Imprese al femminile: chi può accedere al fondo da 440 milioni

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Firmato il decreto attuativo del “Fondo impresa donna” che potrà contare su un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro, cui si aggiungeranno i 400 milioni del Pnrr. Ecco chi potrà accedervi

La misura si delinea lungo tre assi: nascita e consolidamento (cui sono destinati 32,5 milioni di euro di risorse) e diffusione della cultura imprenditoriale e formazione (6,2 milioni)

Quanto ai settori coinvolti, si parla dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio e del turismo

Le imprese “rosa” potranno presto contare su un tesoretto da 440 milioni di euro: il ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto interministeriale attuativo del Fondo impresa donna, con ben sei mesi di anticipo sulla tabella di marcia definita dalla legge di bilancio 2021. Una misura che punta a stimolare la presenza delle donne nel sistema produttivo tricolore, sostenendo le competenze e la creatività delle professioniste al femminile nella creazione di nuove attività imprenditoriali e nell’avvio di progetti innovativi. Firmato anche dal ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, il testo passerà ora nelle mani del ministro dell’Economia e delle finanze Daniele Franco e sarà infine inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.
Nel dettaglio, il fondo farà leva su un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro, cui si aggiungeranno i 400 milioni dispiegati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il progetto ha trovato spazio infatti nell’ambito della missione 5 “Inclusione e coesione”, che a sua volta può contare su 19,81 miliardi di risorse complessive. Stando a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, che ha esaminato la bozza del decreto di 21 articoli, la misura si delinea lungo tre assi: nascita e consolidamento (cui sono destinati 32,5 milioni di euro) e diffusione della cultura imprenditoriale e formazione (6,2 milioni). Chiudono il cerchio ulteriori 1,3 milioni per la gestione della misura a opera di Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa).
A beneficare dei mix di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati potranno essere quattro categorie di soggetti: cooperative e società di persone che vantano almeno il 60% di donne socie, società di capitali con quote e board per due terzi al femminile, imprese individuali gestite da donne, e lavoratrici autonome. Le aziende devono avere sede legale o operativa in Italia ed essere sbarcate sul mercato da meno di un anno; quanto alle lavoratrici autonome, l’apertura della partita Iva deve essere presentata entro 60 giorni. Stesso termine per le persone fisiche che desiderino avviare una nuova attività, che entro 60 giorni devono presentare i documenti relativi all’avvenuta costituzione. Quanto ai settori, si parla dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio e del turismo. Gli incentivi coprono impianti, macchinari e attrezzature nuovi di fabbrica, immobilizzazioni immateriali, servizi cloud e personale dipendente coinvolto nell’iniziativa.

Ricordiamo che il sostegno all’empowerment femminile, cuore pulsante della missione 5 “Inclusione e coesione”, non si esaurisce nel solo Fondo impresa donna. Come sottolineato nel testo inviato alla Commissione europea, il Pnrr prevede anche la definizione di un sistema nazionale di certificazione della parità di genere volto a incentivare le aziende ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere nelle aree considerate maggiormente “critiche”, dall’opportunità di crescita in azienda alla parità salariale a parità di mansioni, fino alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità. L’intervento potrà contare su un parterre di risorse pari a 10 milioni di euro.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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