pe-backed è uscita a 0,3 turns sopra il valore in portafoglio. È un segnale di stabilizzazione, ma selettivo: passano solo gli asset migliori (A-grade). Gli altri cercano liquidità nel mercato secondario. 

Grafico lineare dei multipli EV/EBITDA dal 2006 al terzo trimestre del 2025. Le attività detenute, le attività uscite e le liquidità secondarie divergono nel 2021 prima di convergere nel 2025, raggiungendo tutte circa 13x. Fonte: MSCI, McKinsey & Company.

La convergenza del bid/ask non elimina la pressione. La rende più discriminante.

Guerra dei talenti: bonus oltre 1 milione di dollari

Il Wall Street Journal in data 17 febbraio 2026 racconta una corsa globale ai professionisti dei secondaries.

I principali Gp stanno offrendo sign-on bonus superiori a 1 milione di dollari per profili in grado di strutturare operazioni tra equity, credit e infrastrutture.

Come osserva Rene Letendrefounder e managing partner di Landing Point: « Il mercato non riesce a tenere il passo con la crescita dell’industria »

Quando il capitale paga così tanto chi sa creare liquidità, significa che la liquidità è diventata core business.

Continuation funds e Nav lending: la liquidità sintetica diventa sistema

Nel 2025 il volume delle operazioni secondarie è cresciuto del 48%. I Continuation funds hanno superato i 115 miliardi di dollari, più che triplicati rispetto al 2020.

Parallelamente, il Nav lending è diventato uno strumento strutturale: consente di distribuire capitale senza vendere asset, trasformando la liquidità in leva gestionale.

Il five-year holding period non è più la norma. È l’eccezione.

Cosa cambia per Family office e Wealth management

Secondo McKinsey 2026, il 54% degli Lp considera il Dpi “critical” o “most critical”. Il 70% prevede di mantenere o aumentare l’allocazione ai private markets.

Non si esce dall’asset class. Si entra con maggiore disciplina sulla liquidità.

Per un Family office, questo significa privilegiare portafogli maturi e acquistare quote con sconti sul Nav, comprimendo la J-curve. Per un Wealth manager, significa saper leggere il Dpi reale dietro l’Irr teorico.

Nel 2026 la vera asimmetria non è tra chi ha accesso al private equity e chi no. È tra chi ha cash disponibile e chi è costretto a vendere tempo.

I secondaries non sono più una nicchia tecnica. Sono diventati il termometro della liquidità globale. E in un mondo dove il Dpi conta quanto l’Irr, la liquidità è il nuovo alpha.

Domande frequenti su Exit or Die: i secondaries come termometro della liquidità nei private markets

Qual è il ruolo principale dei mercati secondari nei private markets secondo l'articolo?

I mercati secondari sono diventati il luogo principale dove avviene la trasformazione del Nav (Net Asset Value) in liquidità. L'articolo sottolinea che, a differenza del passato focalizzato su Irr e creazione di valore, oggi il differenziale competitivo risiede nella capacità di generare cash.

Quali sono le cifre chiave relative al boom dei mercati secondari nel 2025?

Nel 2025, i mercati secondari hanno registrato una raccolta globale di fondi di private equity pari a 92,9 miliardi di dollari. Parallelamente, il volume totale delle transazioni (deal) ha raggiunto i 226 miliardi di dollari, evidenziando una forte attività.

Quali sono le sfide attuali che influenzano la liquidità nei private markets, secondo l'articolo?

L'articolo menziona che ci sono 16.000 aziende coinvolte e che i Dpi (Distributions to Paid-In Capital) sono ai minimi storici. Questo, unito a distribuzioni all'11% e a un Aum (Assets Under Management) triplicato, indica uno squilibrio che mette a dura prova la liquidità.

Come sta evolvendo il divario tra bid e ask nei mercati secondari?

Il divario tra bid e ask sta convergendo, ma questa tendenza è osservabile principalmente per gli asset considerati 'A-grade'. Ciò suggerisce che la liquidità è più facilmente accessibile per gli asset di alta qualità.

Quali sono le nuove strategie per generare liquidità sintetica nei private markets?

L'articolo evidenzia l'emergere dei continuation funds e del Nav lending come sistemi per creare liquidità sintetica. Queste soluzioni stanno diventando un approccio consolidato per affrontare le esigenze di liquidità nel settore.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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