Italia a due velocità: ecco le 5mila best performer della manifattura

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Ecco le aziende, pari al 6,5% della manifattura made in Italy, che sono state in grado di attraversare la crisi indenni. Trainando il Paese in un contesto di mercato sfidante. E investendo nel green

Aziende che, tra il 2015 e il 2020, hanno assistito a una crescita dei ricavi dell’8,9% annua a fronte del -0,2% delle altre. E che nell’anno dello scoppio della crisi pandemica hanno registrato un incremento del volume d’affari del 5,5%

Simone Mirani, general manager di Crif Ratings: “Essere arrivate preparate alla tempesta del 2020 è quello che ha consentito loro di continuare a crescere, fare bene e cogliere nuove opportunità”

Il 2020 è stato un anno di forti polarizzazioni, per le famiglie come per le imprese. Come ha ricordato Luca Dondi Dall’Orologio, amministratore delegato di Nomisma intervenuto a Bologna in occasione dell’evento di presentazione della terza edizione dell’Osservatorio “Controvento: le aziende che guidano il Paese” in collaborazione con Crif e Cribis, chi si è affacciato alla crisi pandemica in una posizione di forza è stato in grado di rinsaldarla mentre chi si trovava in una posizione di fragilità non ha fatto altro che diventare più fragile. Un assunto che trova conferma anche dei numeri. Che fotografano un sistema, quello manifatturiero, a due velocità. Con un gruppo minoritario di imprese capaci di trainare l’economia italiana, anche in un contesto di mercato sfidante.
“Siamo partiti da 75.080 società di capitali manifatturiere, che generano circa il 75% dei ricavi, il 70% dei dipendenti e il 10% del valore aggiunto del Paese”, racconta Lucio Poma, capo economista di Nomisma. Il gruppo “Controvento”, spiega, conta invece 4.889 imprese (pari al 6,5% del campione iniziale, ndr) che producono il 10% dei ricavi, il 9,3% dei dipendenti, il 27,6% dell’Ebitda e il 16,1% del valore aggiunto complessivo della manifattura italiana”. Aziende che, tra il 2015 e il 2020, hanno assistito a un boom dei ricavi dell’8,9% annua a fronte del -0,2% di quelle “Non Controvento”. E che nell’anno dello scoppio della crisi pandemica hanno continuato a crescere, registrando un incremento del volume d’affari del 5,5% a fronte del crollo dell’11,2% del restante 93,5% del sistema produttivo nazionale.
Si tratta di un campione che vede la quota di medie imprese (tra i 50 e i 249 addetti) accrescere la propria rilevanza rispetto alla precedente rilevazione, sia per numero di imprese (+68%) sia per ricavi (+19%). Un irrobustimento dimensionale che si rispecchia anche nel dato relativo ai ricavi e ai dipendenti medi, pari rispettivamente a 15 milioni di euro e 46 addetti. L’analisi regionale, invece, vede il Nord-Est confermarsi patria delle imprese Controvento; specie nel Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna. Quanto ai settori, invece, spiccano la farmaceutica, il packaging, i produttori di cicli e motocicli, il settore del vetro e della ceramica, della gomma e delle materie plastiche.

Il nuovo campione, tra l’altro, si compone per il 56% di “debuttanti” (imprese che hanno fatto il loro ingresso nel gruppo Controvento per la prima volta), per il 27% da “veterane” (imprese che ripetono la loro presenza) e per il 17% da “super-veterane” (imprese presenti in tutte e tre le edizioni dell’osservatorio). Le “super-veterane”, si legge nel rapporto, rappresentano dunque la punta di diamante dell’industria made in Italy: sono pari all’1% del totale delle imprese manifatturiere, registrano ricavi medi pari a 21 milioni di euro in crescita a un tasso medio annuo dell’11,3% e un Ebitda margin del 28%.

Tornando al cluster complessivo, interviene Simone Mirani, general manager di Crif Ratings, “vediamo che nel 2020 queste aziende hanno anche incrementato i loro patrimoni netti più di quanto abbiano incrementato i loro debiti. Mostrando più utili rispetto agli anni precedenti”. Con le “super-veterane” che si dimostrano “over the top, registrando un dato di patrimonializzazione migliore rispetto a tutte le altre”, aggiunge Mirani. “Stesso ragionamento vale sulla flessibilità finanziaria. Sono incrementati i debiti correnti ma anche la flessibilità di cassa in modo più che proporzionale. Questi due elementi, messi insieme, ci portano a dire che essere arrivate preparate alla tempesta del 2020 è quello che ha consentito loro di continuare a crescere, fare bene e cogliere nuove opportunità”. Non a caso, le imprese del campione hanno investito negli ultimi cinque anni quasi il doppio rispetto alle altre imprese manifatturiere. E i ritorni su attivo e patrimonio netto risultano mediamente quattro volte superiori.

Ultimo aspetto, quello della sostenibilità. “È un dato di fatto che le tematiche ambientali, sociali e di buona governance contribuiscano a migliorare il successo dell’azienda”, osserva Mirani. “Abbiamo dunque analizzato il comportamento di queste aziende rispetto al benchmark della manifattura. Quello che è emerso è che le realtà che presentano un profilo Esg (Environmental, social, governance) quantomeno adeguato rappresentano il 65% a fronte del 35% delle restanti aziende manifatturiere. Perché ritengono questi ambiti dei driver di creazione del valore, non solo nel lungo termine”.

“In questo scenario complesso di situazioni disruptive, in cui non sono ben chiari i bivi che andremo ad affrontare, solo chi sarà capace di vedere il nuovo e di essere flessibile per adattarsi a coglierlo potrà non solo sopravvivere ma anche crescere”, commenta Carlo Gherardi, presidente di Crif. Poi conclude: “Guardando all’anno corrente, a meno di fatti drammatici esterni legati all’Ucraina e alla Russia, l’implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza contribuirà a determinare il consolidamento di uno scenario congiunturale favorevole. In caso di fatti traumatici, invece, mi auguro che le autorità monetarie mettano in campo risorse finanziarie per dare liquidità al sistema come accaduto nel 2020. Gennaio è stato in regresso. Ma resto positivo sul 2022”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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