Mille sfumature di verde: il valore della giada

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Per millenni ignorata dal mondo occidentale, la preziosa gemma sta crescendo sempre più nelle quotazioni delle case d’asta e nei listini delle maison internazionali. Ma c’è un motivo che potrebbe arrestarne la corsa

Simbolo di status. Protettrice della buona sorte. La giada nella cultura cinese non è solo segno di benessere, ma tradizionalmente anche un talismano. Ne esistono due tipi: la nefrite (silicato di calcio e magnesio) e la giadeite (silicato di sodio e alluminio). La seconda è più rara, dura e lucida; e quindi preferita dalla gioielleria. La più preziosa e ricercata in assoluto è quella del Myanmar, nella sua tonalità denominata “verde imperiale”.
In occidente la giada comincia ad avere fortuna un secolo fa, con la gioielleria art déco francese. Dietro alla sua scarsa diffusione internazionale, la difficoltà di operarne valutazioni oggettive o per lo meno standard. Wenhao Yu, vicecapo della divisione gioielli di Sotheby’s in Asia, racconta al Ft che la giadeite presenta una composizione più complessa di pietre come diamanti e smeraldi.

A tal fine, la stessa casa d’aste si è messa all’opera con i laboratori svizzeri Gübelin e Ssel per mettere a punto una certificazione di qualità per la giadeite verde imperiale, così come è per il rubino sangue di piccione e lo zaffiro blu reale.

Solo oggi, nel nuovo millennio, si assiste a una intensificazione dell’interesse nei confronti di questa gemma da parte dei collezionisti. Le quotazioni della giada sono in trend crescente sia nelle aste che nei listini dei marchi più prestigiosi. La stessa Sotheby’s Asia riscontra un raddoppio della quota di partecipazione della clientela non asiatica alle vendite: si è infatti passati dal 7% di partecipanti occidentali negli anni 2010-2018 al 20% dal 2019. Secondo Wenhao Yu, ciò si deve al sempre maggior utilizzo della giada come materia prima da parte delle maison di gioielleria più note (Boghossian è fra queste).

Phillips (la cui presenza nel settore lusso e orologi in Asia è fortissima) sta puntando con maggiore intensità sulla pietra verde grazie ad esposizioni mirate

Un paio di orecchini in giada del valore di 34.000 euro (venduti in asta da Phillips a Hong Kong lo scorso giugno 2021)

Intagliatore di giada era in origine pure il maestro Wallace Chan, da We Wealth incontrato a Venezia. Artisti come lui hanno contribuito ad occidentalizzare il gusto di questo materiale, tuttavia sempre custode del fascino dell’estremo oriente. Chan in particolare, ama nelle sue creazioni ibridare le tecniche, applicando lavorazioni classiche di una certa pietra ad un altro tipo di gemma. Così, non è raro, nelle opere dell’artista, vedere della giadeite intagliata come se fosse uno smeraldo, o viceversa un diamante incolore come fosse un cabochon di giadeite.

Uno dei capolavori in giadeite del maestro Wallace Chan, come la spilla nella foto di apertura

La gemma si sta diffondendo anche nello star system (Rihanna, Gemma Chan), ma Wallace Chan non ritiene che le sue quotazioni aumenteranno ancora. Con grande prudenza, adduce come motivo la mancanza di una certificazione standard a livello internazionale paragonabile al metro di valutazione delle altre pietre preziose.

Un anello di Wallace Chan, custode – da sempre – del valore della giada, per cui ha brevettato un sistema di lavorazione nel 2002.

«In assenza di metodi valutativi uniformi, l’ultima parola spetta ancora all’occhio degli esperti», sostiene Chan in un’intervista al Financial Times. «In Cina abbiamo un modo di dire: “se ci sono 1000 tipi di pietre, allora ci sono 10.000 tipi di giada”. E non è nemmeno abbastanza». Se a ciò aggiungiamo che esiste anche la giada bianca…

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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