Gestori di fondi: dove sono le donne in finanza?

Sara Silano
Sara Silano
9.11.2020
Tempo di lettura: 3'
La quota “rosa” dei gestori di fondi a livello globale è ferma a vent'anni fa. Ma non è una questione di performance. La Morningstar investment conference del 10 novembre si aprirà con una riflessione su questo tema, in tempi di covid-19
L'edizione 2020 della Morningstar investment conference, che si tiene il 10 novembre, in formato esclusivamente digitale per le restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19, sarà aperta da un intervento al femminile. Tra le iniziative di Morningstar a livello globale per promuovere diversità, equità e inclusione, c'è anche quella di costruire agende più equilibrate dal punto di vista del genere, nei suoi eventi. In un anno in cui il coronavirus rischia di penalizzare soprattutto le donne a tutti i livelli, ci è sembrato d'obbligo riflettere su questi temi.
Lo faremo con Elisabetta Basilico, co-autrice del libro Smart(er) investing: how academic insights propel the savvy investor (Palgrave MacMillan) e consulente di asset manager, investitori istituzionali e family office su tematiche di asset allocation e gestione quantitativa. Basilico, che ha ottenuto un dottorato di ricerca (PhD) all'Università di St. Gallen in Svizzera e la certificazione Cfa (Chartered financial analyst), aprirà la conferenza con un intervento sull'importanza della ricerca scientifica per il lavoro dei consulenti finanziari e i gestori di portafoglio e dedicherà anche una parte all'universo femminile.

I numeri


“La ricerca scientifica è uno degli strumenti più potenti per sviluppare o migliorare la nostra conoscenza dei fenomeni socio-economici, incluso il mondo degli investimenti”, spiega Basilico. Ma cosa ci dice sulle donne in finanza? O meglio, la domanda da porsi sarebbe: “Dove sono le donne in finanza?”. Secondo uno studio Morningstar, il settore del risparmio gestito è fermo a vent'anni fa: nel 2000 la quota di gestori-donne era del 14%, esattamente come nel 2019 (l'analisi, svolta con metodologie quantitative, ha coinvolto 56 paesi e oltre 25 mila fund manager). I grandi centri finanziari sono sotto la media globale, inclusi gli Stati Uniti (11%) e il Regno Unito (13%). In alcuni mercati minori troviamo risultati migliori, tra cui l'Italia (19%), la Spagna, Hong Kong e Singapore. Si stima che appena l'1,1% del patrimonio globale sia in mani femminili.
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Non è questione di performance


Il confronto con altre professioni fa impallidire. Un'indagine del Cfa Institute negli Stati Uniti rivela che “le analiste finanziarie” nel 2016 erano il 18% contro il 33% di avvocatesse, il 37% di medici e il 63% di commercialiste. La ricerca scientifica fa fatica a spiegare queste differenze. “Non è una questione di performance - dichiara Basilico - Uomini e donne hanno profili di rendimento, rischio e costi simili. L'unica differenza è nel turnover di portafoglio che è inferiore per le seconde, il che depone a loro favore dato che i costi di transazione vanno a svantaggio dei risultati. Gli studi comportamentali mostrano che l'eccessiva sicurezza in se stessi può indurre a scelte che razionalmente non si prenderebbero, incluso un numero eccessivo di negoziazioni di titoli. E questo atteggiamento di overconfidence è provato che sia più presente tra i maschi”.

I pregiudizi


Altri studi hanno dimostrato che non ci sono grandi differenze nella gestione dei fondi; tuttavia gli investitori sembrano preferire gli uomini, che, di conseguenza tendono a raccogliere più facilmente, flussi di capitale. La ragione sono i pregiudizi e per scardinarli è necessario un rebranding della finanza in modo da rimuovere gli ostacoli strutturali, ma anche terminologici, che le donne incontrano sin dall'inizio della loro carriera. Dopo la crisi del 2008, la finanza ha ancora più urgenza di cambiare e l'adottare strategie di investimento attente all'ambiente, al sociale e al buon governo aziendale può essere una buona strada. Qui le donne stanno giocando un ruolo da protagoniste e potrebbero continuare a farlo se il covid-19 non ci farà tornare indietro penalizzando l'universo femminile più che quello maschile in termini di occupazione e possibilità di carriera.
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È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all'Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell'analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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