Lusso con inflazione al 10%, occasione di ricchezza

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È soprattutto nel comparto luxury (moda in primo luogo) che l’inflazione fa sentire maggiormente i suoi effetti. Per alcune imprese, può essere l’occasione di un ampliamento del margine. Ma solo per poche

L’inflazione per i beni d’alta gamma nel 2021 è stata del 10,1% (10,8% per la sola moda). Almeno il doppio dei normali beni di consumo (dati dell’indice Cost of Living Extremely Well, Forbes). Rientrano nel paniere considerato beni e servizi come orologi e borse, biglietti per l’opera, chirurgia estetica e cavalli purosangue. Si tratta della variazione maggiore dal 2008 a questa parte.
lusso inflazione

Secondo Swetha Ramachandran, investment manager e responsabile del fondo Gam Luxury Brands Equity, sulla capacità decisionale di prezzo delle imprese del settore lusso influisce il resale. Ovvero, il mercato secondario, che per alcuni marchi è particolarmente fiorente: in cima alla classifica, le inarrivabili borse Hermès, che conservano mediamente il 90% del loro valore al dettaglio (discorso diverso è quello del collezionismo, per cui la rivalutazione dei pezzi pare inarrestabile). Seguono le Louis Vuitton, che tengono l’80% del valore (in salita di 17 punti percentuali rispetto al 2020). Sottolinea la Ramachandran che il marchio più solido e costantemente in crescita dal 2019 è tuttavia Bottega Veneta (gruppo Kering).

Nei comparti di rivendita orologi e gioielli, spiccano marchi come Van Cleef & Arpels, Rolex e Cartier. Gli articoli Van Cleef mantengono in media il 95% del valore di vendita al dettaglio. A seguire, Rolex con l’82% e Cartier con il 74%.

Swetha Ramachandran

La crescente inflazione in un contesto di domanda poco sensibile al prezzo dei beni di lusso potrebbe determinare un aumento dei margini (il settore già ottiene di solito un margine almeno del 25-30%). L’analista ritiene che gli investitori andranno alla ricerca di società in grado di dominare le proprie politiche di prezzo.

Fra questi machi, si notano Hermès e Ferrari, che presentano valutazioni oltre le medie grazie alla relativa scarsità dell’offerta e al loro forte potere di determinazione dei prezzi. Ma anche marchi con un’offerta ampia come Cartier (Richemont), Levi’s e L’Oréal stanno sviluppando il loro mix di prodotti per sfruttare il potere di determinazione dei prezzi in passato prerogativa dei marchi di moda e pelletteria.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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