Al rapporto hanno collaborato anche Sec, Fdic e Tesoro Usa; mostrerà come potrebbero muoversi gli Stati Uniti di fronte al fenomeno
I token dal valore “ancorato” potrebbero marginalizzare i sistemi di pagamenti tradizionali e diventare un’alternativa funzionale alla moneta fiat
Le possibili conseguenze di questo fenomeno preoccupano i banchieri centrali, che potrebbero rispondere con le loro monete digitali “di Stato”, le Cbdc
Nel giro di alcune settimane la Federal Reserve, il Dipartimento del Tesoro, la Securities and Exchange Commission e la Federal Deposit Insurance Corporation pubblicheranno un rapporto che traccerà la rotta nella futura regolamentazione delle stablecoin, le monete ritenute potenzialmente più dirompenti per il futuro del sistema finanziario. Lo ha reso noto la testata Politico.
Per le banche centrali, infatti, la vera minaccia proveniente dalle criptovalute non è rappresentata dalla speculazione, ma dal loro utilizzo nel mondo reale, come forma di pagamento. Per ora le monete digitali hanno poca rilevanza in questo campo, ma i token dal valore stabile, assai più affini per questa caratteristica ad una moneta tradizionale, sono già una realtà. E per la Fed è importante affrontare in fretta le possibili conseguenze.
“Ciò di cui ci si può preoccupare, dal punto di vista della stabilità finanziaria, non sono le cose che sono più rischiose, ma quelle che sono tipicamente sicure – e cosa potrebbe accadere durante una crisi, quando ciò che si pensava fosse sicuro non si dovesse rivelare tale“, ha detto a Politico un funzionario del Tesoro, anticipando i contenuti del rapporto in arrivo.
Le stablecoin, i token il cui valore è ancorato a quello di una o più monete, nascono come un’alternativa più veloce e agile ai pagamenti tradizionali. Da tempo Facebook lavora alla sua stablecoin (Diem), anche se non è ancora riuscita a risolvere tutte le questioni regolatorie che hanno rallentato il progetto. Nel mondo la stablecoin più diffusa è Tether, il cui valore è ancorato al dollaro: la sua capitalizzazione di mercato è di 58,5 miliardi di euro, la terza più grande dopo quella di Bitcoin ed Ethereum.
Secondo di dati della società di ricerca Messari, l’utilizzo delle stablecoin sta crescendo rapidamente: dai 250 miliardi di dollari in transazioni del 2017 ai mille miliardi del 2020. E nei soli primi due trimestri del 2021 si sarebbe già passati a 1.700 miliardi di dollari. Il loro utilizzo, tuttavia, si concentra ancora nel dominio delle piattaforme di scambio per le criptovalute, anche come strumento di diversificazione del rischio.
L’adozione di massa dei token come mezzo di pagamento porrebbe le banche centrali e gli stati di fronte a numerosi problemi. Innanzitutto, gran parte degli scambi di valore sfuggirebbero alla supervisione delle autorità. Inoltre, il successo delle stablecoin potrebbe sottrarre risorse al sistema bancario, riducendone i depositi: ciò avrebbe conseguenze sul credito e sulla trasmissione della politica monetaria. Altre instabilità potrebbero essere causate dal mancato controllo sulle riserve delle società che promettono di mantenere stabili i cambi dei propri token, riserve che potrebbero rivelarsi insufficienti a mantenere l’impegno e che esporrebbero le stablecoin al rischio di “corsa agli sportelli” (digitali, in questo caso). Infine, si tratterebbe di un sistema particolarmente esposto alle minacce informatiche e a possibili manipolazioni.
La velocità delle transazioni di questi token, tuttavia, pone le basi per una loro crescente diffusione. Per questo, le autorità americane stanno riflettendo su come reagire. Una possibile contromossa esplorata già da decine di banche centrali nel mondo è quella di sviluppare una moneta digitale “di stato” (Cbdc) in grado di avere le caratteristiche funzionali di una stablecoin, anche in termini di velocità, ma con tutte le garanzie di una moneta garantita dalla banca centrale. Lo stesso presidente della Fed, Jerome Powell, aveva affermato come lo sviluppo delle Cbdc avrebbe rimosso alla base “il bisogno delle stablecoin”. Anche la Bce ha esplicitamente citato le stablecoin nei suoi studi preparatori in vista dell’eventuale introduzione dell’euro digitale. In Cina, nel frattempo, lo yuan digitale è già a uno stadio di sperimentazione avanzato, mentre le criptovalute sono andato incontro a crescenti restrizioni negli ultimi mesi.
Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.
Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).
Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
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