Il risiko bancario italiano potrebbe surriscaldarsi ancora in piena estate. Il focus più immediato è l’offerta pubblica di scambio di Mps su Mediobanca, lanciata il 14 luglio e tuttora in corso fino all’8 settembre, ma è solo la scintilla più visibile di una partita ben più ampia: quella per la creazione del terzo polo bancario nazionale, ipotesi che riprende trazione ora che Banco Bpm non è più bloccata dall’offerta di Unicredit, ormai tramontata. Mps mira al 67% del capitale di Piazzetta Cuccia per garantirsi il controllo di fatto, promettendo sinergie e maggiore efficienza: “Tutto ciò che può fare Mediobanca, insieme potremmo farlo meglio”, ha dichiarato il ceo Luigi Lovaglio, ma sull’effettiva compatibilità dei modelli di Siena e Piazzetta Cuccia le opinioni sono piuttosto contrastanti: e per l’ad di Mediobanca Alberto Nagel si tratta di una “offerta insufficiente”.
Il nodo Generali e la difesa di Piazzetta Cuccia
Mercoledì 6 agosto sarà la prima data chiave per stilare il calendario dei prossimi appuntamenti: si riunirà infatti il consiglio di amministrazione di Generali, che — oltre ad approvare i conti semestrali — dovrà esprimersi sul rinnovo dell’accordo distributivo esclusivo con Banca Generali. Il dossier è strettamente legato all’offerta di Mediobanca: in caso di via libera, l’assemblea degli azionisti di Piazzetta Cuccia, rinviata al 25 settembre, potrebbe essere anticipata al 21 agosto, accelerando i tempi per mettere sul tavolo l’unione con Banca Generali e costruire un nuovo campione italiano del wealth management. Un’operazione che rafforzerebbe Mediobanca proprio mentre è sotto attacco da parte di Monte dei Paschi.
Aggiornamento sulle adesioni: numeri ancora marginali
Al 1° agosto 2025, le richieste di adesione all’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria promossa da Mps su Mediobanca si attestano a 293.374 azioni, pari allo 0,0352% delle azioni oggetto dell’offerta (o allo 0,0345% rispetto al massimo di 849.458.551 azioni potenzialmente coinvolte). L’offerta, iniziata il 14 luglio, terminerà l’8 settembre. Borsa Italiana ricorda che le azioni Mediobanca acquistate nelle sedute del 5 e 8 settembre non potranno essere apportate all’offerta. I numeri parziali confermano la prudenza degli investitori in attesa dei prossimi snodi decisivi.
Il no del board: “Offerta inadeguata, sinergie negative”
La bocciatura dell’operazione da parte del consiglio di amministrazione di Mediobanca è netta. In una nota, la banca ha definito “del tutto inadeguata e non conveniente” l’offerta avanzata da Mps. Il corrispettivo, interamente in azioni Mps, incorporerebbe uno sconto di circa il 30% rispetto al valore ritenuto equo dal board. Ma non è solo una questione di prezzo: secondo Mediobanca, la proposta è priva di un reale razionale industriale e l’integrazione comporterebbe “rilevanti dissinergie”, stimate in 460 milioni in caso di fusione e fino a 665 milioni in assenza di fusione, legate soprattutto alla possibile fuga di clienti e talenti nelle divisioni Wealth Management e Corporate & Investment Banking. Inoltre, l’operazione non prevede alcun piano di valorizzazione o retention del capitale umano.
Banco Bpm, il possibile terzo incomodo
Nel frattempo, si riaccende la pista Banco Bpm. L’istituto è già oggi azionista di Mps con una quota vicina al 9%, e la fine dell’offerta Unicredit riporta al centro lo scenario di una possibile aggregazione con Siena. L’eventuale creazione di un “super-terzo polo” bancario italiano passerebbe infatti da un’operazione a più fasi: prima l’ops Mps su Mediobanca, poi una possibile integrazione con Banco Bpm. A rafforzare questa ipotesi c’è la composizione dell’azionariato: Delfin e il gruppo Caltagirone, che insieme possiedono circa il 19% di Mediobanca, sono soci rilevanti anche di Mps, e in caso di aggregazione con Piazzetta Cuccia si ritroverebbero con circa il 27% del nuovo gruppo combinato. Lo stesso Mef, con l’11,7% di Mps, non ha mai fatto mistero della volontà di creare un terzo polo italiano per rafforzare il sistema bancario nazionale.
Principali azionisti di Mps:
| Azionista | % sul capitale |
|---|---|
| MEF – Ministero dell’Economia e delle Finanze | 11,731% |
| Gruppo Francesco Gaetano Caltagirone | 9,963% |
| Delfin S.a.r.l. | 9,866% |
| Banco Bpm S.p.A. | 8,996% |
| G.G.G. S.p.A. | 3,001% |
| Altri azionisti | 56,443% |
In uno scenario dove Caltagirone e Delfin dovessero riuscire a ostacolare la contromossa di Mediobanca su Banca Generali — e sostenere invece la linea di Lovaglio — il disegno di un polo alternativo ai big Intesa e Unicredit potrebbe prendere corpo.
Il commento dell’analista: “Il terzo polo torna d’attualità”
“La situazione del consolidamento bancario italiano rimane in evoluzione. Lo scenario del terzo polo è ritornato di attualità dopo il ritiro dell’offerta di UniCredit per Banco Bpm”, osserva via email, raggiunto da We Wealth, Nicola De Caro, Senior Vice President e Sector Lead per le istituzioni finanziarie europee di Morningstar DBRS. “Un deal Banco Bpm–Mps è una delle possibili operazioni che contribuirebbe alla realizzazione del terzo polo, e le sue chance sono aumentate dopo il ritiro di UniCredit. Tuttavia, per tale operazione bisognerà aspettare l’evoluzione dell’ops di Mps su Mediobanca”.
Con un’estate che si preannuncia incandescente e diversi nodi da sciogliere — dalla risposta di Generali alla conta finale delle adesioni — il risiko bancario italiano promette nuovi colpi di scena. E forse, per la prima volta dopo anni, un vero riassetto del sistema.

