Investire nel futuro dei figli: ecco come lo fanno gli italiani

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Si parte preferibilmente dalla tenera età con un gesto dei più semplici: una paghetta, alla quale seguono varie scelte di investimento in favore dei figli

Il 75% degli italiani vede la paghetta come “un modo utile per permettere alle ragazze e ai ragazzi di far qualche spesa in autonomia, ma anche come un’abitudine da portare avanti il più possibile con regolarità per responsabilizzarli sul valore del denaro e avvicinarli a una sua gestione consapevole”

In termini di prodotti di investimento, quelli maggiormente sottoscritti in favore dei figli sono le polizze per il risparmio e piani di accumulo anche di tipo previdenziale, scelti dal 31% degli intervistati

E’ quanto si legge in una nuova ricerca condotta da Sara Assicurazioni e dall’istituto di ricerca Nextplora

Fra gli esperti di educazione finanziaria l’idea di affidare precocemente delle somme di denaro ai figli viene spesso indicata come una valida mossa, perché aiuterebbe a orientare il bambino verso le buone pratiche di risparmio. Ricevere una paghetta, infatti, significa mettersi nelle condizioni di gestire un’entrata. 

E in Italia la paghetta si conferma, ancora oggi, una pratica particolarmente diffusa e ben considerata: il 75% degli italiani, infatti, la vede come “un modo utile per permettere alle ragazze e ai ragazzi di far qualche spesa in autonomia, ma anche come un’abitudine da portare avanti il più possibile con regolarità per responsabilizzarli sul valore del denaro e avvicinarli a una sua gestione consapevole”. E’ quanto si legge in una nuova ricerca condotta da Sara Assicurazioni e dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana.

Quella della paghetta, con tutto il suo valore educativo, non è che il primo passo nell’investimento che i genitori fanno per il futuro dei figli – che, peraltro, sono una voce di spesa particolarmente importante per le famiglie in quanto costano ogni mese una media di circa 640 euro, secondo una Relazione annuale di Bankitalia. 

In termini di prodotti di investimento, quelli maggiormente sottoscritti in favore dei figli sono le polizze per il risparmio e piani di accumulo anche di tipo previdenziale (scelti dal 31% degli intervistati), poiché “offrono l’opportunità di accrescere il capitale in modo flessibile e conveniente in un orizzonte di medio-lungo termine”. In seconda e terza posizione si classificano il libretto di risparmio (26%) e l’investimento nel mattone (14%).
“Un altro 30% pensa a una polizza vita per proteggere i propri cari dagli effetti economici di eventi avversi come la non autosufficienza preservando il patrimonio di famiglia”, ha affermato Sara Assicurazioni.

L’obiettivo principale di tutte queste mosse d’investimento in favore dei figli, nel 44% dei casi, è mettere da parte un tesoretto per il finanziamento degli studi e della formazione. Per un intervistato su quattro si risparmia per figli per consentire loro di avere già pronto un cuscinetto economico per far fronte a spese impreviste ed emergenze. Nettamente meno frequente è il risparmio finalizzato all’acquisto di una casa per loro (16%) o un più generico obiettivo di incremento della capacità di spesa futura (13%).

Sul quando iniziare a muoversi per l’investimento nel futuro dei figli, gli italiani esprimono una risposta molto chiara: per sei su dieci la risposta è “fin dalla loro nascita o comunque dalla tenera età, per un 23% il momento migliore è l’adolescenza e solo il 9% preferisce aspettare il raggiungimento della maggiore età. 

 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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