Iran-USA, riprendono le ostilità: petrolio e dazi al 20% mettono sotto pressione il settore tecnologico

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Uomo in abito scuro seduto su divano bianco, sfondo damascato. Testo: AGORA' FRANCESCO MEGNA.

La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran sembra essersi rapidamente esaurita. La ripresa degli attacchi nell’area del Golfo Persico e le nuove tensioni intorno allo Stretto di Hormuz hanno riportato sui mercati uno scenario che gli investitori speravano di avere almeno temporaneamente archiviato. Alla componente militare si aggiunge ora quella commerciale: Washington ha annunciato l’intenzione di applicare un prelievo del 20% sui carichi in transito attraverso Hormuz, presentandolo come rimborso per i costi sostenuti dagli Stati Uniti per garantire la sicurezza della navigazione.

La misura ha immediatamente aumentato l’incertezza. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo e viene attraversato da circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto. Anche senza una chiusura completa, il rallentamento delle petroliere, l’aumento dei costi assicurativi e il rischio di nuovi attacchi possono produrre conseguenze significative sui prezzi dell’energia.

Il Brent ha reagito con un rialzo vicino al 10%, tornando oltre gli 83 dollari al barile, mentre il petrolio americano è salito sopra i 78 dollari. La velocità del movimento è stata persino più importante del livello raggiunto. Poche sedute prima il Brent si trovava intorno ai 76 dollari: in breve tempo il mercato ha quindi incorporato un nuovo premio geopolitico, legato sia alla possibilità di interruzioni fisiche delle forniture sia all’aumento strutturale dei costi di trasporto.

La reazione delle Borse è stata negativa, soprattutto per i comparti tecnologici. Il Nasdaq ha perso circa l’1,6%, contro una flessione dello 0,8% dell’S&P 500 e dello 0,3% del Dow Jones. Ancora più marcata la correzione dei semiconduttori, con l’indice di riferimento del settore in calo vicino al 5%. L’information technology ha ceduto oltre il 2%, mentre il comparto energetico ha guadagnato più del 3%.

Il movimento conferma che, in questa fase, il settore tecnologico rappresenta contemporaneamente il principale motore dei listini e una delle aree più vulnerabili agli shock sui tassi e sull’inflazione. Dopo il forte rialzo degli ultimi mesi, molte società legate all’intelligenza artificiale presentano valutazioni elevate, sostenute dall’aspettativa di una crescita molto robusta degli utili. Quando aumenta il rendimento dei titoli di Stato, il valore attuale dei profitti futuri diminuisce e i multipli più generosi diventano difficili da difendere.

Il rincaro del petrolio alimenta proprio questo meccanismo. Un’energia più costosa può rallentare la discesa dell’inflazione, ridurre il potere d’acquisto delle famiglie e costringere le banche centrali a mantenere i tassi elevati più a lungo. I rendimenti obbligazionari americani sono così tornati a salire, penalizzando soprattutto i titoli growth. Il mercato, che fino a poche settimane fa scontava un orientamento monetario più accomodante, deve nuovamente considerare l’ipotesi che la Federal Reserve rinvii eventuali tagli o, nello scenario più sfavorevole, torni a valutare un aumento del costo del denaro.

La debolezza del tech non dipende tuttavia soltanto dal petrolio. Si stanno accumulando dubbi anche sulla sostenibilità degli enormi investimenti destinati all’intelligenza artificiale. Le grandi piattaforme digitali stanno aumentando rapidamente la spesa per data center, semiconduttori avanzati, energia e infrastrutture cloud. Il mercato comincia a chiedersi quanto tempo sarà necessario perché questi investimenti producano ricavi e margini sufficienti a giustificare le valutazioni raggiunte.

Le vendite hanno interessato produttori di chip, memorie e componenti, coinvolgendo società americane e asiatiche. Il settore dei semiconduttori è particolarmente esposto perché dipende da catene produttive internazionali complesse, da fornitori specializzati e da flussi commerciali che attraversano più Paesi. Un prelievo del 20% sui carichi transitanti per Hormuz non colpisce direttamente tutte le imprese tecnologiche, ma può aumentare i costi logistici, energetici e industriali lungo l’intera filiera.

I data center sono inoltre grandi consumatori di elettricità. Il costo dell’energia è diventato una variabile sempre più rilevante per la redditività dell’intelligenza artificiale. L’addestramento e l’utilizzo dei modelli richiedono capacità di calcolo crescente, mentre la costruzione di nuove infrastrutture necessita di capitali, materie prime e collegamenti alla rete. Un petrolio stabilmente sopra gli 80 dollari non bloccherebbe la rivoluzione tecnologica, ma aumenterebbe le pressioni sui costi e potrebbe ridimensionare le aspettative più ottimistiche.

La situazione resta comunque diversa dalle precedenti crisi energetiche. L’economia americana è meno dipendente dalle importazioni di petrolio rispetto al passato e gli Stati Uniti sono tra i maggiori produttori mondiali. Il problema principale non è quindi la disponibilità immediata di energia sul mercato interno, ma l’effetto globale dell’aumento dei prezzi su inflazione, commercio e fiducia.

Anche l’Europa potrebbe risentire fortemente della crisi. Il Vecchio Continente rimane più vulnerabile agli shock energetici, in particolare sul gas. Un aumento dei costi di trasporto del gas naturale liquefatto proveniente dal Golfo potrebbe esercitare nuove pressioni sui prezzi europei, rallentando il recupero dell’industria. Le società tecnologiche europee, pur avendo valutazioni mediamente inferiori rispetto a quelle americane, potrebbero subire la combinazione tra minore crescita economica, energia più cara e rendimenti obbligazionari elevati.

La proposta del prelievo del 20% presenta inoltre numerosi problemi applicativi. Non è ancora chiaro quali merci saranno coinvolte, quali soggetti dovranno materialmente effettuare il pagamento e quale sarà la base giuridica della misura. La sola incertezza, tuttavia, è sufficiente per spingere armatori e assicuratori ad aumentare i premi richiesti per il transito nell’area.

Le prossime sedute saranno quindi dominate da tre variabili: intensità degli scontri, traffico effettivo nello Stretto e andamento del petrolio. Una normalizzazione della navigazione potrebbe riportare rapidamente il Brent verso l’area precedente alla crisi e favorire il recupero del Nasdaq. Al contrario, nuovi attacchi contro petroliere, basi militari o infrastrutture energetiche potrebbero spingere il greggio verso 90 dollari, aumentando la volatilità azionaria.

Il settore tecnologico rimane sostenuto da utili, innovazione e investimenti strutturali, ma non è immune dal contesto macroeconomico. Dopo mesi nei quali l’intelligenza artificiale sembrava capace di assorbire qualsiasi rischio, il ritorno delle ostilità tra Iran e Stati Uniti ricorda che valutazioni elevate, tassi d’interesse e costo dell’energia continuano a contare. Il tech non ha perso la propria centralità, ma sta entrando in una fase nella quale il mercato richiederà risultati concreti, crescita dei ricavi e capacità di trasformare gli investimenti nell’intelligenza artificiale in profitti effettivi.

Domande frequenti su Iran-USA, riprendono le ostilità: petrolio e dazi al 20% mettono sotto pressione il settore tecnologico

Quali sono le principali cause della ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti menzionate nell'articolo?

La ripresa delle ostilità è attribuita agli attacchi nell'area del Golfo Persico e alle nuove tensioni intorno allo Stretto di Hormuz. A questi si aggiunge la componente commerciale con l'annuncio di un prelievo sui carichi in transito.

In che modo le nuove tensioni tra Iran e USA influenzano il settore tecnologico?

Le nuove tensioni, in particolare il prelievo del 20% sui carichi in transito attraverso Hormuz, mettono sotto pressione il settore tecnologico. Questo impatto finanziario può derivare da interruzioni nelle catene di approvvigionamento o da un aumento dei costi.

Qual è la natura del prelievo annunciato dagli Stati Uniti sui carichi in transito nello Stretto di Hormuz?

Gli Stati Uniti hanno annunciato l'intenzione di applicare un prelievo del 20% sui carichi in transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo prelievo viene presentato come un rimborso, sebbene la sua esatta natura finanziaria sia ancora da definire nel dettaglio.

Quali sono le aspettative degli investitori riguardo allo scenario attuale tra Iran e USA?

Gli investitori speravano di aver archiviato temporaneamente lo scenario di tensioni tra Iran e USA. La ripresa degli attacchi e le nuove misure commerciali hanno riportato sui mercati un clima di incertezza che temevano di essersi lasciati alle spalle.

Quali sono le implicazioni finanziarie immediate della ripresa delle ostilità per i mercati?

La ripresa delle ostilità e le nuove misure commerciali, come il prelievo del 20%, hanno riportato sui mercati uno scenario di incertezza. Questo può tradursi in volatilità e potenziali impatti negativi sugli investimenti, specialmente nel settore tecnologico.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Un uomo in giacca e cravatta è seduto a una scrivania bianca, con una penna in mano e un quaderno su cui scrivere. Sullo sfondo ci sono vasi decorativi, una pianta e una parete decorata.

di Francesco Megna

“IL FUTURO APPARTIENE A COLORO CHE CREDONO ALLA BELLEZZA DEI PROPRI SOGNI” – E. ROOSVELT

Bancario da oltre 30 anni. Per vent’ anni Direttore di Filiale, attualmente Responsabile Commerciale di Hub: mi occupo di coordinare l’attività commerciale dei Gestori Privati e Business con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi commerciali assegnati.

I suoi hobby principali sono: running, scrivere e la lettura.

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