Il contesto economico attuale è segnato da un’apparente contraddizione: da una parte le sfide geopolitiche, dall’altra una crescita che, seppur non brillante, è resiliente. Quali sono dunque le mosse per un portafoglio che guarda al medio-lungo periodo? La lettura di BNP Paribas Asset Management.
2026 e contraddizioni: cauto ottimismo da parte degli investitori
L’anno in corso è caratterizzato da un cauto ottimismo da parte degli investitori. “Cauto” perché è l’anno in cui la geopolitica torna a essere una variabile di prezzo – come dimostra l’impennata del petrolio di oltre il 7% in una sola seduta dopo l’annuncio della fine del cessate il fuoco tra Usa e Iran. Ma ancheperché ci ricorda che i temi strutturali non sono immuni da fasi di repricing tattico – come dimostra la recente correzione nel comparto dei semiconduttori, con l’ETF di riferimento del settore che è arrivato a trattare a livelli inferiori del 12% rispetto ai massimi recenti.
E, non da ultimo, “cauto” per i timori di una bolla speculativa simile a quella delle dotcom, a fronte delle ingenti spese in infrastrutture di data center e cloud da parte degli hyperscaler.
“Ottimismo” perché, nonostante le tensioni, i mercati sviluppati continuano a muoversi su valutazioni storicamente elevate, sostenuti da utili societari solidi e da un ciclo tecnologico che molti osservatori definiscono trasformativo.
AI e credito: driver di crescita
Sul piano azionario, i mercati continuano a premiare la promessa di produttività futura più della sua verifica contabile immediata. Allo stesso tempo, si sta verificando una progressiva estensione verso l’infrastruttura fisica: settori tradizionalmente considerati “value” – utility, materiali, industria pesante – appaiono come beneficiari indiretti della rivoluzione AI.
Sul fronte del credito, la domanda di capitale in forte crescita, soprattutto per finanziare le infrastrutture dell’AI, sta sostenendo una forte attività sul mercato. Inoltre, la solidità dei fondamentali non esime dalla necessità di una due diligence rigorosa sui rischi idiosincratici.
Infine, non va trascurato il mercato del debito emergente, che si avvia verso il terzo anno consecutivo di rendimenti elevati, confermando la sua capacità di resilienza in scenari complessi.
Diversificazione: strategia di portafoglio, non mera prudenza generica
L’attuale contesto richiama l’atmosfera della seconda metà degli anni ’90: un’espansione fiscale persistente, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone, accompagnata da una rivoluzione tecnologica che ridisegna le catene del valore. Questo paragone, però, non va letto tanto come un tentativo di anticipare la rottura, quanto come un richiamo alla disciplina, con “diversificazione” che rimane la parola chiave.
La diversificazione si traduce nel mantenere sia un’esposizione strutturale al tema tecnologico, sia protezioni credibili contro shock geopolitici ed energetici. Ma non solo: è importante anche sul piano geografico e valutario, per valorizzare sia le opportunità europee sia la resilienza ormai consolidata del debito dei mercati emergenti.
Nella complessità in cui ci troviamo oggi, si può cogliere pienamente il valore della diversificazione non come mera prudenza generica, ma come strategia di medio-lungo periodo.

