«Viviamo anni di grandi opportunità, ma anche di grande incertezza», ha esordito Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, aprendo l’assemblea annuale dei fondi pensione negoziali, svoltasi il 7 maggio a Roma. Al centro del confronto, il ruolo strategico della previdenza complementare in un contesto segnato da turbolenze geopolitiche, sfide digitali e un trend demografico ormai irreversibile.
Il secondo pilastro raccoglie oggi l’adesione di quasi 10 milioni di lavoratori, con 4,2 milioni di posizioni attive e un patrimonio pari a 75 miliardi di euro, il 35% del totale della previdenza complementare italiana. «I rendimenti netti del 2024 sono stati del 6%, contro l’1,9% della rivalutazione del TFR», ha ricordato Maggi, sottolineando la convenienza della scelta previdenziale anche in contesti di mercato complessi. E ha aggiunto: «Sui costi non ci batte nessuno».
Ma la vera posta in gioco riguarda il futuro. A partire dal tema chiave dell’assemblea: come garantire sostenibilità e adeguatezza del sistema in un’Italia che invecchia rapidamente. «Oggi abbiamo più di 5 milioni di ultraottantenni – ha detto Maggi – e il primo pilastro, basato sulla ripartizione, rischia squilibri crescenti in molte regioni». Da qui la necessità di rafforzare la previdenza integrativa, anche come leva per investimenti nell’economia reale: 3,5 miliardi in cinque anni da parte dei fondi negoziali, in partnership con Cassa Depositi e Prestiti.
Sul fronte normativo, l’assemblea ha evidenziato l’urgenza di una revisione fiscale, accompagnata da proposte operative come l’adozione di strategie life cycle, la possibilità di riscossione flessibile tra capitale e rendita, e l’introduzione del “pension tracking system”.
A portare il punto di vista istituzionale e tecnico sono intervenuti, nella prima parte della mattinata, Santo Biondo (UIL), Marco Mingrone (Alleanza delle Cooperative), Lucia Anselmi (Covip) e Mauro Nori (Ministero del Lavoro). Nella seconda parte, dedicata ai nuovi scenari, sono intervenuti Alessio Butti (Presidenza del Consiglio), Fabiano Finamore (Microsoft), Anita Bhatia (già vice executive di UN Women), Dario Fabbri (Domino) e Lukas Müller-Brunner (associazione fondi pensione svizzeri).
Proprio da Müller-Brunner è arrivato lo spunto comparato: «In Svizzera il secondo pilastro è obbligatorio e ogni lavoratore può scegliere tra pensione e capitale o una combinazione. La flessibilità è uno dei punti di forza del sistema».
Di futuro ha parlato anche il sottosegretario Alessio Butti, delineando i nuovi scenari di un welfare digitale: «Arriveremo a una certificazione previdenziale digitale tramite blockchain. Ma serve garantire la qualità del dato e la supervisione umana». L’intelligenza artificiale, ha aggiunto, sarà in grado di gestire portafogli previdenziali personalizzati in autonomia: «Il governo lavora a modelli trasparenti, perché la tecnologia deve diventare un provider di fiducia».
Sul piano geopolitico, Anita Bhatia ha evidenziato l’urgenza per l’Europa di investire in produttività, attrazione di talenti e infrastrutture, per rafforzare il proprio ruolo nella competizione globale. Mentre Dario Fabbri ha offerto una lettura realista delle tensioni internazionali: «Quella tra Stati Uniti e Cina non è solo una guerra commerciale, ma uno scontro tra imperi. In Europa continuiamo a pensare che il mondo si domini con l’economia. Ma non è così».
Nel suo intervento conclusivo, Maggi ha richiamato il valore del confronto tra attori pubblici e privati per ridisegnare un modello previdenziale solido e sostenibile. «Non possiamo limitarci a gestire il cambiamento. Dobbiamo governarlo».
