“Oggi il wealth manager non può più limitarsi a gestire capitali: deve progettare l’intero sistema attraverso cui quel capitale è detenuto, movimentato, tracciato, regolato e fatto crescere. Questo vuol dire essere architetti di infrastrutture patrimoniali digitali. Chi non compie questo salto rischia di restare un semplice intermediario in un mondo che richiede competenze da costruttore”. A parlare è Roberto Rivera, founder, chairman & ceo di RIV Capital, in collegamento da Dubai in occasione della masterclass “La frontiera dell’innovazione finanziaria su infrastruttura digitale” organizzata in collaborazione con BeBeez nel quadro del Wealth Management Summit 2025 di WeWealth, che si è tenuto a Milano lo scorso 9 ottobre e ha chiamato a raccolta oltre 400 professionisti del settore (si vedano qui altro articolo di BeBeez e qui le slide di presentazione).

Il wealth manager come architetto digitale del patrimonio
Nella visione di Rivera, il wealth manager del futuro non si limita più a selezionare fondi, asset o soluzioni di investimento, ma progetta, struttura e orchestra un ecosistema digitale su cui l’intero patrimonio del cliente può poggiare. Vuol dire, per esempio, creare strutture che combinano finanza centralizzata (CeFi) e finanza decentralizzata (DeFi) (es. token, asset digitali regolamentati, stable asset); ma gestire anche l’infrastruttura tecnologica su cui avviene la custodia, la validazione e la tracciabilità degli investimenti (blockchain, smart contract, wallet, compliance automatizzata); e offrire interoperabilità e trasparenza, con soluzioni auditabili, in tempo reale e configurabili sulle esigenze del cliente.

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Perché servono nuove infrastrutture patrimoniali digitali
Per Rivera non si tratta di una scelta, ma di una evoluzione necessaria per varie ragioni. Perché cambia la domanda del cliente: i family office e gli investitori evoluti oggi vogliono trasparenza, controllo diretto, sicurezza e accesso a nuove asset class e tutto questo richiede infrastruttura, non solo consulenza. Ma anche perché cambia il mercato: l’accesso a rendimenti “riservati” non è più garantito solo dalla selezione attiva, ma dalla capacità di integrare nuovi protocolli, tokenizzazioni, strumenti regolamentati alternativi. E infine perché cambiano il contesto normativo e tecnologico: con l’applicazione del Regolamento europeo MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation – Regolamento UE 2023/1114), che disciplina il mercato delle criptoattività nella UE, e con l’arrivo di soluzioni RegTech, servono competenze tecniche e giuridiche nuove, che richiedono progettazione e governance, non semplice gestione. E infine perché l’efficienza operativa diventa un vantaggio competitivo: essere architetti consente di offrire esperienze patrimoniali integrate, a basso costo, ad alta personalizzazione e scalabilità.
Rivera, partiamo dalla visione: che cosa state costruendo con RIV Capital?
Come chairman e ceo di RIV Capital ho il privilegio di guidare un gruppo che opera tra Emirati e Lussemburgo, ma con un DNA profondamente europeo e una visione globale. Già nei report delle Tier 1 investment bank del 2024 si osservava che i global family office allocano tra il 45% e il 60% del loro patrimonio in investimenti alternativi strategici. Ma quanti hanno davvero accesso trasparente e conforme alla nuova infrastruttura digitale? Noi stiamo lavorando proprio su questa frontiera: ridefinire come si gestisce il patrimonio, come si fa trading e fund management e soprattutto come si controlla il rischio.
Perché oggi è urgente passare a una nuova infrastruttura finanziaria digitale?
Perché stiamo assistendo alla convergenza tra finanza decentralizzata, finanza centralizzata digitale e regtech intelligente. In questo contesto, i wealth manager hanno un’occasione storica: diventare non solo distributori, ma architetti di soluzioni patrimoniali digitali. Chi non evolve in questa direzione sta commettendo un grave errore strategico.
Concretamente, che tipo di strumenti proponete?
Il nostro RAIF è un esempio. Il fondo RIV Capital Sicav RAIF, hedge fund di diritto lussemburghese, lanciato a ottobre 2023, un long only multi-asset model-driven fund che integra intelligenza artificiale per selezionare asset a valore intrinseco di lungo termine. Dalla sua inception a fine Ottobre 2023 ha ottenuto una performance positiva del 36%, con almeno sempre il 50% investito in obbligazioni high yield e liquidità settimanale. Il fondo è progettato per essere complementare alla finanza centralizzata, pensato per attrarre investitori istituzionali che cercano un punto d’accesso sicuro al mondo decentralizzato, ma con regole europee e liquidità settimanale.
Quindi CeFi e DeFi non sono più in contrasto?
Esatto. Abbiamo pubblicato un white paper su ArXive, piattaforma scientifica della Cornell University, in cui mostriamo come CeFi e DeFi siano componenti integrabili. I “crypto-esaltati” hanno spesso oscurato il valore reale della blockchain, mentre la finanza tradizionale ha inizialmente sottovalutato l’innovazione. Ma ora siamo al punto di convergenza e questo è il vero salto di paradigma.
Come garantite compliance e sicurezza nella vostra infrastruttura decentralizzata?
Abbiamo sviluppato un ecosistema completo. A Dubai, operiamo sotto la vigilanza di VARA (Virtual Asset Regulatory Authority); in Italia, la controllata italiana RIV Digital è vigilata da Consob (si veda altro articolo di BeBeez, ndr). Il RIV Wallet è non custodial, decentralizzato e completamente conforme alle normative KYC (Know-Your-Customer) e AML (Anti-Money Laudering) nella UE e ABAC (Anti-Bribery and Anti-Corruption) in Regno Unito. La nostra RIV Chain è una blockchain sovrana quantum resistant, progettata per per resistere ad eventuali attacchi anche di computer quantistici, che usa protocolli crittografici ZKP (zero knowledge proof) per validare in tempo reale le riserve. E poi c’è il RIV Coin, quello del white paper, collateralizzato da asset reali, che distribuisce il signoraggio in modo democratico attraverso una governance condivisa. Tutto è on-chain, auditabile e trasparente.
Che impatto ha tutto questo per l’investitore retail?
Oggi anche il retail può accedere a rendimenti e profili di rischio che prima erano esclusivi del mondo istituzionale. Questo ridefinisce il concetto stesso di democratizzazione della finanza. La possibilità di accedere a rendimenti minimi attraenti cambia le regole anche per i wealth manager, che devono confrontarsi con un mercato più ampio, ma anche più competitivo.
In sintesi, perché RIV è rilevante per l’industria del wealth management?
Per tre motivi fondamentali. Primo: diversificazione reale, perché offriamo un ecosistema multilayer con veicoli liquidi, regolamentati e permanenti. Secondo: efficienza fiscale e regolamentare, grazie alla presenza in Europa, Italia, Lussemburgo ed Emirati, con ambienti compliance-friendly. Terzo: education, perché attraverso RIV Academy, integrata nel wallet, offriamo contenuti formativi gratuiti e di qualità semiprofessionale. Il nostro obiettivo è costruire un’infrastruttura patrimoniale accessibile, sicura e scalabile. E per farlo, servono competenze, visione e tecnologia.

