Da Conte a Biden: la sfida dei nuovi esecutivi

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
20.1.2021
Tempo di lettura: 5'
Gli esecutivi di Stati Uniti e Italia sono sono chiamati alla ripartenza. Le prospettive sono buone, ma inflazione, maggioranze risicate, errori politici e vaccini sono incognite da non sottovalutare

Joe Biden è ufficialmente il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, mentre in Italia Giuseppe Conte, dopo la crisi di governo, incassa la fiducia sia dalla Camera che dal Senato

Gli arrivi fiscali sono in arrivo. Joe Biden e Jannet Yallen hanno annunciato un nuovo pacchetto da quasi 2 mila miliardi. Lato Europa il principale beneficiario del Recovery Plan sarà proprio l'Italia

"Ci aspettiamo che il pil europeo cresca del 5%, mentre quello statunitense quasi del 6%” afferma Tommaso Federici, deputy general manager di Banca Ifigest

Il giorno delle verità e dei nuovi inizi: su Italia e Stati Uniti, legate tra loro da una profonda crisi economica dalle ferite sociali e istituzionali, sta sorgendo, mutatis mutandis, un nuovo giorno politico.  Dopo 24 ore che il secondo governo Conte ha retto all'urto dell'ammutinamento di Renzi e dei suoi ministri, dall'altra parte dell'Atlantico, a Washington, Biden, dopo aver “resistito” all'assalto di Capitol Hill, è stato incoronato “re degli Stati Uniti”. La sfida per i due reggenti è la medesima: far ripartire l'economia tra le macerie del covid. Gli strumenti per farlo ci sono, le incognite pure. Che cosa aspettarsi all'alba di questo nuovo giorno? We Wealth lo ha chiesto a Tommaso Federici, deputy general manager di Banca Ifigest

La cavalleria fiscale è in arrivo


Un primo segnale incoraggiante è fornito dal miglior predittore del futuro: il mercato. Nonostante la crisi politica, le borse in Italia vanno al rialzo (Ftse Mib al +1,2% tra lunedì e mercoledi) e lo spread tra btp e bund tedesco rimane stabile, oscillando tra i 110 e 115 punti base. Negli Stati Uniti lo S&P500 nel giorno dell'insediamento di Biden apre al di +1,19%. Secondo Tommaso Federici le ragioni di tali rialzi hanno stessa origine ma nome diverso. “L'implementazione del Recovery Fund e del American Rescue Plan, annunciato in questi giorni prima da Biden e poi dalla Yellen, concretizzeranno la ripresa rispettivamente in Europa e negli Stati Uniti. Ci aspettiamo che il pil europeo cresca del 5%, mentre quello statunitense quasi del 6%” afferma Federici che spiega come gli utili aziendali potrebbero crescere di più del 40%. Il sostegno fiscale e la campagna di vaccinazioni (negli Stati Uniti si vaccinano più di 800 mila persone al giorno) oltre che sull'economia si faranno sentire indirettamente anche sui mercati. “Nel 2021 si assisterà a una rivincita dei titoli value, già abbondantemente abbozzata in queste prime tre settimane di gennaio”

I senati dimezzati


Il primo intoppo dei nuovi esecutivi sarà quello di avere una maggioranza risicata. Biden, pur vincendo in extremis in Georgia e così conquistando il Senato, si troverà alla camera alta del congresso a poter contare su 50 senatori, dieci in meno di quelli previsti per avere la maggioranza assoluta. Sorte analoga per Giuseppe Conte, che dopo la crisi di governo, avrà l'appoggio, almeno per il momento, di 155 senatori, numero non sufficiente per non fare i conti con l'opposizione. E in entrambi casi per approvare scostamenti di bilancio o altre leggi importanti serve la maggioranza assoluta. Per i mercati non è uno scenario terribile. “Lato Stati Uniti, il Senato diviso comporterà il dover scendere a compromessi su alcune riforme chiave, come l'aumento delle tasse societarie. Anche in Italia difficilmente verranno fatte grandi riforme, ma l'Europa avrà modo di imporre le linee guida nell'implementazione del recovery fund in maniera più stringente”

La paura del debito


Il rischio di dilapidare gli aiuti del Recovery Fund è poi forse il rischio più sentito tra gli italiani, memori di dieci anni a crescita zero, ma non così elevato nei fatti. Fermo restando che “non ci si può più permettere regalie e turbolenze elettorali come negli anni passati” il problema del deficit è divenuto un tema più politico che economico. “il debito è una variabile critica quando i tassi sono alti: in Italia sono negativi fino a cinque anni. Inoltre il 55% del debito italiano è detenuto dalle banche centrali e le scadenze vengono rinnovate” spiega Federici che aggiunge: “Alla luce dei paletti forniti dall'Europa non è determinante tanto la scelta di come verranno investiti, quanto che questi soldi vengano investiti al più presto”

Lo spettro dell'inflazione e il rischio di tonfi


“L'effetto negativo peggiore dello scenario economico migliore” con queste parole Federici descrive lo spettro dell'inflazione. “Il ritorno dell'aumento dei prezzi non è integrato nello scenario centrale per vari motivi. La disoccupazione è ancora alta, la capacità produttiva è in eccesso e quindi non c'è l'esigenza di investire in nuovi impianti e macchinari, la digitalizzazione, fenomeno deflativo, è accelerata ed infine con Biden dovrebbe tornare il multilateralismo commerciale” spiega Federici che puntualizza che le banche centrali faranno di tutto per mantenere ancorate le aspettative. Un eventuale surriscaldamento economico, seppur non probabile, tuttavia è sempre possibile. Quali sarebbero le conseguenze sui mercati? “Una stretta monetaria da parte della autorità farebbe capitolare i prezzi delle azioni a più elevate valutazioni, in primis le growth stock. Un aumento dei tassi sopra il 2% potrebbe comportare gravi perdite sia su Nasdaq che su S&P500”.

“In conclusione la sfida è la ripartenza economica. I rischi, seppure non una bassa probabilità di verificarsi, sono: un eventuale errore da parte delle banche centrali di levare il sostegno prima del tempo; surriscaldamento dell'inflazione; una distribuzione del vaccino, per qualsiasi motivo, che non ottenga i risultati sperati"

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