Grinling Gibbons, il Michelangelo dell'intaglio in legno

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Sandra Romito
18.1.2022
Tempo di lettura: 3'
Alla scoperta di uno straordinario artista che per abilità e filosofia del gesto può essere paragonato all’autore per eccellenza del David e della Pietà

Le festività natalizie appena trascorse mi hanno fatto pensare a Grinling Gibbons e ai suoi festoni, un fenomeno che credo sia stato tutto britannico. Nato a Rotterdam da genitori inglesi, si spostò ancora giovane in Inghilterra, intorno al 1667: a Londra venne apparentemente notato da John Evelyn, mentre stava copiando – scolpendola su legno – una Crocifissione di Tintoretto. Evelyn, raffinato viaggiatore, uomo di cultura e legato alla corte di Charles II, lo presentò all’architetto del momento, Sir Christopher Wren, e di lì la sua carriera prese il volo. Sono anni di grande ricostruzione a Londra, devastata dall’incendio del 1666, e di grande attività artistica: Gibbons ne fu al centro.In realtà il mio primo incontro “cosciente” con Grinling Gibbons e’ stato alla Galleria Estense di Modena, dove uno splendido altorilievo in legno di tiglio è tornato visibile dopo un necessario restauro una decina di anni fa. Si tratta di una delle poche opere autonome dell’artista, ovverosia non legata ad un contesto architettonico, e raffigura un Memento mori, a ricordo della morte di Charles II avvenuta nel 1685, in tutta probabilità commissionato da Maria Beatrice d’Este, sposa di James, Duca di York e fratello del re.


Grinling Gibbons, Memento mori, Modena, Galleria Estense, 1685, 120 x 175 cm
Grinling Gibbons, Memento mori, Modena, Galleria Estense, 1685, 120 x 175 cm.


Un secondo pannello sempre autonomo è a Palazzo Pitti, a Firenze, dono di Charles II a Cosimo III de’ Medici, Granduca di Toscana. Ancora una volta ci si trova davanti ad un’opera d’arte e non di artigianato: Gibbons porta in tre dimensioni sofisticate nature morte di spirito olandese, riempiendo la composizione tanto di simbologie quanto di puri elementi decorativi.Un secondo pannello sempre autonomo è a Palazzo Pitti, a Firenze, dono di Charles II a Cosimo III de’ Medici, Granduca di Toscana. Ancora una volta ci si trova davanti ad un’opera d’arte e non di artigianato: Gibbons porta in tre dimensioni sofisticate nature morte di spirito olandese, riempiendo la composizione tanto di simbologie quanto di puri elementi decorativi.


 Grinling Gibbons, Allegoria dell’amicizia tra Cosimo III e Charles II, 1682, Firenze,  Palazzo Pitti, 139 x 105 cm.
Grinling Gibbons, Allegoria dell’amicizia tra Cosimo III e Charles II, 1682, Firenze, Palazzo Pitti, 139 x 105 cm


Due rarissime opere eseguite al di fuori dello schema decorativo di uno spazio preciso, entrambe in Italia, entrambe nel luogo dove furono inviate nel Seicento. 

Poco dopo la sua “scoperta”, Gibbons venne letteralmente coperto di commissioni e si occupò con i suoi numerosissimi aiutanti della decorazione delle più importanti imprese architettoniche dell’epoca, dalle residenze reali, a quelle della più alta aristocrazia, al coro di St Paul a Londra. Lasciando il legno di tiglio del suo colore naturale, e usando spesso legno di quercia come sfondo, i suoi interventi raggiungono livelli di profondità mai visti prima, rimanendo tuttavia leggeri e ariosi.

In qualsiasi parte di Londra ci si trovi, si può ammirare un suo intaglio. Ne consiglio tre, in quartieri che di solito si frequentano quando si viene per qualche giorno.

Quello a cui sono più affezionata e’ il dossale nella chiesa di St James’s tra Piccadilly e Jermyn Street, i.e. dove sempre si passa quando si va a Londra. Progettata e costruita da Sir Christopher Wren tra il 1672 e il 1684, la chiesa è un’istituzione amatissima in quartiere: vivace per cura pastorale, spesso ci sono concerti durante il giorno ed e’ un’oasi di pace nella frenesia di Piccadilly. Il dossale si presenta come dovrebbe essere, cosa non scontata dopo tre secoli e mezzo di polvere e vernici: chiaro su base scura, vibra con la luce che entra dalle grandi finestre laterali. L’esecuzione e l’installazione sono miracolosi, e la fragranza dei dettagli straordinaria: si capisce perché Gibbons e’ spesso chiamato il Michelangelo dell’intaglio in legno. Sono andata a rivederlo prima di Natale, e la festa che faceva tra due pini decorati era imbattibile.


St James’s, Piccadilly, Londra

St James’s, Piccadilly, Londra

St James’s, Piccadilly, Londra

Il secondo è nella City: chi non porta figli e nipoti a vedere la Torre di Londra? Accanto c’è una chiesa, non grande, sopravvissuta all’incendio del 1666 ma ricostruita in buona parte dopo una orribile bomba della seconda guerra mondiale. Fondata sembra già nell’anno 675, All Hallows by the Tower conserva una copertura di fonte battesimale intagliata da Grinling Gibbons, donata nel 1682 da certo James Foyle, e tuttora in uso. Putti a tutto tondo giocano con fiori, spighe, pigne e foglie d’acanto, con la leggerezza che già si è vista a St James’s.


 All Hallows by the Tower, Londra
All Hallows by the Tower, Londra


Il terzo è se siete a passeggio a Kensington Gardens: l’Orangery di Kensington Palace costruita per volere della regina Anna nel 1704 e concepita più per ricevere che come serra invernale, è il posto dove andare per un tè, ma non subito e non so quando perché anche i guardiani non lo sanno: tra due mesi? tra due anni? Un restauro recente ha ridato vita alle ghirlande sopra gli archi e ha permesso uno studio più profondo delle stesse: siamo in un momento importante della carriera di Gibbons, che passa dall’intaglio in legno – ormai fuori moda - alla scultura vera e propria di statue e monumenti funerari. Stranamente di due legni diversi, pino e tiglio, sembra che questi festoni fossero stati poi dipinti per renderli simili alla pietra: questo spiegherebbe perché hanno un aspetto meno raffinato, più ruvido rispetto a quelli eseguiti nei decenni precedenti.


 Kensington Palace, Orangery, Londra (immagini prese dal sito di Kensington Palace)

Kensington Palace, Orangery, Londra (immagini prese dal sito di Kensington Palace)


Forse la più famosa opera di Gibbons rimane la cravatta che simula pizzo veneziano, al Victoria & Albert Museum. Era nella prestigiosa collezione di Horace Walpole nel Settecento, e pare che il grande esteta l’abbia indossata per scherzare con i suoi ospiti a Strawberry Hill, il suo adorato castellotto neogotico a Twickenham, a sud-ovest di Londra. 

Grinling Gibbons, Cravatta, Victoria & Albert Museum, Londra

Grinling Gibbons, Cravatta, Victoria & Albert Museum, Londra


Bellissimo virtuosismo, splendida da vedere in un contesto museale, come pure lo sono i pannelli di Modena e Firenze... altrimenti le opere di Gibbons vanno viste nella loro collocazione architettonica originale, al di fuori della quale è come se perdessero significato. Non ho ricordi di aver visto nulla degno di nota sul mercato, forse proprio per questo, ma se una di queste tre opere “autonome” raggiungesse il rostro di una casa d’aste credo che il risultato sarebbe a dir poco straordinario.


Queste sono solo piccole gemme cittadine in confronto a Hampton Court Palace o Pethworth House, dove si può ammirare Gibbons in tutto il suo fulgore.



Grinling Gibbons, Carved Room, Pethworth House, Sussex
Grinling Gibbons, Carved Room, Pethworth House, Sussex


Post Scriptum

A St James’s anche il fonte battesimale in marmo è scolpito da Grinling Gibbons – la copertura è perduta -  come pure la cassa d’organo. A All Hallows, nella navata sinistra in alto c’è il monumento funerario del mercante bergamasco Girolamo Benaglio, che abitava non lontano e morì nel 1583: non posso non pensare a Giovanni Battista Moroni, anche se si è a Londra, e ai ritratti dei suoi compatrioti che hanno lo stesso viso. 


 All Hallows by the Tower, Londra, Monumento funerario di Girolamo Benaglio

All Hallows by the Tower, Londra, Monumento funerario di Girolamo Benaglio

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Con l’idea che non avrebbe guardato a nulla dopo Giotto, Sandra è stata una convintissima e feroce medievista nei suoi vent’anni: ora guarda tutto e le piace tutto, dal manoscritto miniato al gioiello d’artista. Ha lavorato per più di venti anni nel dipartimento di dipinti antichi alla Christie’s di Londra, dove ancora collabora quotidianamente come consulente, accompagnando i dipinti da collezione a collezione, con la stessa emozione del primo giorno. Un debole ovviamente rimane per la pittura italiana, soprattutto di alta epoca.

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