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BSA Thunderbolt, la moto folgore del dio inglese | WeWealth

BSA Thunderbolt, la folgore del dio inglese

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
19.10.2023
Tempo di lettura: 3'
Veloce come un fulmine, frastornante come un tuono. In una parola Thunderbolt: una saetta a due ruote che rievoca quella degli dei nordici ma che è orgogliosamente Made in England

BSA: Birmingham Small Arms: Thunderbolt: fulmine e insieme tuono. Mestiere: correre. Nell’Olimpo delle due ruote non si può non citare Lei, la Thunderbolt, una tra le tante gemme prodotte dalla BSA, storica casa motociclistica britannica di domicilio a Birmingham, la città della seconda rivoluzione industriale.

Le origini della moto BSA 

E proprio agli albori della seconda rivoluzione industriale bisogna tornare per ricercare la genesi della BSA. Correva infatti l’anno 1861 quando a Birmingham, un gruppo di imprenditori, tra cui Lionel Lukin, Charles Edward Barnett, John Edward Riley, Charles Pryse e John Henry Scott., fondarono la BSA. In origine, l'azienda era dedita principalmente alla produzione di armi da fuoco, ma nel corso degli anni ampliò le sue operazioni in diverse industrie. All'inizio del XX secolo, la BSA iniziò a diversificare la sua produzione entrando nel mercato delle biciclette. Nel 1903, lanciò la produzione di biciclette e biciclette motorizzate, segnando l'inizio della sua avventura nel mondo delle due ruote. La produzione di motociclette BSA ebbe inizio nel 1910 con il lancio della BSA Model H, una motocicletta monocilindrica di 499 cc. La moto fu un successo e diede l’incipit per molti altri modelli negli anni Venti. Tant’è che negli anni successivi, BSA acquistò diverse altre aziende motociclistiche, tra cui Triumph, New Hudson, Ariel e Sunbeam.

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La Thunderbolt 

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui la casa di Birmingham contribuì significativamente all'industria bellica britannica, producendo una vasta gamma di armi, biciclette, motociclette e motori per aerei, la BSA tornò a produrre il meglio dell’industria motociclistica inglese. La storia della BSA Thunderbolt inizia negli anni '60, un periodo in cui le motociclette britanniche stavano vivendo il loro periodo d'oro. La Thunderbolt faceva parte della serie A65 di BSA, che comprendeva anche la Lightning e la Spitfire. La A65 era equipaggiata con un motore bicilindrico a V da 650 cc, un'unità potente e affidabile che aveva il compito di soddisfare i motociclisti più esigenti dell'epoca. 

Caratteristiche Tecniche

La Thunderbolt era una motocicletta dalla linea pulita e classica. Il suo telaio a doppia culla in acciaio era abbinato a una sospensione anteriore telescopica e a un'ammortizzazione posteriore a due ammortizzatori. Questa combinazione garantiva una guida confortevole e stabile, ideale sia per le lunghe percorrenze su strada sia per l'utilizzo quotidiano in città. Il cuore pulsante della Thunderbolt era il suo motore bicilindrico a V da 650 cc. Questo motore, noto per la sua robustezza, erogava una potenza di circa 49 cavalli, consentendo alla moto di raggiungere velocità di punta di oltre 160 chilometri all'ora. Grazie al suo motore affidabile, la Thunderbolt divenne una scelta popolare tra gli appassionati di moto che cercavano un'esperienza di guida coinvolgente. 

Successo, popolarità e declino della moto BSA Thunderbolt

La BSA Thunderbolt è stata un successo commerciale per l'azienda britannica. La sua combinazione di stile classico e prestazioni affidabili la rese attraente per una vasta gamma di motociclisti, dai pendolari alle persone in cerca di avventure su strada. Nonostante tale successo la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 hanno portato una serie di sfide per l'industria motociclistica britannica. Con l'avvento delle moto giapponesi più leggere e più economiche, marchi come BSA iniziarono a perdere terreno sul mercato. Nel 1973, BSA fu acquisita da Norton-Villiers-Triumph (NVT), segnando la fine di un'era.

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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