Secondo le nuove stime della Banca centrale europea, l’oro ha superato i Treasury statunitensi nella composizione delle riserve globali delle banche centrali, confermando un cambiamento rilevante nella struttura delle riserve. La “Review” del mese di giugno 2026 della BCE indica che – a fine 2025 – l’oro rappresentava il 27% del totale delle riserve ufficiali globali, superando i Treasury statunitensi, fermi al 22%, e l’euro, al 15%.
Perché le riserve di oro hanno superato i Treasury Usa?
Come sottolinea Mark Haefele, responsabile degli investimenti di UBS Global Wealth Management, il movimento riflette sia la domanda persistente da parte delle autorità ufficiali sia un forte rally dei prezzi. Gli acquisti di oro da parte delle banche centrali sono rallentati a circa 850 tonnellate nel 2025, rispetto a oltre 1.000 tonnellate dell’anno precedente, ma sono rimasti ben al di sopra delle medie storiche, nonostante il prezzo dell’oro sia salito di circa il 60% nel 2025. Ed è alle tensioni politiche che, almeno in parte, l’analisi di giugno della Banca centrale europea attribuisce la crescita della domanda di oro.
Ma l’euro resiste
Secondo le conclusioni della Bce, questo spostamento delle riserve ufficiali verso l’oro non è avvenuto a scapito dell’euro. Il ruolo internazionale della moneta unica è cresciuto «moderatamente» nel 2025, mentre la sua quota all’interno di un ampio insieme di indicatori sull’utilizzo globale delle valute ha raggiunto circa il 20%. Inoltre, le emissioni internazionali di debito denominato in euro sono aumentate di circa il 30%, sfiorando quota 1.000 miliardi di euro nel 2025, mentre gli afflussi di portafoglio esteri verso l’area euro hanno superato gli 850 miliardi di euro.
Il ruolo del dollaro, non ancora una valuta al tramonto
Sebbene possa essere tentante leggere questi dati come una sfida al predominio del dollaro statunitense, riteniamo che il messaggio per gli investitori globali sia più sfumato.
Il dollaro statunitense resta l’ancora delle riserve globali. Secondo il rapporto della Bce, il dollaro rappresentava ancora circa il 57% delle riserve valutarie globali nel 2025. Invece, l’aumento delle riserve auree al di sopra dei Treasury statunitensi nelle riserve ufficiali complessive “riflette in larga misura effetti di valutazione” e non una rotazione generalizzata fuori dagli asset in dollari.
La fotografia delle riserve in oro e Treasury solo due anni e mezzo fa
Quando la Bce ricalcola il valore dell’oro ai prezzi di fine 2023, oro ed euro rappresentano ciascuno circa il 16% delle riserve, mentre i Treasury statunitensi restano al 26%. I gestori delle riserve tendono a essere prudenti nel modificare i benchmark dei propri portafogli, un elemento che sostiene l’ipotesi di una diversificazione graduale piuttosto che di una rottura netta con il dollaro statunitense. Inoltre, osserviamo che l’oro stesso è prezzato in dollari statunitensi sui mercati globali, pur non essendo un asset garantito dal dollaro.
Una copertura strategica e pragmatica
L’oro è emerso come copertura strategica e pragmatica. Il rapporto della Bce cita la sua domanda da parte delle banche centrali non solo in ottica di diversificazione, ma anche come copertura contro il rischio geopolitico. Dal 2022, secondo i calcoli della Bce, la Cina ha acquistato oltre 350 tonnellate di oro, la Polonia 320 tonnellate e l’India 130 tonnellate. La Turchia ha acquistato 220 tonnellate nello stesso periodo, prima di venderne circa 130 tonnellate all’inizio del 2026. Secondo Mark Haefele, ciò dimostra che l’oro non è soltanto una riserva passiva di valore, ma un asset che può essere mobilitato in modo pragmatico dalle banche centrali quando si trovano sotto pressione sulle valute, sulle importazioni energetiche o su altri fattori interni.
E l’euro?
L’euro sta guadagnando terreno, seppur gradualmente. Il report della Bce descrive il ruolo globale dell’euro come cresciuto “gradualmente ma costantemente” nell’ultimo decennio. Questo è importante perché i gestori delle riserve detengono esposizione all’euro attraverso asset finanziari liquidi denominati nella moneta unica, inclusi titoli e depositi rilevati dagli indicatori della Bce sulle riserve e sul finanziamento internazionale, e non soltanto attraverso la valuta fisica.
In definitiva Ubs resta costruttiva sull’oro nel medio termine, nonostante il rischio di una maggiore volatilità nel breve periodo, prevedendo prezzi a 5.500 dollari l’oncia entro il primo semestre del 2027.

