“Il Mezzogiorno non deve più essere percepito come un territorio chiamato a colmare ritardi storici; ha tutte le risorse e le competenze per diventare un laboratorio competitivo di innovazione, capace di integrare ricerca scientifica, filiere produttive e vocazioni territoriali”. Le parole sono di Roberto Ruggeri, fondatore di Sud Innovation APS e promotore del Sud Innovation Summit. Che nel corso della recente presentazione a Messina del Rapporto Sud Innovation 2025 – Attrattività e Competitività del Mezzogiorno, ha introdotto il Sud Innovation Competitiveness Index (SICI), primo indicatore sistematico della competitività dei territori meridionali basato su innovazione, capitale umano, governance e sostenibilità.
Le startup del Sud hanno raddoppiato il loro fatturato negli anni del Covid
I risultati sono sbalorditivi. Il Rapporto analizza un campione di 73 startup e 8 scaleup, attive in particolare nei settori Healthcare, Enterprise Software, Engineering & Manufacturing e Fintech & Insurance. Tra il 2020 e il 2023, queste realtà hanno registrato una crescita media del fatturato del 102% annuo e generato oltre 700 posti di lavoro diretti, segnali concreti dell’impatto dell’innovazione sul tessuto economico locale.
Non solo. Tra il 2017 e luglio 2025, le startup e le scaleup del Sud Italia hanno raccolto complessivamente 289,9 milioni di euro in equity, distribuiti su 107 round di investimento. La Campania si conferma leader con 142 milioni di euro, seguita dalla Puglia con 98 milioni, pari rispettivamente al 38% e 26% del totale raccolto nel Sud. Il 2024 è stato un anno record per il venture capital meridionale, con 66 milioni di euro raccolti, mentre nel primo semestre 2025 sono già stati investiti 57 milioni.
Ora serve costruire ecosistemi in cui ricerca, impresa e territorio evolvano insieme
“L’attrattività è la condizione necessaria per generare valore duraturo: saper attrarre e trattenere talenti, imprese e capitali in un contesto che offra infrastrutture adeguate, competenze e visione strategica. Il Sud può crescere non solo investendo in tecnologia, ma costruendo ecosistemi in cui ricerca, impresa e territorio evolvono insieme”, afferma Antonio Messeni Petruzzelli, co-responsabile scientifico del Rapporto e professore ordinario al Politecnico di Bari.
Il SICI mette in evidenza punti di forza e criticità dei diversi territori. Campania e Abruzzo risultano sopra la media italiana, con performance solide in termini di competitività e capacità innovativa, seguite da Puglia e Sicilia. Sardegna, Basilicata e Calabria occupano una posizione intermedia, mentre il Molise mostra un gap strutturale ancora marcato.
Le fragilità che restano sul campo
Il Rapporto segnala inoltre alcune fragilità: dispersione del capitale umano, frammentazione del tessuto industriale, scarsa integrazione tra ricerca e impresa, governance disomogenea e accesso limitato ai capitali nelle fasi di scale-up. Per affrontare queste sfide, vengono indicate cinque direttrici strategiche: costruzione di un continuum finanziario per accompagnare la crescita delle imprese innovative, ancoraggio dei talenti alle filiere locali, potenziamento delle infrastrutture immateriali e dei trasferimenti tecnologici, creazione di hub territoriali integrati e sperimentazione di strumenti fiscali dedicati, come il proposto “Superbonus Innovazione per il Sud”.
Il Rapporto, elaborato con il contributo di dieci atenei del Sud, del Politecnico di Milano e di Growth Capital, è così uno strumento di riferimento per investitori, policy maker e imprese interessate a orientare strategie di sviluppo sostenibile e ad alto valore tecnologico, mettendo in evidenza il Sud come traino strategico per la crescita del Paese.

