Cosa fare del denaro accumulato nel fondo pensione una volta raggiunti i requisiti?
È un dubbio da chiarire per tempo, perché, a differenza di un normale investimento, recuperare il denaro da un fondo pensione è soggetto a vincoli precisi.
Il primo interrogativo è se e quanto prelevare subito sotto forma di capitale, non appena maturati i requisiti (We Wealth ne ha parlato qui). Se invece si opta per la conversione in una rendita a vita, per eliminare il rischio di “vivere più a lungo dei propri soldi”, si apre un ventaglio di possibilità. Esistono diverse tipologie di rendita, ciascuna con vantaggi e svantaggi specifici, regolati dalle condizioni del singolo fondo pensione. Il punto chiave è quanto vale un capitale se convertito in una rendita periodica a vita.
La risposta è nel coefficiente di trasformazione, un valore che, moltiplicato per il capitale, determina l’importo della rendita. Questo coefficiente varia a seconda della tipologia di rendita scelta. Ad esempio, se la rendita viene erogata annualmente anziché mensilmente, il coefficiente sarà più alto, e quindi la rendita maggiore. Prendiamo ad esempio un capitale da 100.000 euro.
Fondo pensione, il calcolo della rendita vitalizia
Per calcolare la rendita è necessario ricavare dal contratto quale coefficiente viene applicato a seconda dell’età e del sesso del contraente e della tipologia di rendita. Se il coefficiente fosse 0,04, la rendita sarebbe di 4000 euro all’anno.
Quanto viene tassata questa rendita? Come il riscatto del capitale dal fondo pensione, l’aliquota varia dal 15% al 9%, scendendo progressivamente a seconda degli anni di adesione alla previdenza integrativa (anche se strada facendo i soldi sono stati trasferiti da un fondo all’altro).
Vediamo le principali tipologie di rendita con relativi pro e contro.
1. Rendita vitalizia “pura”
La rendita viene pagata all’aderente finché è in vita, senza reversibilità per altri beneficiari. Di norma, il capitale viene interamente recuperato se si vive un numero di anni in linea con l’aspettativa di vita. Se si supera tale soglia, si riceve più di quanto accantonato; al contrario, in caso di decesso precoce, il capitale non riscattato viene perso.
- Vantaggi: coefficiente di trasformazione massimo, quindi la rendita più alta possibile.
- Svantaggi: in caso di morte precoce, il capitale non viene trasferito agli eredi.
- Quando sceglierla: per chi ha redditi pensionistici di base molto bassi e necessita della massima integrazione possibile; per chi non ha eredi.
2. Rendita reversibile
Viene pagata all’aderente finché è in vita e, successivamente, al beneficiario designato (es. coniuge superstite), per tutta la durata della sua vita.
- Vantaggi: garantisce un reddito anche a una persona cara dopo il decesso.
- Svantaggi: la rendita iniziale sarà inferiore rispetto alla vitalizia pura, tendenzialmente è l’opzione che più riduce la rendita.
- Quando sceglierla: se si desidera garantire una continuità economica a un familiare.
3. Rendita certa per un periodo prestabilito
La rendita viene pagata per un numero minimo di anni anche in caso di morte dell’aderente. Se il titolare sopravvive al termine stabilito, la rendita diventa vitalizia.
- Vantaggi: assicura che una parte del capitale venga comunque erogata per un periodo minimo.
- Svantaggi: il coefficiente di trasformazione è più basso, quindi la rendita sarà inferiore rispetto a una vitalizia pura.
- Quando sceglierla: se si vuole garantire un minimo di rendita agli eredi senza ridurre troppo l’importo iniziale.
4. Rendita controassicurata
Viene pagata all’aderente finché è in vita e, in caso di decesso, il capitale residuo viene versato al beneficiario designato.
- Vantaggi: garantisce che il capitale non venga perso in caso di morte precoce.
- Svantaggi: comporta una riduzione ulteriore della rendita periodica.
- Quando sceglierla: se non si ha necessità di massimizzare la rendita ma si vuole tutelare il capitale per gli eredi.
Una volta esplorate queste opzioni, è chiaro che per decidere bene occorre sapere esattamente quanto si pagano le garanzie che portano, ad esempio una rendita pura a diventare rendita reversibile. Per avere un ordine di grandezza, il fondo Priamo, uno dei maggiori fondi pensione negoziali, stima che una rendita vitalizia pura da 4.099 euro scenderebbe a soli 2.487 se si prevede di renderla reversibile a un’altra persona. Insomma è una garanzia che costa una decurtazione vicina al 40%.
Meglio una rendita vitalizia o un portafoglio obbligazionario?
Uno dei limiti delle rendite vitalizie è che i coefficienti di trasformazione non sono particolarmente generosi. Inoltre, più tardi si va in pensione, maggiore sarà la rendita calcolata sul capitale accumulato.
A confronto con un ritiro totale del capitale e un suo semplice mantenimento in conto corrente (ipotesi estrema in cui il denaro non lavora), la rendita vitalizia ha il vantaggio di rivalutarsi periodicamente, almeno in parte, con il costo della vita, e di non esaurirsi mai. Tuttavia, la sua rigidità è un limite: se non si vive abbastanza a lungo, si rischia di perdere una parte del capitale, problema rilevante per chi ha eredi.
Per questo motivo, molti scelgono di riscattare il capitale e costruire una rendita con obbligazioni a basso rischio. Quando conviene questa strategia?
- Se i rendimenti obbligazionari sono elevati, una rendita vitalizia (anche controassicurata) risulterà meno conveniente come remunerazione in vita. Va considerato, inoltre, che le cedole pagate dalle obbligaioni non erodono il capitale, che viene ereditato interamente. Una rendita vitalizia controassicurata riduce piano piano il capitale, proprio come se si togliesse un pezzo alla volta denaro dal salvadanaio. Alla fine un genitore longevo lascerebbe molta meno eredità rispetto alla soluzione obbligazionaria.
- Se serve flessibilità, una rendita costruita con i bond consente di vendere titoli per ottenere liquidità in caso di necessità, mentre con una rendita vitalizia non si può cambiare idea.
Lo svantaggio della costruzione di una rendita tramite bond? Va fatta con cura, se necessario da un professionista che valuta il giusto livello di rischio, mentre la rendita del fondo pensione non richiede competenze particolari.
Se, alla fine, si decide di procedere con la richiesta di una rendita, meglio prepararsi in anticipo: grazie alla trasferibilità dei capitali da un fondo pensione all’altro, è possibile portare il denaro dal fondo che risultava il migliore per accumulare capitale, a quello che offre le condizioni di rendita più vantaggiose. Basta pensarci prima di maturare i requisiti per il pensionamento.

