Orologi, una passione senza tempo per Davide Parmegiani

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Per Davide Parmegiani, fondatore della casa d’aste Monaco Legend Group, gli orologi di lusso sono un pleasure asset che non conosce crisi. I dati sulle vendite del 2020 lo dimostrano. Oggi il mercato più fiorente è l’Asia. Ma anche in Europa e in Italia il collezionismo gode di ottima salute

Scriveva Jean Baudrillard (1968, Le système des objects): “La collezione vera si innalza verso la cultura: essa guarda agli oggetti differenziati che spesso hanno valore di scambio, che sono anche oggetti commerciali, facenti parte dei rituali sociali, e da esibire; forse sono anche fonte di profitto. Questi oggetti sono forniti di progetti. Senza cessare di rimandarsi gli uni agli altri, includono nel loro gioco l’esteriorità sociale e le relazioni umane”. Nel caso di Davide Parmegiani, fondatore della casa d’aste Monaco Legend Group, la prima relazione umana legata al collezionismo si deve a suo padre.
Avevo circa 7-8 anni quando mio padre – mercante di gioielli d’epoca – mi donava di tanto in tanto qualche piccolo orologio comprato ai mercatini per arricchire la mia piccola collezione. Gli orologi erano già la mia più grande passione: da che ne ho avuto contezza, ne sono sempre rimasto profondamente colpito e affascinato. Poi, dopo i 20 anni, ho potuto trasformare questo mio amore in professione”. Come dimostrano i dati di vendita anche di questo anno e mezzo ‘pandemico’, quella degli orologi di lusso è un’asset class che non conosce crisi. Anzi: l’indice dei prezzi degli orologi vintage è aumentato del 5% nel 2020 e dell’89% nelle proiezioni a 10 anni (dati Knight Frank Wealth Report 2021).

Orologi, una passione senza tempo per Davide Parmegiani

Courtesy Davide Parmegiani

L’orologio è il primo status symbol cui guardano le ricchezze antiche e nuove: si pensi al fiorente mercato dell’Asia orientale, Cina in primis. Qui, la domanda di segnatempo d’alta gamma è cresciuta del 17,1% fra gennaio e novembre 2020 e i grandi orologi sono stati la ‘pleasure’ asset class che ha superato in termini di vendite tutte le altre (arte, vini, gioielli, auto d’epoca, monete antiche). E si tratta di nuovi collezionisti. Partendo da zero allora, come si costruisce una propria collezione? «La cosa più importante è seguire il proprio gusto. Non bisogna mai acquistare un bene solo perché ci è stato consigliato: è il nostro personale piacere a dover guidarne la scelta. Vi sono acquirenti che sono per esempio colpiti più dal design e dalle forme, altri che non si sottraggono al fascino delle complicazioni tecniche. Vi è poi chi predilige la varietà metalli. Ma, in ogni caso, il comune denominatore del collezionismo è solo uno: il gusto personale».

E gli appassionati europei sono destinati a soccombere a quelli asiatici? «No. Il collezionismo del Vecchio Continente – e in particolare modo quello italianosopravvivrà sempre a qualsiasi tempesta economica o alle nuove ascese di fortune. L’arte e la cura di tramandarsi gli oggetti di famiglia è sicuramente mitteleuropea. E in particolar modo gli italiani sono sempre stati custodi di questa cultura della tradizione e della trasmissione di bellezza. In generale, l’Europa ha da sempre accumulato con frenesia e un pizzico di avidità tutto ciò che di più squisitamente bello hanno prodotto gli ultimi secoli di storia. Dall’arte e i gioielli per poi arrivare a prodotti relativamente più recenti della maestria umana, come le auto, e appunto, i segnatempo. Da questo punto di vista l’Asia, seppur ricchissima, ha sempre e solo seguito le nostre orme, anche nella moda”.

Omega in acciaio CK2077, cronografo tasti a pompa, quadrante argente?, anni ’40. Courtesy Davide Parmegiani

In che fase è il collezionismo attuale? “Se potessimo rapportarlo alla vita dell’uomo, direi che siamo nel pieno dei suoi ’40 anni’: ha già fatto le sue esperienze e le sue scelte, ma è nel pieno delle sue forze e guarda avanti certo di aver intrapreso la strada giusta, conscio dl fatto che il mondo del collezionismo di orologi ha ancora parecchio da offrire a chi non ha paura di sfoggiare con la stessa disinvoltura ed eleganza sia un Cartier Tank degli anni 30′ che un avveniristico ed esuberante Richard Mille”.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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