Ue via dalla City: l'Europa deve trovare la sua Wall Street

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
22.9.2021
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Dopo la Brexit e con l'arrivo della pandemia è sempre più evidente come sia necessario per l'Ue un mercato dei capitali attrattivo e autonomo

New Financial, think tank inglese dedito ai temi legati a mercati dei capitali, ha pubblicato il report "The Future of Eu Capital Market

Con la brexit la quota dell'UE sugli asset globali è scesa dal 22% ad appena il 14%. Si stima che senza una riforma questa percentuale arrivi nel medio-lungo termine al 10%

In media i mercati dei capitali nell'UE sono grandi la metà (dato parametro al pil) rispetto a quello inglese, che a sua volta risulta essere la metà di quello statunitense

Con la Brexit e l'avvento del covid l'Unione Europa non ha più scelta. Urge costruire mercati dei capitali più grandi, migliori e più integrati, se vuole rinascere dalle ceneri pandemiche. La ricerca di questa autonomia strategica finanziaria passerà per quattro elementi: sviluppare una capacità interna sufficiente a finanziare l'economia, ridurre la dipendenza dai paesi terzi e aumentare l'attrattiva internazionale e l'influenza globale. È quanto emerge dal report "The Future of Eu Capital Market", condotto dal think tank New Financial. Di seguito le principali evidenze dello studio.
La dipendenza dai paesi terzi: in particolare l'Ue risulta essere ancora fortemente dipendente dal Regno Unito in diverse aree critiche come il trading di derivati e valute, la compensazione e l'asset management. Questo riflette il ruolo storico della City di Londra come principale hub finanziario a servizio di tutta l'Europa Continentale. Ridurre questa dipendenza è il primo step necessario per raggiungere una propria autonomia. Per farlo bisognerà richiedere sia il trasferimento del business entro i confini comunitari sia incoraggiare uno sviluppo organico.

Attrattiva internazionale: l'UE è un mercato dei capitali prevalentemente nazionale nella maggior parte dei settori e non è ancora vista come un centro finanziario internazionale attraente per le aziende e gli investitori stranieri. Per esempio, le ipo straniere rappresentano meno dell'1% del totale delle ipo nell'UE27 (rispetto a un terzo nel Regno Unito) e le banche non europee rappresentano solo il 5% del totale delle attività bancarie. La percentuale migliora con riferimento alle obbligazioni societarie emesse in euro da società estere (35% di tutte le emissioni denominate in euro) e nelle emissioni di obbligazioni societarie ESG estere.

L'impronta globale: la Brexit ha ridotto significativamente l'impronta globale dell'UE nei mercati dei capitali e potrebbe minare la sua influenza a lungo termine sulla scena globale. La quota dell'UE nell'attività globale è scesa dal 22% prima della Brexit (il secondo blocco più grande e circa la metà degli Stati Uniti) ad appena il 14%. Nel lungo termine, senza una riforma urgente, la quota dell'UE si ridurrà a circa il 10%.

Attenzione al gap: i mercati dei capitali post-Brexit nell'UE27 sono più piccoli e relativamente poco sviluppati. Questo limita le fonti di finanziamento per le aziende e le opportunità per gli investitori. In media, i mercati dei capitali nell'UE27 sono grandi la metà rispetto a quello del Regno Unito, il cui mercato a sua volta è sviluppato circa la metà rispetto agli Stati Uniti. Allo stato attuale, i mercati dei capitali dell'UE faranno fatica ad alimentare una ripresa economica post-Covid.
Differenze interne: c'è un'ampia gamma nella profondità dei mercati dei capitali nell'UE. La buona notizia è che c'è un certo numero di paesi nell'UE27, come i Paesi Bassi, la Svezia, la Danimarca e la Francia con mercati dei capitali ben sviluppati che possono fare da guida in termini di crescita futura nell'UE27. D'altra parte, i mercati dei capitali in grandi economie come la Germania, l'Italia e la Spagna sono significativamente sottosviluppati e potrebbero giocare un ruolo molto più importante nella costruzione di una sufficiente capacità interna.

Dipendenza dalle banche: le aziende in Europa  sono ancora fortemente dipendenti dai prestiti bancari per il loro finanziamento, nonostante alcuni progressi nell'ultimo decennio. Negli Stati Uniti, le aziende usano le obbligazioni societarie per tre quarti dei loro prestiti, tre volte di più del livello nell'UE27. Nel futuro le banche non saranno in grado di fornire da sole i finanziamenti necessari alle aziende europee al verificarsi di nuove crisi.

Pool di capitale più profondi: pool profondi di capitale a lungo termine come le pensioni e gli asset assicurativi – così come gli investimenti retail - sono il punto di partenza per mercati di capitale profondi ed efficaci. Attualmente gli asset pensionistici nell'UE27 rapportati per il pil sono un terzo di quelli nel Regno Unito. Spostando più risparmi dai depositi bancari agli investimenti, si dispiegherebbe più capitale paziente per aiutare a guidare una ripresa più sostenibile nel lungo termine.

 Un potenziale enorme: con una crescita dei mercati dei capitali nell'Ue 4.500 aziende in più potrebbero raccogliere 500 miliardi di euro in più all'anno sui mercati dei capitali, circa il doppio rispetto ai livelli attuali, e 12,5 miliardi di euro in più di capitale a lungo termine potrebbero essere “messi al lavoro” nell'economia. Intraprendere questa strada ridurrebbero significativamente la dipendenza dell'economia dell'Ue dalle banche, stimolerebbero la crescita, l'innovazione e l'occupazione, e fornirebbero un futuro più sostenibile ai cittadini europei.

Gettare le basi: I politici e i regolatori dell'Ue dovrebbero concentrarsi su: a) ridefinire il quadro di riferimento per migliorare la supervisione, il monitoraggio e la responsabilità b) costruire bacini di capitale più profondi e aumentare la partecipazione di investitori retail c) migliorare le infrastrutture di mercato e il funzionamento dei mercati d) ottenere il sostegno politico e costruire mercati dei capitali dal basso verso l'alto, ed e) aumentare l'attrattiva, la competitività e la cooperazione internazionale.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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