Mediobanca, Nagel: ora sono i banker a chiamare per unirsi a noi

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In otto anni il peso specifico del wealth sulle entrate commissionali è salito dal 30 al 52%. Mediobanca chiude l’anno con utili e ricavi in acuto

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Mediobanca ha chiuso il quarto trimestre dell’esercizio con entrate commissionali record, ricavi per quasi 980 milioni (+11% annuo), utili a 327 milioni (+39%) grazie a un massiccio recupero del corporate e investment banking (i cui profitti sono saliti del 90% anno su anno a 74 milioni), ma anche alla persistente e robusta crescita delle attività di wealth management su cui Mediobanca sta sempre più spostando il baricentro delle proprie entrate. Nel quarto trimestre quest’ultima componente ha generato ricavi in crescita del 13% a 234 milioni e profitti su del 70% a 55 milioni di euro, un nuovo record. In questo periodo il gruppo ha ingaggiato 30 nuovi professionisti e raggiunto un record trimestrale della raccolta netta a 3,3 miliardi, di cui 1,8 in asset gestiti o amministrati e 1,5 miliardi in depositi.

Parlando dei risultati dell’intero esercizio, il gruppo Mediobanca ha chiuso con ricavi a 3,6 miliardi (+9%), utile a 1,273 miliardi (+24%) e asset finanziari totali a 99 miliardi (+13%). Nonostante l’aggiornamento dei record, la seduta a Piazza Affari è negativa con un calo superiore al punto percentuale in linea con l’indice Ftse Mib.

Un anno nel segno del wealth

La principale caratteristica di questo anno è stata la spinta sul wealth management”, ha dichiarato in conference call l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, “i numeri sono abbastanza esplicativi: 13% di aumento dei ricavi totali e 29% di aumento dell’utile netto” del wealth. I costi, allo stesso tempo, sono aumentati più del previsto. “Discutiamo sempre internamente quanto veloce debba essere la nostra crescita e quanto dovremmo spendere per questa crescita”, ha dichiarato l’ad, “fondamentalmente più cresci, più spendi in termini di costi di reclutamento… Ma penso che in questo momento sia molto importante mantenere la nostra crescita e non guardare principalmente al rapporto costi/ricavi, ma piuttosto all’aumento della nostra rete e della nostra base di masse in gestione”.

“Siamo sempre più convinti che la scelta dell’anno scorso di usare il nostro marchio come catalizzatore e di avvicinare il wealth management all’investment banking stia producendo risultati eccellenti”, ha dichiarato Nagel, “in termini di nuova raccolta netta, siamo ora tra i primi tre produttori dopo Mediolanum e Fineco, continuiamo ad assumere e ad avere una raccolta netta che, in percentuale rispetto agli asset under management esistenti, è piuttosto alta”.

Commissioni del wealth sempre più centrali

Nagel ha sottolineato come nel corso degli ultimi otto anni l’incidenza delle commissioni del wealth management sulle commissioni totali del gruppo sia passata dal 30% al 52%, con un balzo che in assoluto è stato da 135 a 489 milioni di euro. “Dico questo perché la crescita del wealth management può davvero avere un impatto su Mediobanca in termini di numeri, di redditività, di assorbimento di Rwa e in termini di valutazione”, ha commentato Nagel, “abbiamo davvero un territorio davanti a noi in termini di possibile crescita. Quindi sarà qualcosa di questo tipo per i prossimi 10-15 anni”.

Per Mediobanca, il crescente accento sul wealth, che riduce in proporzione altre componenti di ricavo come l’investment banking, può dare in prospettiva flussi di reddito più prevedibili, meno dipendenti dal ciclo economico e impegnare meno capitali a protezione – essendo il wealth un’attività decisamente meno rischiosa della finanza per le aziende.

Il private banking di Mediobanca

“Mediobanca Private Banking ha oggi raggiunto 45 miliardi di masse totali in gestione. Abbiamo la capacità di sfruttare eventi di liquidità e di aumentare la raccolta netta, questo è anche legato al fatto che investiamo in iniziative sul mercato privato. Alcune di queste portano il marchio Mediobanca, come per esempio l’Equity Club, che ha raccolto un miliardo di euro”, ha commentato Nagel, “è evidente che quando facciamo qualcosa su misura per Mediobanca, catturando team specifici e credibili come quelli che investono nelle mid-cap, riceviamo un feedback molto forte dai clienti”.

Fra gli altri dati chiave di questa divisione vanno ricordate le 9 operazioni concluse nell’anno fiscale (40 in totale negli ultimi 4 anni), generando eventi di liquidità per 1 miliardo di euro (e circa 6 miliardi cumulativi finora). Inoltre, l’offerta di private market si è ampliata con l’arrivo di partnership con player di primo piano come BlackRock, KKR, Apollo e Partners Group, 4,2 miliardi di euro impegnati e 2,1 miliardi investiti.

Mediobanca Premier sta andando “meglio del previsto”

“Mediobanca Premier ha avuto un inizio molto forte”, ha affermato Nagel, definendo i risultati conseguiti finora dall’erede di Che Banca! come “più forti del previsto”. “Pensiamo che il paradigma stia cambiando: dopo il riposizionamento di Mediobanca Premier, invece di essere prevalentemente noi a chiamare nuovi professionisti per unirsi a noi, ora stiamo ricevendo richieste. Credo che questo ci dia un vantaggio in termini di assunzioni e sarà molto positivo nei prossimi trimestri”.

“I banker e i consulenti finanziari vogliono venire a lavorare per questo marchio”, ha aggiunto l’ad, “vogliono lavorare per un gruppo che ha competenze di investment banking e può costruire e sviluppare un dialogo intimo con famiglie imprenditoriali. Questo è il nostro punto di forza e penso che continueremo su questa strada perché è il cuore dell’economia italiana”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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