I miliardari ‘battono il mercato’ da anni: ecco su cosa puntano ora

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Un uomo in giacca e cravatta parla al telefono mentre è seduto in un jet privato. C'è un portatile sul tavolo di fronte a lui e un bicchiere di champagne. La finestra accanto a lui mostra la luce del giorno.

Il ritorno dell’immobiliare fra le preferenze dei miliardari, ma anche la protezione dell’oro: i dati dall’Ubs Billionaire Ambitions report

Indice

Far crescere la propria ricchezza a un ritmo superiore a quello delle performance dei mercati azionari è molto complicato, ma i miliardari ci riescono da anni – e ce l’hanno fatta anche nel 2024, fra redditi di impresa e rendite finanziarie. I miliardari hanno raggiunto una ricchezza totale di 14.000 miliardi di dollari, afferma l’ultima edizione del report Ubs dedicato alla fascia più ricca della popolazione mondiale.

Grafico lineare intitolato "I miliardari superano le azioni globali". Confronta MSCI ACWI e la ricchezza totale dei miliardari dal 2015 al 2024. Entrambi aumentano, con la ricchezza dei miliardari costantemente più alta. Una freccia nel 2023 indica una crescita del 7,8%.

Dal 2015, il numero di miliardari è aumentato di oltre il 50%, arrivando a quota 2.682, e la loro ricchezza combinata è più che raddoppiata, secondo i dati.

Nel 2024, i 62 miliardari italiani hanno visto una crescita dei propri patrimoni del 23,1%, portandoli a 199,8 miliardi di dollari, contro una crescita del FTSE MIB di circa il 13% (al 5 dicembre) e un incremento della ricchezza miliardaria del 16% in Europa. I miliardari americani si sono arricchiti ancora di più, con un incremento del 27,6%, raggiungendo 5.838 miliardi di dollari. A retrocedere, invece, è stata la ricchezza dei miliardari cinesi, diminuita del 16,8% a 1.800 miliardi.

Su cosa puntano ora i miliardari

Il 75% dei miliardari si fa seguire da un family office e, con l’aiuto di strutture di questo tipo, si diversifica spesso al di fuori degli investimenti in azioni e obbligazioni. Negli orientamenti sul portafoglio, i miliardari affermano di voler incrementare soprattutto l’immobiliare nel corso del prossimo anno, mentre sul versante opposto, i fondi di private equity risultano l’elemento relativamente meno apprezzato, con un 16% che anticipa una significativa riduzione e un altro 19% che prevede un taglio più leggero di questa asset class. “Ciò che è evidente è che all’interno del private equity sembra esserci un cambiamento dai fondi verso gli investimenti diretti, che peraltro è tradizionalmente anche l’area più favorita dai miliardari stessi, dato che per la maggior parte sono imprenditori,” ha risposto a We Wealth Maximilian Kunkel, Chief Investment Office Global Family & Institutional Wealth di Ubs. “Ricordiamo che circa il 70% dei miliardari di cui stiamo parlando qui è composto da persone che si sono fatte da sole e tendono a essere molto più affascinate e interessate a portare capitale intellettuale e finanziario nella commercializzazione delle innovazioni.”

Un grafico a barre orizzontali mostra le intenzioni di investimento nei prossimi 12 mesi nelle Americhe, EMEA e Asia-Pacifico. Le categorie includono obbligazioni, azioni, private equity, infrastrutture, oro, immobili e arte con percentuali variabili di aumento/diminuzione.

Per quanto riguarda il desiderio di incrementare il mattone in portafoglio, la stagione dei tassi elevati ha chiaramente messo in standby questo settore per un po’ nelle preferenze dei miliardari. “Non c’era assolutamente alcun desiderio di ridurre significativamente le posizioni nel settore immobiliare; ci sono state opportunità migliori viste altrove,” ha spiegato Kunkel. “Ora, con la diminuzione dell’inflazione e anche la conseguente riduzione dei tassi di interesse e il miglioramento delle condizioni finanziarie, le persone stanno vedendo di nuovo migliori opportunità in settori come il real estate.” Una visione corretta secondo gli analisti di Ubs? A quanto sembra, sì: “Da una prospettiva di ricerca, evidenziamo anche il settore immobiliare come una delle principali opportunità che si prospettano per il 2025, specialmente in aree come il residenziale e, per quanto riguarda il commerciale, più aree come logistica, magazzini e torri per telecomunicazioni.”

Queste sono le opportunità; e i rischi? A preoccupare i miliardari è, sopra ogni altra cosa, il timore che un conflitto geopolitico significativo possa influenzare i loro portafogli di investimento sia nel corso dei 12 mesi (61%) che nei cinque anni (53%). Sotto questa luce, si può interpretare la forte propensione a incrementare l’oro in portafoglio, riportata dal 40% del campione.

Ancora oggi, poi, l’alta inflazione rimane una preoccupazione per il 39% nel corso di 12 mesi. Nell’orizzonte di cinque anni, vengono temuti la recessione globale (53%) e un possibile aumento delle tasse (46%). Tra i timori, anche la possibilità di una crisi del debito (46%), una crisi dei mercati finanziari (39%) e interruzioni tecnologiche (34%).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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