Le borse Hermès schiacciano Vuitton in asta

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L’asta londinese di Christie’s (una white gloves) ha sancito il successo inscalfibile della maison francese fra i collezionisti. Del resto, le borsette con la “H” sono state il pleasure asset che ha performato meglio nel 2020. E le borsette italiane?

Su 197 lotti (tutti venduti) in asta online da Christie’s Londra (dal 9 al 23 novembre 2021), quasi tutti (180) erano Hermès. Lo storico marchio francese del lusso ha permesso alla casa d’aste di registrare il “guanti bianchi”, ovvero il tutto esaurito, per un incasso totale di tre milioni di sterline (3,5 milioni di euro).

 

Il podio è tutto Hermès. La borsetta più costosa è stata aggiudicata per 263.000 euro. Si tratta di una rarissima Birkin 20 chiara in coccodrillo, qui in tutto il suo splendore artigianale:

Hermès asta Vuitton

Matte Béton Alligator, White Togo & Swift Leather Faubourg Sellier Hermès Birkin 20

Al secondo posto, la versione bluette della stessa, passata di mano per circa 161.000 euro:

Matte Bleu Marine Alligator, Orange Swift & White Epsom Leather Faubourg Sellier Birkin 20

Fra le star della vendita si segnalano anche una Kelly 25 Himalaya

e una Kellywood 22 Fauve Barénia & Bog Oak

asta Hermès vuitton

Entrambe volate via per 131.000 euro.

Il secondo marchio più numeroso, se di numerosità si può parlare, è stato Chanel, con 13 lotti. Louis Vuitton invece, era presente con sette pezzi. Borse? No. Bauli per lo più (quattro. Poi, due borse e un portachiavi). Del resto, il mitologico signor Vuitton (1821-1892) ne era un costruttore. Quello più caro – risalente al 1890 – è stato battuto per poco più d 32.000 euro. Ma di questo brand ci sono stati prezzi di aggiudicazione decisamente più convenienti: una cassa degli anni ’20 ha totalizzato circa 4.500 euro, mentre il portachiavi ha incassato meno di 900 euro, a fronte di una stima di 1200-1800 euro.

E l’Italia? Soccombe impietosamente. Presente in asta con una sola borsa Gucci in coccodrillo degli anni ’60, incassa poco più di 1300 euro. Meno della stima massima per quel pezzo.

In ogni caso, dal punto di vista dei collezionisti, la performance dell’asset (per il momento) appare spettacolare (Knight Frank Luxury Index):

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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