Intesa Sanpaolo conquista Ubi: si potrà procedere alla fusione

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Il matrimonio tra Intesa Sanpaolo e Ubi è ormai alle porte: nella giornata del 28 luglio, a due giorni dalla chiusura delle negoziazioni, le adesioni all’offerta sono salite a quota 71,9%. Ora si potrà procedere alla fusione tra i due istituti. Partirà davvero il risiko bancario?

L’adesione del Car, il patto di consultazione che pesa per circa il 19% di Ubi, contribuisce allo slancio finale dopo cinque mesi dalla presentazione dell’offerta

I risultati definitivi dell’offerta arriveranno entro le 7.59 del 4 agosto

Il colosso europeo del credito punta a un utile non inferiore a cinque miliardi di euro nel 2022

Si preparano a rintoccare le campane delle nozze tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca. In quello che doveva essere l’ultimo giorno dell’offerta pubblica di scambio prima che la Consob decidesse di prorogare il termine al 30 luglio, sono state raccolte adesioni pari al 71,9% della banca bresciano-bergamasca, andando ben oltre la soglia del 50% ritenuta valida per il completamento dell’operazione. Ma non solo. Scavalcando la barriera del 66,7%, il colosso guidato da Carlo Messina potrà ottenere il pieno controllo dell’assemblea straordinaria di Ubi, la cessione di 532 filiali ex Ubi a Bper e la definitiva fusione dei due istituti.
A contribuire allo slancio finale dopo cinque mesi dalla presentazione dell’offerta è stata l’adesione del Car, il patto di consultazione che pesa per circa il 19% di Ubi. Dopo le prime resistenze, già superate in precedenza dalle fondazioni Cr Cuneo (5,9%), Banca del Monte di Lombardia (3,9%) e Cattolica (1%), anche le altre famiglie imprenditoriali bresciane e bergamasche hanno sciolto le riserve: Bosatelli (2,85%), Bombassei (1,005%), Pilenga (1,005%), Radici (1,044%), Andreoletti (1,011%) e Gussalli Beretta (1%). Decisiva anche la partecipazione del fondo Silchester con l’8%, che secondo alcune indiscrezioni avrebbe deciso di aderire all’Ops già nella serata di lunedì, e del fondo Parvus con il 2,5%.
Secondo quanto reso noto da Borsa Italiana, le azioni ordinarie apportate all’offerta nella giornata del 28 luglio sono state 325.203.052, per un totale di 822.627.479 azioni complessive dal sei luglio 2020, la data di inizio dell’offerta. Il matrimonio tra i due istituti porterà alla nascita di un vero e proprio colosso europeo del credito, che punta a registrare non meno di cinque miliardi di utili nel 2022. Un gigante, secondo quanto ribadito diverse volte da Messina negli ultimi mesi, in grado di “rafforzare il sistema finanziario italiano” e che “potrà ricoprire il ruolo di leader nello scenario bancario europeo”. In termini di proventi, opereranno alle sue spalle Santander (50 miliardi), Bnp Paribas (45 miliardi) e Bbva (25 miliardi). Inoltre, il colosso guadagnerà la terza posizione per capitalizzazione di Borsa con un valore di 48 miliardi, dietro Bnp Paribas (67 miliardi) e Santander (65 miliardi).

Mentre si attende la chiusura dell’offerta, in cui risultati provvisori saranno resi disponibili entro le 7.59 del 31 luglio mentre quelli definitivi arriveranno entro le 7.59 del 4 agosto, resta da vedere se partirà davvero il risiko bancario: gli occhi restano puntati su Mps, Banco-Bpm, Bper, Unicredit, Creval e PoSondrio.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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