Finanza sostenibile: ecco perché c’è chi grida alla bolla

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Un nuovo studio della Banca dei regolamenti internazionali grida nuovamente al rischio bolla per la finanza sostenibile. Gli economisti: “La storia lo dimostra”

Gli asset ambientali, sociali e di buona governance sono impennati di quasi un terzo tra il 2016 e il 2020, sfondando il tetto dei 35mila miliardi di dollari

“Le attività legate a cambiamenti economici e sociali fondamentali tendono a subire ampie correzioni dei prezzi dopo un boom di investimenti iniziale”

Il green è sulla bocca di tutti. Opinione pubblica e responsabili politici continuano a incoraggiare gli operatori finanziari a sostenere la transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio. Uno sviluppo “fondamentalmente positivo”, nelle parole di Sirio Aramonte e Anna Zabai, economisti della Banca dei regolamenti internazionali e autori del rapporto Sustainable finance: trends, valuations and exposures, ma che potrebbe celare il rischio di una bolla verde cui gli analisti gridano già da tempo. E la storia lo dimostra, avvertono.
Partiamo dai numeri. “Sebbene la crescita degli asset esg (environmental, social, governance) non mostri segni di cedimento, la mancanza di una standardizzazione e le conseguenti problematiche di classificazione rendono difficile stabilire importi precisi”, precisano i due economisti. Ma una serie di stime del settore che includono vari approcci all’integrazione dei criteri esg, nonché gli investimenti tematici, a impatto e i community investing (vale a dire quegli investimenti in cui il capitale è indirizzato direttamente verso individui o comunità tradizionalmente escluse o che finanziano imprese con un chiaro scopo sociale o ambientale, ndr) indicano che gli asset ambientali, sociali e di buona governance sono impennati di quasi un terzo tra il 2016 e il 2020, sfondando il tetto dei 35mila miliardi di dollari e arrivando a rappresentare non meno del 36% degli attivi totali in gestione.
Il patrimonio dei fondi sostenibili ammonta a oggi a 2mila miliardi di dollari e i fondi azionari esg/sri rappresentano circa il 3% del totale degli asset in gestione di fondi comuni ed etf, mentre i fondi obbligazionari esg/sri circa l’1%. Spiccano i fondi pensione statunitensi, che vantano obbligazioni verdi in rapida crescita dal 2017. Mentre quote più contenute si riflettono negli hedge fund, “in ritardo rispetto agli altri investitori istituzionali nell’integrazione dei principi esg nel loro processo d’investimento”, scrivono gli economisti.

In questo contesto, aggiungono, “ci sono dei segnali” secondo i quali i prezzi “dei prodotti esg sono sotto pressione”. Ed esempi storici sul volume degli investimenti e la dinamica dei prezzi nelle classi di attivo in rapida crescita potrebbero fornire una rilevante base di partenza per l’analisi di tale andamento. “Le attività legate a cambiamenti economici e sociali fondamentali tendono a subire ampie correzioni dei prezzi dopo un boom di investimenti iniziale”, osservano Aramonte e Zabai. I titoli ferroviari a metà del 1800, la bolla delle dot-com e i subprime della Grande crisi finanziaria sono esempi calzanti, spiegano. “Anche dopo un calo rispetto al picco di gennaio 2021, i rapporti prezzo/utili per le società attive nell’energia pulita sono ancora ben al di sopra di quelli dei titoli growth”. Per questo, secondo i due esperti della Banca dei regolamenti internazionali, è necessario monitorare da vicino gli sviluppi del mercato esg. Qualora dovesse continuare a crescere al ritmo attuale, concludono, “sarà importante non solo valutare i benefici del finanziamento della transizione verso un mondo low carbon, ma anche identificare e gestire i rischi finanziari che potrebbero derivare da uno shift nei portafogli degli investitori”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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