In due anni le quotazioni dell’oro sono più che raddoppiate. La vetta raggiunta la settimana scorsa dell’oro quotato a 4.000 dollari l’oncia (28,3495 grammi) equivale a un guadagno oltre il 50% rispetto a inizio anno, 10 punti in meno se si considera il deprezzamento del dollaro americano subito dagli investitori europei (L’Economia del Corriere della sera, 13.10.2025). Guardando alle riserve delle banche centrali la quota dell’oro ha superato in percentuale anche quella dei titoli di stato Usa e rappresenta il 27%del valore totale delle riserve.
Un fenomeno che non si osservava da quasi trent’anni (Il Sole 24 ore del 2.09.2025). Tra i beni da collezione si può quindi guardare alle collezioni di monete d’oro per valutarne le ricadute. Tuttavia, occorre distinguere tra quelle che seguono le dinamiche tipiche dell’oro come bene da investimento alternativo da quelle che valorizzano le caratteristiche storiche e culturali e che piacciono ai collezionisti. In tutti i casi si parla di piccole sculture preziose che di generazione in generazione passano di mano resistono alle fluttuazioni dei mercati e alle tendenze anche grazie al materiale di cui sono fatte.
Le “monete da investimento” e oro ai massimi
Per queste monete la quantità d’oro rappresenta il dato che conta mentre passano in secondo piano le altre caratteristiche tipiche delle monete da collezione anche se è innegabile che la bellezza dell’oggetto, il valore intrinseco, la storia secolare e l’iconografia distintiva le rendono interessanti anche sotto il profilo numismatico oltre che di investimento. Questa categoria di monete ai massimi livelli presenta un titolo in metallo prezioso pari o superiore a 900/1000 e hanno alti standard qualitativi in termini di conservazione. Tutte caratteristiche tali da preservarne il valore economico nel tempo e riportati nei certificati numismatici che le accompagnano.
La riconoscibilità storica garantisce una liquidità immediata che si aggancia alla quotazione di mercato del metallo al momento della circolazione, rilevabile ad esempio sul London Bullion Market il principale a livello mondiale. Il decreto originario di coniazione degli Stati sovrani stabilisce il peso lordo della moneta e il titolo di oro che la moneta deve contenere e cioè la quantità di oro fino rispetto al peso totale. Questi parametri hanno una valenza “ufficiale”.
Poiché però le monete sono in circolazione per periodi di tempo di media o lunga durata, tranne rare eccezioni, l’usura incide sensibilmente sulle caratteristiche del bene fino a diminuirne il contenuto in oro fino. Ciò si ripercuote inevitabilmente sul peso e sul titolo e quindi sul valore. Allora quelle mai circolate o prive di segni di usura sono certificate come “fior di conio” e occupano la fascia più alta del segmento. Tra le monete più commercializzate al mondo con le caratteristiche da investimento ci sono le sterline britanniche, i dollari, i marenghi, i krugerrand, i ducati, gli scellini e le corone.
Le “monete numismatiche”
Qui le percentuali si ribaltano e l’oro con il suo valore intrinseco ha un impatto che potremmo indicare al 10% rispetto alla “rarità” dell’oggetto che pesa invece per il 90% sul valore complessivo del bene. Così scatta l’interesse collezionistico che guarda anche ad altre caratteristiche dell’oggetto come la zecca, l’anno di emissione, la tiratura e l’iconografia. Il contesto storico di conio completa la cornice e dà una connotazione specifica alla raccolta.
Il mercato in asta di monete storiche romane, greche, medioevali e rinascimentali, o più moderne come quelle del Regno d’Italia, di Casa Savoia e dello Stato Pontificio o quelle estere dei Paesi con una importante storia numismatica alle spalle come Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania vede appuntamenti fissi in calendario nelle prestigiose case d’asta nazionali e internazionali. Tra le aggiudicazioni recenti merita una menzione il 20 lire 1860 “Emissione delle Regie Provincie d’Emilia” di grande rarità battuto da Bolaffi lo scorso 5 giugno per 75.000 euro pari alla base d’asta.
Tra i record nazionali è da citare la moneta d’oro Vittorio Amedeo I Il leone di Susa (1630-1637) battuta nel 2022 da Cambi per 212.500 euro (stima inziale 70-80.000 euro) mentre a livello internazionale va menzionato il record del 2008 per il 50 lire di Vittorio Emanuele II coniato nel 1894 battuto a New York per 392 mila dollari (265.008 euro dell’epoca). Cifre così importanti hanno nel tempo alla immissione nel mercato di falsi contro i quali i certificati di autenticità e la notorietà dei rivenditori, come per l’arte, attenuano il rischio. Per orientarsi nelle quotazioni di questo segmento di monete oltre ai risultati degli incanti ci sono i cataloghi numismatici dedicati alle monete.
Le medaglie
A differenza delle precedenti, le medaglie non sono state coniate per decreto di uno Stato Sovrano. Presentano caratteristiche similari alle monete ma non hanno avuto una circolazione valutaria. La loro funzione è prettamente decorativa militare, celebrativa o commemorativa ma anche in questo caso l’interesse collezionistico è sempre elevato e premia rarità, storicità, conservazione e materiale. Per dimensioni e peso la componente d’oro è modesta rispetto alle precedenti e ciò contribuisce a quotazioni più contenute e accessibili che partono dalle poche centinaia di euro ma che possono arrivare a aggiudicazioni importanti come nel caso della medaglia annuale 1830 Pio VIII Anno II aggiudicata per 17 mila euro (base d’asta 10 mila euro) sempre lo scorso 5 giugno.

