Donne: in standby oltre 3mila miliardi di investimenti

Rita Annunziata
15.2.2022
Tempo di lettura: 3'
Un nuovo studio di Bny Mellon investment management rivela che, se le donne investissero allo stesso ritmo degli uomini, potrebbero sbloccare oltre 3mila miliardi di dollari di capitale investito a livello globale. Di cui più di 1.870 miliardi destinati ad attivi responsabili

Sono tre le barriere che ostacolano ancora gli investimenti al femminile: la percezione di un rischio inerente elevato, la scarsa fiducia e il peso del reddito

Il 55% dichiara che investirebbe (o investirebbe di più) qualora l’impatto dei propri investimenti risultasse allineato ai propri valori personali

Il 73% degli asset manager ritiene che l’industria sarebbe in grado di attrarre un maggior numero di donne se accogliesse anche un maggior numero di gestori al femminile

Le donne, diversi studi lo dimostrano, vantano una moderata propensione al rischio. E, quando si tratta di impegnare i propri risparmi, anche una scarsa fiducia. Eppure, se investissero allo stesso ritmo degli uomini (e ne avessero sia la facoltà sia la volontà), sarebbero in grado di sbloccare almeno 3.220 miliardi di dollari di capitale investito a livello globale. Di cui più di 1.870 miliardi destinati ad attivi con un impatto positivo sulla società e l'ambiente. A esaminarne attitudini e comportamenti d'investimento è Bny Mellon investment management nel nuovo rapporto “La strada verso gli investimenti inclusivi” commissionato a Coleman Parkers Research. Uno studio che ha coinvolto 8mila soggetti in 16 mercati oltre a 100 asset manager con masse in gestione che sfioravano i 60mila miliardi di dollari al secondo trimestre del 2021.
Stando alla ricerca globale, sono tre le barriere che ostacolerebbero ancora gli investimenti al femminile. Primo fra tutti, il peso del reddito: le donne, si legge nello studio, credono di aver bisogno di un reddito pari a 4mila dollari al mese prima di poterne dedicare una parte agli investimenti. In secondo luogo, la percezione che gli investimenti nascondano un rischio inerente elevato. Al punto che appena il 9% delle donne dichiara un livello di tolleranza al rischio “elevato” o “molto elevato”, mentre il 49% parla di un livello di tolleranza “moderato” o “basso”. Ultimo punto, la crisi di fiducia, con solo il 28% delle potenziali investitrici che si dichiara abbastanza fiducioso per poter impiegare in tal senso i propri risparmi.

Eppure, il 55% dichiara che investirebbe (o addirittura investirebbe di più) qualora l'impatto dei propri investimenti risultasse allineato ai propri valori personali e il 53% se il fondo considerato vantasse un chiaro scopo positivo. Una predilezione che coinvolgerebbe soprattutto le investitrici under 30, con il 71% che preferirebbe selezionare aziende che rispettino i propri valori personali a fronte del 53% delle over 50. Ma a tenere lontane le donne dall'industria del risparmio gestito, in particolare secondo gli stessi asset manager, è anche un mondo prettamente al maschile. L'86%, infatti, dichiara che il proprio cliente base (cui automaticamente offrono i propri prodotti) è un uomo. E il 73% ritiene che l'industria sarebbe in grado di attrarre un maggior numero di donne se accogliesse anche un maggior numero di gestori al femminile. Ma il 50% ammette che appena il 10% dei propri gestori o analisti siano donne.

“Come donne, noi tutte abbiamo degli ostacoli differenti da superare per poter raggiungere i nostri personali obiettivi finanziari. Alcuni di questi sono determinati da fattori demografici e da circostanze personali, ma altri sono il risultato di come storicamente il settore degli investimenti si è relazionato con le donne”, osserva Anne-Marie McConnon, global chief client experience officer di Bny Mellon investment management. “Crediamo che sia nell'interesse di tutti far sì che più donne investano. Non solo sarà positivo per il loro futuro, ma anche per la società in senso più ampio”, aggiunge. Poi conclude: “La strada verso gli investimenti inclusivi enfatizza come lo stereotipo tradizionale della persona interessata agli investimenti sia ormai superato. Le giovani donne sono interessate agli investimenti, ma devono essere ispirate ad agire”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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