La ripresa resta (ancora) un miraggio: oltre 73mila imprese a rischio

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A forte rischio di espulsione dal mercato oltre 73mila pmi tricolori. Atteso il varo del nuovo decreto sostegni bis, ribattezzato dal premier Draghi “imprese, lavoro, professioni”

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Mariano Bella dell’Ufficio studi Confcommercio: “Il terreno da recuperare è molto ampio e solo a partire da giugno, se confermate le tendenze in atto e le correlate riaperture, la ripresa potrà assumere intensità soddisfacente”

Secondo una recente indagine congiunta Svimez-Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere, a rischio chiusura sono 73.200 imprese a livello nazionale (pari al 15%). Una percentuale che raggiunge il 17% per i servizi

Sebbene “il progredire della campagna vaccinale, associata ai segnali di contenimento dell’epidemia” stia per “aprire l’attesa fase di ritorno alla pienezza della vita sociale e produttiva”, ancora oggi molte attività dei servizi operano a ritmi “estremamente contenuti”. Il terreno da recuperare, considerate le perdite accantonate lo scorso anno, resta ampio. E, secondo i dati dell’ultimo numero della Congiuntura Confcommercio di maggio nelle parole del direttore dell’ufficio studi della confederazione Mariano Bella, bisognerà attendere giugno affinché la ripresa possa assumere un’intensità “soddisfacente”.
Nel mese di marzo, infatti, la produzione industriale è stata caratterizzata da una sostanziale stabilità (si parla di una variazione congiunturale del -0,1%), dato in linea con una domanda interna ed estera altrettanto contenuta. Su base annua, invece, si segnala un incremento sostenuto pari al 37,4%. Quanto alle dinamiche settoriali, l’impennata verso l’alto della curva relativa a molti segmenti dei servizi (specialmente della filiera turistica) e di alcuni beni (come abbigliamento, calzature, carburanti e autovetture a privati) “sono frutto del confronto con un mese in cui la domanda era prossima allo zero”, si legge nell’analisi. Ed è proprio in questi settori che, secondo Confcommercio, si concentrano i maggiori rischi di chiusure qualora non venga data al più presto la possibilità di operare in modo meno restrittivo oltre a garantire adeguati sostegni.
Una dinamica evidenziata anche da una recente indagine congiunta Svimez-Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere, condotta su un campione di 4mila imprese manifatturiere e dei servizi con un numero di addetti compreso tra cinque e 499. Si parla infatti di un’incidenza di “imprese fragili” del 48%, vale a dire aziende che non esportano e non hanno introdotto innovazioni di prodotto, processo, organizzative o di marketing nel triennio 2017-2019, oltre a innovazioni digitali o tecnologie 4.0. A livello regionale, sono diffuse principalmente nel Mezzogiorno (pesando per il 55%) e nel Centro (50%). A seguire Nord-Ovest e Nord-Est, rispettivamente con il 46 e il 41%. Nel comparto dei servizi, tale incidenza ha superato il 50% a livello nazionale (toccando il 60% al Sud), mentre nel manifatturiero si parla del 31% (che sale al 39% nel Mezzogiorno). Sulla base di questi dati e considerando anche le attese di una mancata ripartenza delle vendite nel 2021, spiegano i ricercatori, a forte rischio di espulsione dal mercato sono 73.200 imprese a livello nazionale (pari al 15%). Una percentuale che raggiunge il 17% per i servizi e che scivola al 9% per la manifattura.

Verso il “Decreto imprese, lavoro, professioni”

È atteso intanto sul tavolo del Consiglio dei ministri il decreto sostegni bis, ribattezzato dal premier Mario Draghi come “imprese, lavoro, professioni”. Un provvedimento che potrà contare sul “tesoretto” da 40 miliardi di extra deficit approvato nel mese di aprile e che porta in dote, secondo gli ultimi incontri tecnico-politici, un impianto “in due tempi” per il nuovo giro di aiuti a fondo perduto. Si parla innanzitutto di una replica (anche in termini numerici) degli indennizzi previsti dal primo decreto sostegni, con una possibile integrazione che tenga conto delle chiusure del primo trimestre del 2021. In chiusura dell’anno, poi, potrebbe emergere la possibilità per chi lo desidera di calcolare il diritto a un ulteriore sostegno parametrato sul crollo degli utili, qualora indicasse una contrazione della redditività più profonda rispetto al semplice fatturato, rivela Il Sole 24 Ore. In cantiere anche un credito d’imposta per il settore tessile per fronteggiare l’accumulo di rimanenze di magazzino, incentivi agevolati per le imprese del settore aerospaziale, lo sblocco di misure per la ristorazione previste dalla legge di bilancio, il rifinanziamento della “Nuova Sabatini” e la proroga del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (attualmente in vigore fino al 30 giugno).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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