La previdenza complementare è diventata una priorità strategica per la sostenibilità del welfare pubblico, ma la conoscenza dei fondi pensione resta molto limitata. Solo il 28,9% dei lavoratori dichiara di conoscere bene la previdenza complementare e il 57,6% a grandi linee; ma quando si passa dalla percezione alla verifica, solo il 17% risponde correttamente a quattro semplici domande vero/falso sui suoi meccanismi di base. Eppure, secondo quanto calcolato dalla Covip nella sua ultima relazione, è già il 39,9% della forza lavoro a risultare iscritto alla previdenza complementare (nettamente più alto alla quota di chi la padroneggia davvero).
Il dato non va letto come una buona notizia che compensa la scarsa conoscenza, ma piuttosto come il segnale di un potenziale ancora largamente inespresso: se quasi 4 lavoratori su 10 hanno già aderito partendo da una base conoscitiva così debole, è plausibile che bastino pochi interventi di alfabetizzazione previdenziale per spingere l’adesione molto più in alto. A confermarlo sono le stesse motivazioni di chi ha già aderito: il 57,3% lo ha fatto per i vantaggi fiscali e il 50,8% per mantenere il tenore di vita, ossia ragioni di convenienza immediata, più che il frutto di una valutazione tecnica approfondita degli strumenti.
Anche il giudizio sull’utilità della previdenza complementare appare diffuso più che informato: il 76,1% dei lavoratori che dichiara di conoscerla ritiene che possa aiutare a mantenere o migliorare il tenore di vita da pensionato, e il 69,9% la considera utile anche per realizzare progetti personali, non solo per integrare la pensione. Ma, all’atto pratico, sono soprattutto i vantaggi fiscali a motivare la scelta di chi ha già aderito (57,3%), prima ancora del mantenimento del tenore di vita (50,8%).
Assogestioni: sulla previdenza serve collaborazione pubblico-privato
La sfida, per Assogestioni, è contribuire a una maggiore conoscenza per fornire un nuovo slancio agli strumenti di previdenza integrativa, con la convinzione che una maggiore consapevolezza sulle caratteristiche possa fare la differenza. “Assogestioni è impegnata da anni nel promuovere una cultura previdenziale più diffusa e nel contribuire, attraverso il dialogo con istituzioni, Autorità e operatori, alla costruzione di un secondo pilastro più solido e accessibile”, ha dichiarato Maria Luisa Gota, Presidente di Assogestioni: “La riforma della previdenza complementare rappresenta un passaggio importante, ma deve essere letta come l’inizio di un percorso più ampio. Per questo l’Associazione sta riflettendo anche su nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato, capaci di avvicinare le persone alla previdenza fin dall’inizio della vita”.
Per il momento, chi non ha ancora fatto ricorso al fondo pensione, nel 45% dei casi, dichiara di avere altre priorità in questo momento e di rimandare la scelta previdenziale. C’è poi una larga sfiducia verso la pianificazione previdenziale: il 51,3% ritiene che non abbia senso pianificare la pensione, perché le regole cambiano troppo di frequente. E proprio l’ultima riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (quella che introduce l’iscrizione automatica alla previdenza complementare, salvo rinuncia) resta sconosciuta al 72,8% dei lavoratori.
Eppure, la consapevolezza dei problemi cui la previdenza complementare prova a dare una risposta sembra esserci: il 76,6% del campione pensa che l’innalzamento dell’età pensionabile non basterà a garantire pensioni adeguate e l’80,3% crede che i giovani non avranno una pensione dignitosa.
Previdenza complementare: il contributo dell’AI e della consulenza
Allora, come se ne esce? Una prima buona notizia è che la disponibilità ad aderire, da parte di chi non l’ha ancora fatto, è piuttosto elevata: il 73,5% non esclude di farlo in futuro, anche se oltre la metà dei lavoratori dichiara di avere bisogno di tempo per capire come funziona, e il 22,2% si dice frenato dalla complessità della procedura.
Consulenza finanziaria e intelligenza artificiale possono essere di grande aiuto per accompagnare quella fetta di lavoratori cui non manca la volontà, ma la chiarezza e la conoscenza. Il 42,8% degli intervistati userebbe un’IA basata su dati certificati per capire meglio la previdenza complementare e il 55,9% apprezzerebbe l’affiancamento di un consulente esperto. Oltre la metà dei lavoratori “probabilmente” si iscriverebbe se supportato da un consulente di fiducia.
Non ci sono bacchette magiche, ma Censis e Assogestioni suggeriscono due soluzioni subito attivabili. La prima: “valorizzare le opportunità offerte dall’IA”, per “diffondere più velocemente le informazioni sulla previdenza complementare e renderle al contempo più chiare, semplici e personalizzate, purché fondate su una base dati certificata”. La seconda: “potenziare l’intervento della consulenza”: è nella relazione di fiducia con i consulenti che, secondo il rapporto, “si potranno scongelare le diffidenze dei lavoratori verso la previdenza complementare”.

