Mercati emergenti, il ritorno della selezione

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Donna sorridente con mano sul mento, indossa una camicia di seta.

Nei mercati emergenti la differenza non la fanno solo i settori più promettenti, ma le società con modelli di business solidi e vantaggi competitivi sostenibili nel tempo

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Fondata nel 1985, l’indipendenza e l’approccio quality growth sono stati i pilastri su cui Comgest ha costruito la propria filosofia di investimento. La visione dei due fondatori, Wedig von Gaudecker e Jean-François Canton, continua ancora oggi a guidare un processo orientato al lungo periodo e alla selezione di aziende capaci di creare valore nel tempo. Un approccio che trova applicazione anche nei mercati emergenti, una delle asset class oggi nuovamente sotto osservazione da parte degli investitori. A We Wealth, Gabriella Berglund, Branch Manager di Comgest Italia, racconta quali opportunità individuare in questo segmento e come i principi che hanno guidato la società fin dalla sua fondazione continuino a orientare le scelte di investimento.

In che modo la visione dei fondatori e i loro principi si traducono, ancora oggi, nel vostro processo decisionale?

Sono principi che continuano a guidare il nostro modo di investire. Fin dalla nascita di Comgest abbiamo creduto nell’importanza dell’indipendenza, della ricerca approfondita e della costruzione di relazioni di lungo periodo con gli investitori e con le società in cui investiamo. In particolare, il nostro approccio si concentra sull’identificazione di aziende capaci di creare valore nel tempo, con un posizionamento competitivo solido, una governance efficace e una crescita sostenibile degli utili.

L’approccio quality growth si applica anche ai mercati emergenti a cui guardate con particolare attenzione. Che cosa è cambiato oggi e perché possono rappresentare un’opportunità?

I mercati emergenti hanno attraversato anni complessi, ma oggi vediamo alcuni segnali di cambiamento strutturale. Gli investitori hanno storicamente mantenuto un’esposizione inferiore rispetto al peso degli emergenti negli indici globali, anche perché negli ultimi quindici anni questa asset class ha faticato. Tuttavia, oggi osserviamo un possibile miglioramento della redditività del capitale delle società emergenti, sostenuto da una maggiore disciplina aziendale e da un contesto macroeconomico più favorevole. Per noi l’opportunità non nasce semplicemente da valutazioni più basse, ma dalla possibilità di individuare aziende capaci di migliorare strutturalmente e difendere i propri vantaggi competitivi nel lungo periodo.

Come si individuano, concretamente, le società in grado di creare valore nel lungo periodo?

Innanzitutto, la nostra analisi parte dalle singole società, non dai settori. Cerchiamo tre elementi fondamentali alla base del nostro approccio quality growth: aziende capaci di creare valore per gli azionisti, con un rendimento del capitale superiore al costo del capitale, imprese dotate di vantaggi competitivi sostenibili, difficili da replicare nel tempo e management in grado di reinvestire i flussi di cassa generati per alimentare una crescita futura. L’obiettivo è individuare modelli di business solidi, con prospettive di sviluppo di lungo periodo.

Quanto conta, in questo processo, la ricerca sul campo?

È un elemento centrale del nostro processo di investimento. Crediamo che una profonda comprensione delle società non possa nascere soltanto dall’analisi dei bilanci o delle informazioni disponibili pubblicamente. Per questo incontriamo il management, visitiamo gli stabilimenti e cerchiamo di comprendere direttamente la cultura aziendale, le dinamiche competitive e la qualità delle persone che guidano l’impresa. Questo approccio permette di cogliere elementi difficili da rilevare attraverso un’analisi esclusivamente quantitativa.

In un mercato in cui settori come la tecnologia hanno concentrato una parte importante dei rendimenti, dove vedete le opportunità più interessanti?

La tecnologia ha rappresentato un importante motore di crescita, soprattutto nei mercati emergenti, ma anche all’interno dei comparti più dinamici esistono differenze significative tra leader con vantaggi competitivi duraturi e società meno solide. Allo stesso tempo, aziende interessanti possono emergere anche in settori rimasti più indietro. La domanda chiave per noi resta sempre la stessa: quale società ha la capacità di creare valore in modo sostenibile nel tempo? Per questo oggi guardiamo con interesse sia alle società leader nei settori più innovativi, sia ad aziende di qualità in comparti meno sotto i riflettori, dove il mercato potrebbe non aver ancora pienamente riconosciuto il potenziale di crescita.

Nello specifico, come si riflette questo scenario sul vostro posizionamento?

L’intelligenza artificiale è certamente uno dei principali motori dell’attuale fase di mercato, soprattutto nei mercati emergenti, dove sono presenti alcuni dei principali produttori di hardware e semiconduttori. Tuttavia, questo non cambia il nostro approccio. Il portafoglio comprende, per esempio, alcune società tecnologiche asiatiche che beneficiano della domanda legata all’AI, ma anche di aziende attive in settori meno esposti ai riflettori del mercato.

Che ruolo può avere la gestione attiva e dove può fare davvero la differenza?

Proprio perché ci troviamo in un mercato sempre più concentrato, il ruolo della gestione attiva può diventare particolarmente rilevante. Nei mercati emergenti, una quota crescente dei rendimenti è determinata da un numero ristretto di società. Un’esposizione passiva al mercato potrebbe non essere sufficiente per cogliere tutte le opportunità: diventa fondamentale capire quali aziende abbiano realmente prospettive di crescita e vantaggi competitivi sostenibili. La gestione attiva permette di concentrarsi sulla qualità dei modelli di business, sulla solidità del management e sulla capacità di generare valore nel lungo periodo, andando oltre il semplice peso di un titolo all’interno dell’indice.

(Articolo tratto dal magazine n. 94 di ottobre 2026 di We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.)

Domande frequenti su Mercati emergenti, il ritorno della selezione

Quali sono i principi fondamentali che guidano ancora oggi il processo decisionale di Comgest, basati sulla visione dei suoi fondatori?

L'indipendenza e l'approccio 'quality growth' sono i pilastri su cui Comgest ha costruito la propria filosofia di investimento sin dalla sua fondazione nel 1985. La visione dei fondatori, Wedig von Gaudecker e Jean-François Canton, continua a guidare un processo orientato al lungo periodo e alla selezione di aziende capaci di creare valore nel tempo.

Come si applica l'approccio 'quality growth' ai mercati emergenti e perché questi mercati sono attualmente sotto osservazione?

L'approccio 'quality growth' si applica anche ai mercati emergenti, che rappresentano un'asset class oggi nuovamente sotto osservazione da parte degli investitori. Questo suggerisce che Comgest vede opportunità in queste aree, mantenendo il proprio focus sulla qualità e sulla crescita delle aziende.

In che modo Comgest individua concretamente le società in grado di creare valore nel lungo periodo nei mercati emergenti?

L'articolo menziona che la visione dei fondatori e i loro principi si traducono nel processo decisionale di Comgest, orientato alla selezione di aziende capaci di creare valore nel tempo. Sebbene non vengano specificati i metodi concreti, si evince un focus sulla qualità e sulla crescita sostenibile.

Dove vede Comgest le opportunità di investimento più interessanti in un mercato dominato dai rendimenti del settore tecnologico?

L'articolo non specifica direttamente dove Comgest vede le opportunità più interessanti al di fuori della tecnologia. Tuttavia, il focus sull'approccio 'quality growth' e sui mercati emergenti suggerisce una ricerca di valore in settori o aziende che potrebbero non essere attualmente al centro dell'attenzione generale.

Quale ruolo può avere la gestione attiva nel contesto attuale dei mercati emergenti e dove può fare la differenza?

L'articolo menziona il ruolo della gestione attiva, suggerendo che può fare la differenza. In un contesto di mercati emergenti, la gestione attiva può essere cruciale per selezionare le aziende di qualità e con potenziale di crescita, navigando le specificità e le opportunità di queste aree.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.