Per amore e per scelta
La sua è una collezione “filologica”. Include solo stampe di Torino, o francesi con il toponimo di Torino. Lui è Mauro Maria Marino (Torino, 1963), attualmente presidente dell’organismo OCF, ma in precedenza anche parlamentare della Repubblica (2004-2022) e presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato (2013-2018). Ama profondamente la sua città d’origine, di cui conosce a menadito la storia; un po’ di questo amore culturale si è riversato su Roma, sua seconda città da più di 20 anni. Lo raggiungiamo a inizio anno, per conoscere i segreti della sua collezione personale di stampe antiche.

Mauro Maria Marino, presidente OCF
Come nasce una passione così elitaria? “Nella casa di famiglia, un edificio del XVIII secolo a Chieri, c’erano varie stampe, fra cui una che fin da bambino sollecitava la mia fantasia: una stampa della ‘Cherium Civitas’ tratta dal ‘Theatrum Sabaudiae’ (145 vedute di città sabaude, ndr) nell’edizione del 1682, la prima. Mia madre era cultrice della storia piemontese. Ma soprattutto ebbi occasione di collaborare con il professor Luigi Firpo (1915-1989), che aveva una vastissima biblioteca di libri antichi e incunaboli. Lui mi instillò la successione mentale del collezionismo.

‘Cherium Civitas’, dal ‘Theatrum Sabaudiae’
Mauro Maria Marino e le cinque pietre miliari del collezionismo
Collezionare vuol dire: ricercare, scegliere, raccogliere, classificare, conservare. Sono le mie cinque pietre miliari. In seguito, da presidente del Consiglio comunale di Torino (1997-2005), ebbi l’occasione di visionare l’archivio storico della città e di venire in contatto con la collezione Simeom, in cui c’è anche una parte di cartografia. La mia passione nasce da questo combinato disposto: ricordi di infanzia, Luigi Firpo, archivio storico di Torino”.
Ci racconta che le sue due più antiche stampe risalgono a metà XVI secolo: una cartina di Sebastian Münster, in cui si vede l’Italia al contrario, del 1550 o 1552 e una di Torino, del 1553, ossia “dieci anni prima che il duca Emanuele Filiberto ne facesse la capitale del Ducato dei Savoia, abbandonando Chambéry. Le più recenti invece arrivano al 1884, anno della prima Esposizione generale italiana di Torino”.
I pezzi di maggior affezione
Qual è il pezzo o gruppo di pezzi cui è maggiormente affezionato? “Quasi impossibile dirlo. Certo, al primo acquisto sono molto legato. Si tratta di una ‘mandorla’ di John Stockdale del 1800, stampata a Londra, ovvero una mappa della città storica di Torino, chiamata così per la sua forma ad amigdala; una raffigurazione addirittura non presente in quella ‘bibbia’ della cartografia torinese che è ‘Torino nei secoli’ di Ada Peyrot. Faccia conto che a Torino, quando si compra una stampa, i venditori specificano se sia presente o meno in ‘Torino nei secoli’.
E poi una rarissima stampa sull’eccidio di Torino del 1864 – anno in cui la capitale del Regno fu spostata dal capoluogo piemontese a Firenze – episodio completamente cancellato dalle cronache dell’epoca. Sono riuscito a trovarla in Germania, grazie a un misto di fortuna e competenza. Il suo valore economico è scarsissimo, si tratta solo di una pagina di giornale con la rappresentazione dei fatti, ma quello storico è elevatissimo. Tuttavia non posso stabilire una gerarchia di preferenza fra le mie stampe: ciascuna ha una particolarità, una funzione tematica: magari è servita per attivare un nuovo filone di ricerca”.
Il futuro della collezione, fra senso civico e radici
Le piacerebbe un giorno donare parte della sua collezione alla città che l’ha ispirata? “Sì. Personalmente possiedo alcune stampe non presenti nell’archivio storico cittadino: queste, riunite magari in un piccolo “Fondo Marino”, mi piacerebbe che andassero ad arricchirlo. Le altre resteranno in famiglia”.
Oltre che nel circuito degli antiquari e dei mercatini, fa i suoi acquisti anche tramite case d’asta? “In realtà no, non è mai capitato. Però compro molto all’estero, soprattutto in Francia, dove – fino a qualche tempo fa – si facevano ottimi affari per la cartografia piemontese. Consideri che vige una sorta di legge di mercato: il prezzo di una stampa antica è inversamente proporzionale alla distanza rappresentata rispetto al luogo in cui si trova. In parole semplici: comprare una stampa di Torino a Parigi conviene. Un’altra piazza florida per l’acquisto è quella di Amsterdam, dove però bisogna prestare molta attenzione all’epoca di coloritura delle stampe, poiché lì si tende a colorarle, e questo è uno degli elementi che ne determina il valore: se la coloritura è coeva alla stampa, la carta vale di più”.
Valorizzare e conservare secondo Mauro Maria Marino
Gli chiediamo dove tiene le sue stampe, ci dice che ha “esaurito le pareti”, e che ha fatto incorniciare alcuni pezzi, quelli del Theatrum Sabaudiae nell’edizione originaria del 1682, da un artigiano che lavora il legno di ciliegio, capace di usare la stessa tecnica – a incastro – in voga nel XVI-XVII secolo. Fra le stampe inquadrate, ne figura una di era napoleonica, del 1802, tratta dall’Atlante nazionale francese, in cui si vede Torino capitale della prefettura del Dipartimento del Po. E poi “una piccola stampa carinissima, scovata a Parigi, in cui c’è il confine francese che include anche la parte del Piemonte”.
Per il resto, Mauro Maria Marino sta costruendo un archivio, conservandole in mezzo a fogli di carta barriera in speciali cartelline, in ambiente areato e al riparo dalla luce. Rivela inoltre che questi delicati oggetti da collezione vanno necessariamente riposti “con le loro piegature naturali, non vanno stressati”. Ci incuriosisce sapere se attua una turnazione nell’esposizione delle sue opere. Risponde di no, e poi ricorda un insegnamento di Luigi Firpo: “Fare il collezionista è frustrante, non raggiungerai mai la completezza”. Ma lui ammette di non esserlo proprio, frustrato. Vive la sua vita di collezionista in modo lieve, gioioso, benché erudito.
Le virtù della fisica quantistica
Ad oggi, la sua raccolta consta di oltre 120 pezzi (i libri invece sono 14.800) e non gli interessa avere contezza precisa del suo valore economico. Quali consigli si sente di dare a un neofita? “Non si può essere collezionisti senza passione. La passione può nascere dal caso, da una folgorazione, come è accaduto a me da bambino. Può magari scaturire dall’amore per la storia. Bisogna avere curiosità. Predisporre l’animo in quello stato particolare per cui è l’oggetto che ti chiama, come attuando i principi quantistici della legge di attrazione”. Collezionare è magia, ma anche un po’ una scienza.
Articolo apparso sul numero 87 di We Wealth Magazine. Abbonamenti qui.

