Gli Emirati Arabi Uniti hanno attuato una revisione del proprio sistema di residenza a lungo termine. Il baricentro si è spostato dal capitale puro al contributo qualificato: la logica non è più “quanto investi” ma “che valore porti”, pur mantenendo aperte le vie tradizionali per chi arriva con risorse finanziarie da collocare.
Il Golden Visa resta un permesso di soggiorno rinnovabile di 10 anni, self-sponsored — senza cioè bisogno di un datore di lavoro o di uno sponsor nazionale — e consente di sponsorizzare coniuge e figli, con il vantaggio di non far decadere la residenza in caso di lunghe assenze dal Paese.
Le categorie previste sono sette: investitori, imprenditori, talenti eccezionali, scienziati e specialisti, studenti e laureati eccellenti, pionieri dell’azione umanitaria e prima linea di difesa.
Golden Visa Emirati: i requisiti per chi investe negli immobili
Il canale più noto agli investitori è quello immobiliare. La regola è semplice: bisogna possedere uno o più immobili per un valore complessivo di almeno 2 milioni di Aed (circa 545.000 dollari). Il mutuo è ammesso, purché acceso presso una delle banche locali approvate; anche le proprietà off-plan da sviluppatori accreditati sono ammesse, e più immobili possono essere combinati per raggiungere la soglia, a condizione che risultino tutti intestati alla stessa persona.
Cosa cambia nel 2026 per gli investitori immobiliari
Dal 20 febbraio 2026, con una circolare federale, è inoltre venuto meno il requisito del versamento anticipato del 50% del valore (o di almeno 1 milione di Aed): conta soltanto che la valutazione del Dubai Land Department raggiunga i 2 milioni al momento della domanda, indipendentemente dal piano di pagamento — anche se alcune schede servizio Icp riportano ancora la vecchia dicitura, perché i testi ufficiali si allineano alla policy con ritardo.
Nella pratica gli sportelli si comportano, ad oggi, in modo non sempre uniforme — alcuni si accontentano della lettera di non obiezione della banca, altri chiedono la prova di quanto effettivamente pagato — quindi il consiglio è di verificare direttamente con il Dubai Land Department prima di strutturare l’operazione.
Ad aprile 2026 è poi cambiato un altro strumento: il visto investitore biennale (il servizio Taskeen di Dubai), per il quale è stata eliminata la soglia minima di 750.000 Aed per il proprietario unico ed è stata introdotta una soglia di 400.000 Aed a quota per i cointestatari. Attenzione però al perimetro: per il biennale qualificano solo immobili residenziali completati in aree freehold — gli off-plan restano riservati alla via decennale. È una porta d’ingresso più accessibile, ma è un canale separato: la soglia del Golden Visa decennale resta a 2 milioni, invariata.
Immobili cointestati: quando non bastano per ottenere il Golden Visa
Se l’immobile è cointestato tra soggetti non coniugati, ogni comproprietario deve avere una quota che valga da sola almeno 2 milioni: una casa da 3 milioni intestata al 50% a due soci dà a ciascuno 1,5 milioni, e non qualifica nessuno dei due.
Marito e moglie possono cumulare le quote su un unico immobile da almeno 2 milioni — serve il certificato di matrimonio attestato e tradotto in arabo — però, se il valore complessivo resta sotto i 4 milioni, il visto lo ottiene uno solo dei due (a quote uguali, chi presenta domanda; a quote disuguali, il titolare della quota maggiore), che poi sponsorizza l’altro come familiare. Chi vuole due permessi autonomi in famiglia deve quindi strutturare l’acquisto su almeno 4 milioni, con una quota da 2 milioni ciascuno.
Golden Visa Emirati: gli investimenti alternativi agli immobili
La soglia dei 2 milioni può essere raggiunta anche in altri modi: un deposito presso un fondo di investimento accreditato o una banca nazionale, la costituzione di una società con capitale equivalente, oppure una partecipazione di pari importo in un’impresa esistente.
C’è infine una via spesso trascurata: essere titolari di un’impresa che versa allo Stato almeno 250.000 Aed di imposte l’anno. Il capitale deve essere interamente proprio e non può provenire da un prestito, e bisogna dimostrarlo. La leva finanziaria, ammessa sull’immobiliare, qui è preclusa: ciò che viene verificato non è solo la capienza, ma la provenienza dei fondi.
Golden Visa per imprenditori: come funziona il canale dedicato alle startup
Il canale imprenditoriale è probabilmente il più interessante per chi vuole costruire un progetto ex novo negli Emirati. Il destinatario è chi possiede un progetto economico o un’idea fondata su rischio e innovazione: conta la natura dell’attività, non la dimensione del bilancio.
In concreto, i profili che il regolamento descrive sono tre:
- l’imprenditore già operativo: titolare o socio di un progetto registrato nel Paese, nella categoria pmi e in un settore accreditato, con ricavi annui di almeno 1 milione di Aed;
- l’imprenditore in fase di avvio: chi ha ottenuto l’approvazione della propria idea da un incubatore riconosciuto, dal Ministero dell’Economia o dalle autorità locali competenti;
- il founder dopo l’exit: chi ha già fondato e ceduto uno o più progetti per un valore complessivo di almeno 7 milioni di Aed — la classica clausola per la “seconda impresa”.
Il regolamento mette l’incubatore sullo stesso piano del Ministero dell’Economia come soggetto che può approvare l’idea progettuale — in altre parole, lo Stato delega a un operatore privato dell’ecosistema una certificazione che apre le porte a 10 anni di residenza. Per l’imprenditore italiano questo significa che la scelta dell’incubatore non è una scelta di servizio ma di accesso: conviene incorporare il progetto in un ecosistema riconoscibile — Hub71 ad Abu Dhabi, DIFC Innovation Hub o in5 a Dubai, tra i più noti — piuttosto che in una free zone di puro contenimento amministrativo.
Golden Visa per professionisti qualificati e talenti
Per i professionisti dipendenti la soglia è uno stipendio mensile di almeno 30.000 Aed, insieme a un contratto di lavoro valido, una laurea e la classificazione al primo o secondo livello professionale del Ministero delle Risorse Umane (dirigenti, specialisti tecnici e scientifici, professionisti sanitari, dell’IT, del diritto e della cultura). Dove serve una licenza professionale — medici, farmacisti, insegnanti — va presentata anche quella.
Le nuove categorie: AI, content creator, e-sports e climate-tech
Sulle “nuove categorie” che hanno fatto notizia — specialisti di intelligenza artificiale, content creator, professionisti degli e-sports, infermieri, fondatori di climate-tech, donatori di Waqf — vale una lettura più attenta di quella corrente. Nella quasi totalità dei casi non si tratta di categorie nuove, ma dell’attivazione di canali di nomina dentro categorie che esistevano già dal 2022. Ciò che cambia, di anno in anno, è quale autorità apre concretamente il proprio canale di raccomandazione — ed è per questo che le “novità” si susseguono mentre il regolamento resta quello.
Il Golden Visa per talenti senza investimenti
C’è infine un canale dei talenti eccezionali. Il permesso viene concesso “sulla base del solo talento”, senza contratto di lavoro, senza titolo di studio minimo, senza soglia di stipendio — serve solo la raccomandazione dell’autorità competente: il Ministero dell’Economia per gli inventori titolari di brevetto, il consiglio per l’intelligenza artificiale per i talenti digitali, l’autorità sportiva per gli atleti.
Green Visa Emirati: requisiti e vantaggi
Accanto al Golden Visa il sistema ha consolidato un secondo pilastro, che per la maggior parte dei lettori italiani è il canale più concretamente rilevante: il Green Visa. È un permesso quinquennale rinnovabile, autosponsorizzato, pensato per il segmento intermedio di professionisti, freelance e piccoli imprenditori che non raggiungono le soglie del Golden ma vogliono comunque una residenza indipendente dal datore di lavoro.
Le vie di accesso sono tre.
La prima riguarda i dipendenti qualificati: contratto valido, ruolo classificato nei livelli 1, 2 o 3 (posizioni manageriali, professionali o tecniche), laurea attestata e stipendio base di almeno 15.000 Aed al mese. La soglia si applica al basic salary e non al pacchetto complessivo.
La seconda via è quella dei freelance e degli autonomi: serve un permesso di lavoro autonomo emesso dal Ministero o da una free zone riconosciuta, una laurea o un diploma specializzato, e un reddito da lavoro autonomo di almeno 360.000 Aed annui (circa 98.000 dollari) nei due anni precedenti, oppure una solvibilità finanziaria equivalente.
La terza riguarda investitori e partner con una partecipazione documentata in un’attività emiratina con licenza.
Il Green Visa risolve un problema strutturale del vecchio sistema: la residenza degli espatriati cessava nel momento in cui terminava il contratto di lavoro. Qui il legame tra residenza ed employment viene reciso, e il titolare mantiene sei mesi dopo l’eventuale cancellazione. Le tariffe governative si aggirano tra 2.300 e 6.000 Aed complessivi, contro i circa 4.600–5.000 del Golden — cui vanno aggiunti, per il canale immobiliare, gli oneri del Dubai Land Department, che portano il totale intorno ai 10.000.
Blue Visa Emirati: la residenza dedicata alla sostenibilità
Il terzo pilastro è il Blue Visa, una seconda residenza decennale dedicata in via esclusiva al settore ambientale: è pensato per chi ha dato un contributo eccezionale alla protezione dell’ambiente e alla sostenibilità, dentro o fuori dai confini emiratini. Annunciato a maggio 2024 nell’ambito dello “Year of Sustainability” e lanciato al World Government Summit di febbraio 2025, ha aperto le candidature da aprile 2025. Si accede per auto-candidatura sul portale ICP oppure su nomina di un’autorità competente, a partire dal ministero del clima.
Le categorie indicate sono tre: personalità distinte del settore (membri di organizzazioni internazionali riconosciute, vincitori di premi ambientali prestigiosi, o chi ha sostenuto iniziative approvate con almeno 1 milione di Aed); scienziati e ricercatori con titoli di alto livello e impatto documentato; investitori che destinano almeno 2 milioni a progetti o società in linea con gli obiettivi ambientali del Paese.
Una nota di prudenza: questi criteri risultano da linee guida operative, non da un regolamento pubblicato come quello del Golden Visa, quindi possono essere aggiornati in ogni momento e vanno verificati sul portale Icp.
Resta il canale a merito più puro del sistema: per la maggior parte delle categorie non richiede né investimento immobiliare, né capitale minimo, né datore di lavoro.
Golden Visa Emirati: famiglia, figli e servizi consolari
Le riforme hanno consolidato anche la dimensione familiare del programma. Il Golden Visa consente di sponsorizzare coniuge, figli senza limiti di età e genitori per lo stesso periodo decennale, e in caso di decesso del titolare i familiari possono rimanere nel Paese per la durata residua del proprio permesso.
Chi presenta domanda dall’estero ottiene un visto d’ingresso semestrale a entrate multiple, rinnovabile, per completare le procedure.
Sul fronte istituzionale, una delle novità recenti riguarda i servizi consolari all’estero: una collaborazione tra il Ministero degli Esteri emiratino e l’autorità federale per l’identità garantisce ai titolari di Golden Visa un accesso più fluido ai servizi consolari nei Paesi in cui si trovano.
Residenza fiscale negli Emirati: il Golden Visa non basta
Le riforme della residenza vanno lette insieme al quadro fiscale, che resta uno dei vantaggi strutturali del Paese anche dopo l’introduzione della corporate tax. Gli Emirati mantengono un’aliquota sui redditi personali pari a zero, e l’imposta sulle società al 9% si applica solo sopra i 375.000 Ad di utile annuo. Le società in free zone che rispettano determinati requisiti di sostanza — personale, uffici, attività reale nella zona — possono ancora beneficiare dell’aliquota zero sui redditi qualificanti; chi perde i requisiti perde il beneficio per cinque anni.
Quando si diventa davvero residenti fiscali negli Emirati
Qui però va sgombrato il campo dall’equivoco più delicato: il Golden Visa non rende residenti fiscali negli Emirati.
Sono due piani diversi.
Sul versante italiano, dal 2024 si è residenti in Italia se per la maggior parte dell’anno vi si ha la dimora abituale, il domicilio — inteso ora come il luogo delle relazioni personali e familiari — oppure semplicemente la presenza fisica. E c’è una questione da considerare significativa: Uae resta nella black list delle persone fisiche; quindi, per il cittadino italiano che vi si trasferisce scatta l’inversione dell’onere della prova (art. 2, comma 2-bis, TUIR) — è lui a dover dimostrare che il trasferimento è reale, non il Fisco a dover dimostrare il contrario.
Nei casi di doppia residenza soccorre la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia ed Emirati, in vigore dal 1997, che risolve il conflitto guardando in sequenza all’abitazione permanente, al centro degli interessi vitali, al soggiorno abituale. È su quel “centro degli interessi vitali” che si gioca molto: va costruito e documentato prima del trasferimento: casa, presenza fisica tracciata, attività economica, famiglia.
Un’ultima avvertenza per l’imprenditore che mantiene la residenza fiscale italiana operando attraverso una società emiratina: una società tassata a zero fa scattare la disciplina italiana sulle società estere controllate, e per disinnescarla bisogna dimostrare che l’attività è reale — persone, uffici, mezzi. Sono gli stessi elementi che chiede il fisco emiratino per concedere l’aliquota zero: la struttura costruita per superare una verifica tende a superare anche l’altra.
Trasferirsi negli Emirati: cosa valutare prima della domanda
Ciò che emerge dalle riforme, lette nel loro complesso, è un sistema che ha smesso di trattare la residenza come un prodotto amministrativo e la usa esplicitamente come leva di politica economica.
Per chi guarda agli Emirati dall’Italia, il quadro è oggi più modulare e meno rigido di quello del 2022.
La soglia immobiliare è rimasta a 2 milioni, ma da febbraio 2026 è caduto il requisito del versamento anticipato: un’apertura reale, che le pagine ufficiali non recepiscono però ancora in modo uniforme — meglio verificarla allo sportello prima di costruirci sopra un’operazione.
Le vere novità sono i canali a nomina, che hanno moltiplicato i percorsi per profili non strettamente finanziari: un professionista affermato in settori come AI, sanità, ingegneria o industrie creative può ottenere la residenza senza vincolarsi a un datore di lavoro locale, e in alcuni casi senza alcun esborso patrimoniale.
Chi resta sotto le soglie del Golden ha nel Green Visa lo strumento più versatile; chi ha un profilo a forte impronta sostenibile trova nel Blue un percorso che non richiede investimenti.
Il sistema resta selettivo nella sostanza, anche se più flessibile nella forma: premia i dossier ben costruiti e penalizza gli approcci improvvisati.
Per chi intende procedere, la valutazione va articolata in tre passaggi.
Primo: definire con chiarezza il proprio profilo tra le categorie disponibili — spesso più di una è compatibile, e la scelta della più forte fa la differenza sull’esito.
Secondo: costruire il dossier con largo anticipo, curando in particolare l’attestazione dei titoli italiani.
Terzo: coordinare l’aspetto fiscale del trasferimento con un professionista che conosca entrambi gli ordinamenti, perché è nell’intersezione tra i due sistemi che si annidano gli errori più costosi — a partire dall’equazione, diffusa e sbagliata, tra permesso di soggiorno e residenza fiscale.
(Articolo scritto in collaborazione con Chiara Pascale, studio Paolo Gaeta & Associati)
