Mifid2 e rendicontazione costi: dalla trasparenza alla sostanza?

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Una grande conquista della Mifid2 è l'obbligo di indicare nei rendiconti ai clienti il costo totale fatto gravare sul patrimonio conferito. Attenzione però: la trasparenza assicurata dall'indicazione del costo totale, per non restare completa e addirittura per non rivelarsi fuorviante, dev'essere integrata da ulteriori elementi, in modo da arrivare a stabilire un nesso costante e stabile tra risultati attesi e rischi
L'obbligo di indicare nei rendiconti ai clienti il costo totale fatto gravare sul patrimonio conferito dai clienti è una grande conquista della Mifid2, non a caso molto contrastata dall'industria finanziaria. E da tale contrasto occorre partire: esso è tutto tranne che irrazionale e pretestuoso. Non si comprende facilmente perché sull'intermediario finanziario che effettua le operazioni di investimento per conto dei clienti gravi l'obbligo di indicare i costi non derivanti da sé, ma che l'utente avrebbe sopportato anche senza il concorso dell'intermediario stesso.
Né si può replicare che un intermediario si rende preferibile a un altro se ottiene un costo totale minore, in quanto conta il risultato finale, vale a dire la “performance”.  Se si investe contemporaneamente presso due intermediari “100” cadauno, la preferenza viene accordata a quello che ottiene il risultato finale più alto, “110” contro “109”, anche se ottenuto con costi più alti ma che vengono neutralizzati da risultati idonei. La “performance” al netto di tutti i costi è l'unico dato che interessa il cliente.

Il costo totale è un dato ulteriore dalla significatività tutt'altro che certa. Ma ciò nonostante, esso è una grande conquista per i clienti. Perché tale paradosso? Il costo totale – e solo esso - mostra la ragione di “performance” non positive: ciò si realizza perché l'investimento – essenzialmente la gestione - non batte i costi. Mostra quindi quale rendimento lordo sia necessario per ottenere un rendimento netto soddisfacente. Mostra così la soglia dei rischi da correre sotto la quale non si possono ottenere risultarti soddisfacenti. Il costo totale mostra quando il risparmio gestito non fornisce valore aggiunto ai clienti per gli investimenti dal rischio medio e basso da un lato e dall'altro il livello di rischio necessario per ottenere “performance” di interesse.

Si tratta di trasparenza straordinaria, in quanto può finalmente mettere il cliente in grado di essere consapevole del nesso tra rischio e risultato atteso. Senza tale nesso ciascuno dei due elementi ha significatività limitata. Solo mettendoli in collegamento, il cliente può accertare tanto se sia disposto a sopportare tale rischio per ottenere un determinato risultato, quanto se il risultato raggiunto sia adeguato rispetto al rischio.

Il livello di rischio indicato nei documenti contrattuali non è così significativo come sembra, in quanto non fornisce gli elementi per verificare se ne valga la pena. La proposta di investimenti dal rendimento inevitabilmente insoddisfacente si rivela palesemente non diligente ed espone l'intermediario proponente a responsabilità.

D'altro canto, gli investimenti rischiosi, incentivati dalla crisi, dai tassi negativi, dalla maggior trasparenza e dai profili di responsabilità per gli intermediari, possono prendere la mano agli intermediari per mantenere i clienti e possono sfuggire così al controllo degli stessi intermediari.

La trasparenza assicurata dall'indicazione del costo totale, per non restare completa e addirittura per non rivelarsi fuorviante, dev'essere integrata da ulteriori elementi, in modo da arrivare a stabilire un nesso costante e stabile tra risultati attesi e rischi.

In altri termini, il cliente deve essere in grado di accertare se i rischi corsi siano in nesso causale con i rendimenti attesi e siano giustificati da questi e non dovuti ad altri fattori.

Per gli investimenti complessi e atipici è così necessaria l'indicazione delle valutazioni probabilistiche in modo da consentire di verificare se i risultati effettivi possano essere prevedibili o se siano imponderabili, nel qual caso occorrerà una migliore progettazione e si apre   lo scenario dei profili di responsabilità dell'intermediario.

In altri termini, occorre arrivare a una trasparenza che costituisca a propria volta un tassello di un meccanismo più complesso provvisto di strumenti atti a inibire e sanzionare l'assoggettamento, da parte dell'intermediario, degli investimenti dei clienti a rischi anomali e inutili ai fini del conseguimento di risultati soddisfacenti, in una parola a rischi anomali e abusivi.

 

A cura di Francesco Bochicchio, studio Bochicchio & Partners
Opinione personale dell’autore
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Laureato in Giurisprudenza presso l’università degli Studi di Roma, dal 2010 è professore a contratto di diritto degli Intermediari finanziari presso la Facoltà di Economia dell’Università di Parma. Da maggio 2000 svolge la professione di avvocato a Milano ed è fondatore dello studio
legale Bochicchio&Partners, con un’ampia specializzazione che contempla, tra gli alti, il settore bancario, finanziario e dell’intermediazione mobiliare, i profili societari e giuslavoristici, contemplando anche i profili penalistici del diritto dei mercati finanziari e del diritto societario.

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