Orologi e anomalie d'asta: ritorno a Ginevra

Alfredo Paramico
Alfredo Paramico
20.12.2021
Tempo di lettura: 3'
Nel corso dell'appuntamento di Ginevra, quattro dei cinque orologi più costosi tra quelli battuti sono firmati da Dufour e F.P. Journe. Nella top five entra anche un Patek Philippe, con uno strepitoso 2499 della prima serie. Sorprendono la rumorosa assenza di Rolex e l'Omega Speedmaster pagato dieci volte il suo valore da un misterioso collezionista cinese
Eccoci come di consueto dopo la sessione delle aste autunnali ginevrine a commentarne i risultati cercando di individuare trends, conferme, delusioni e talvolta significati…

Cominciamo con il dire che l'asta Phillips è stata in assoluto l'asta più ricca della storia con circa 75 milioni di venduto. È una cifra davvero sensazionale che va al di là anche della più rosea aspettativa.
Guardando la classifica degli orologi che hanno spuntato i prezzi più alti immediatamente salta all'occhio che non c'è nessun Rolex tra i primi 10! Credo che non sia mai accaduto da quando seguo il mondo delle aste (successo a maggio 2021, ndr)… È opportuno però quanto meno cercare di individuare alcune cause di questo inaspettato (ma forse neanche cosi inaspettato) risultato, anche solo per non incorrere nell'imperdonabile errore di pensare a Rolex come un fenomeno calante

Non dimentichiamo che solo un mese fa la Monaco Legend Group ha battuto un Ovettone ref. 6105 in condizioni NOS (New Old Stock) a circa 350.000 dollari. Da mesi si parla di Indipendenti ed anche noi abbiamo toccato il tema su queste stesse pagine.
È un dato di fatto che veri e propri capolavori della metà degli anni '90 ed in avanti siano oggi una sorta di “nuovo vintage”. Certo impressionano i circa cinque milioni per un Dufour “Grande Sonnerie” ma non va dimenticato che solo tre mesi fa un altro identico esemplare è stato venduto privatamente (e quindi non verificabile) per sette milioni.

aste orologi ginevra
Philippe Dufour, Grande et Petite Sonnerie #1, primo classificato fra gli orologi in asta da Phillips a Ginevra lo scorso novembre 2021. 5,2 milioni di dollari

Dufour ha sempre avuto una produzione di eccellente qualità ed estremamente ridotta. I suoi orologi hanno sempre avuto un mercato solido fatto da connoisseurs che ne hanno sempre apprezzato le capacità tecniche oltre alle linee molto morbide e classiche.

Più o meno allo stesso modo si può giustificare il fenomeno F.P. Journe. Linee e design certamente innovative unite ad una meccanica di altissimo livello.

Il secondo classificato fra gli orologi in asta a Ginevra lo scorso novembre 2021 da Phillips
Il secondo classificato, con 4,2 milioni di dollari
Ben quattro orologi tra i primi cinque riguardano questi due brand… Solo Patek Philippe, con uno strepitoso 2499 della prima serie, commercializzato da Serpico Y Laino, con uno stupendo bracciale ed in condizioni davvero eccellenti, è riuscita ad intromettersi in questa speciale classifica.


Patek Philippe 2499 Serpico Y Laino, uno dei lotti più attesi fra gli orologi andati in asta da Phillips a Ginevra nel novembre 2021. 3,8 milioni di dollari

Non sorprende il risultato di un altro innegabile fenomeno dell'orologeria moderna, Richard Mille, che con il suo ricercatissimo RM 27-04 Nadal con circa due milioni occupa la posizione numero 9.


Richard Mille, 1,8 milioni di dollari. Presente in top ten al numero 9

A mio avviso il risultato più eclatante in assoluto è stato l'Omega Speedmaster ref. 2915 quadrante tropical. L'esorbitante cifra sborsata da un fantomatico collezionista cinese non ha nessuno tipo di spiegazione logica. È circa 10 volte il suo reale valore di mercato.


Omega Speedmaster "Tropical Broad Arrow". 3,4 milioni di dollari

Personalmente ritengo che questi risultati non giovino al mercato, qualunque tipo di asset deve in qualche modo relazionarsi al mercato. Un Omega con quelle caratteristiche a quel prezzo è al di fuori di qualsiasi logica di mercato e pone interrogativi molto seri.

Non è assolutamente concepibile (né accettabile) che possa aver ottenuto un risultato di molto superiore a due icone della storia dell'orologeria svizzera, vale a dire il rarissimo 2497 in oro bianco e la celeberrima ref. 2499 seconda serie.

Ecco che poi subito dopo si posiziona Rolex con un bellissimo 6062 in acciaio con quadrante perfettamente ed omogeneamente invecchiato dal fascino ineguagliabile…

Ci sono alcune considerazioni da fare, che in qualche modo sono la conferma di opinioni espresse quando abbiamo affrontato il tema del fenomeno Richard Mille e degli Indipendenti… I gusti stanno cambiando, e credo sia lecito nonché ovvio. I gusti cambiano nella moda, nel modo di arredare la propria casa, nel lifestyle, nell'arte…

Senza alcun dubbio possiamo dire che le nuove generazioni, per intenderci quelle che stanno muovendo e che muoveranno il mercato per i prossimi venti anni, oggi prediligono orologi dal design più contemporaneo, frutto anche di scelte tecniche e di materiali all'avanguardia.

Il collezionismo “storico” Patek Philippe ed anche Rolex in qualche modo ne risente, non perché si sia perso l'interesse, ma perché per incontrare il gusto dei nuovi collezionisti devono avere delle caratteristiche talmente uniche da rappresentare dei veri e propri unicorni.

Certo che se ci fosse sul mercato un Patek (o anche un Rolex) degli anni 50 in condizioni da concorso, inedito, dalla provenienza ineccepibile ed indiscutibile, quasi certamente staremmo a parlare di record del mondo…

La prova l'abbiamo (o forse sarebbe meglio dire l'avremo) con il clamoroso Patek Philippe 1518 in oro rosa con il quadrante rosa, con la sua scatola, la sua garanzia, proveniente dalla Famiglia Reale egiziana, che andrà all'incanto presso Sotheby's a New York il giorno 9 dicembre* prossimo. In quell'occasione capiremo il reale stato di salute del collezionismo “classico” cosi come lo abbiamo inteso negli ultimi 20 anni.

Il rischio è che la ricerca cosi spasmodica ed ossessiva della qualità divida il mercato in due parti. La prima, minuscola, di pochissimi orologi ancora inediti dal valore enorme e la seconda, costituita dalla stragrande maggioranza di orologi con uno stato conservativo di livello più basso, che fatica a trovare compratori anche a livelli molto più modesti.

Tornando al Rolex 6105 venduto dalla Monaco Legend Group, il suo stato di conservazione assolutamente sensazionale ha prodotto un risultato dieci volte maggiore di un medesimo orologio in condizioni non cosi eclatanti… Per finire si conferma più forte che mai il mercato degli Audemars Piguet Royal Oak perpetuali. La domanda è in crescita esponenziale mentre ci stiamo accorgendo che le produzioni non sono poi state cosi copiose… L'asta monotematica (già annunciata) di Phillips che avrà luogo nel 2022 sarà di sicuro un altro evento indimenticabile come lo fu Daytona Lesson One. Non ci resta che aspettare…
*L'articolo è stato scritto e pubblicato sul magazine n. 41 di We Wealth prima di questa data
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Napoletano, master in econometria alla Bocconi, ha lavorato per 25 anni come investment banker, a Londra, prima di trasferirsi a Miami per dedicarsi alla sua passione, gli orologi da collezione. Oggi lavora come consulente e dealer attraverso la A. Watches Llc, società da lui fondata e diretta. Ha collezionato alcuni degli orologi più importanti della storia dell’orologeria con un’enfasi particolare sui Patek Philippe dagli anni ‘30 agli anni ’50.

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