Si sa, è una legge del collezionismo: prima o poi i sogni d’infanzia diventano realtà. Che sia un orologio, un’automobile, un’opera d’arte la regola è sempre la stessa. In particolare, quando l’oggetto del desiderio è una moto, forse, perché, la maggior parte degli appassionati delle due ruote moto passa gran parte della propria giovinezza divorando riviste che descrivono le virtù, provate su strada, di esotiche moto da sogno ben oltre la loro portata. E in quanto ad esotismo non c’è nulla di paragonabile alla Honda NR RC 40.
La sorella della FireBlade
Fu la Casa d’Asta di Bonhams a dire di lei che semplicemente era “l’ultima parola in fatto di esotismo motociclistico ai suoi tempi”. D’altronde vantava una scheda tecnica che fa apparire tecnologicamente conservativa persino l’attuale generazione di MotoGP. E faceva coppia con la più famosa CBR900RR sopranominata “FireBlade”, moto dotata di DNA da competizione, leggera, compatta, velocissima, facile da guidare e divertente, ma anche relativamente accessibile. Tuttavia, questo modello estremamente desiderabile, progettato dal leggendario pilota diventato ingegnere Tadao Baba, non apparteneva alla stessa categoria prestazionale della Honda NR del 1992, il modello stradale di punta della casa, che costava cinque volte tanto rispetto alla sua celebre e combattiva sorella da strada.
Sulle orme della Honda NR500
Furono costruite solo 302 Honda NR — con “NR” che stava per “New Racing” — e il loro design fu direttamente ispirato alla precedente NR500 da Gran Premio del 1979, una moto che incorporava pistoni ovali e testate a otto valvole, un complesso di soluzioni tecnologiche straordinariamente costose da sviluppare. La NR500 del 1979 segnò il ritorno della Honda alle competizioni del Motomondiale dopo una pausa di 12 anni, dopo che il marchio giapponese si era ritirato da tutte le classi del Gran Premio motociclistico nel febbraio del 1968.
Sebbene dalla prima metà degli anni Settanta il panorama delle corse su strada fosse dominato dai fumosi motori due tempi, Honda rimase fedele allo sviluppo dei motori quattro tempi. Consapevoli che per battere i rivali sarebbero stati necessari più cilindri, gli ingegneri della casa iniziarono a cercare un modo per aggirare i regolamenti della FIM, che limitavano a quattro il numero di cilindri nella classe 500 cc. La risposta fu rivoluzionaria: i pistoni ovali. Il concetto era geniale e complesso allo stesso tempo. Un pistone ovale, infatti permetteva di avere più valvole e una maggiore superficie di aspirazione e scarico, simulando di fatto due cilindri in uno.
Honda NR RC 40
Dopo anni di sperimentazione e insuccessi sportivi, Honda non abbandonò mai del tutto l’idea. All’inizio degli anni Novanta, in un momento di grande prosperità economica per il Giappone, la casa di Tokyo decise di trasformare quel sogno irrealizzato in una moto stradale senza compromessi. Nel 1992 venne presentata la Honda NR750 RC40, una moto prodotta in serie limitatissima (circa 300 esemplari) e destinata a diventare immediatamente un oggetto di culto. Non era pensata per dominare il mercato, ma per dimostrare fino a dove potesse spingersi l’ingegneria Honda. Il vero capolavoro della NR RC40 era il suo motore. Si trattava di un V4 a 90° da 749 cc, con pistoni ovali, otto valvole per cilindro (32 in totale) e due bielle per ogni pistone. Una soluzione meccanica di una complessità impressionante, mai più riproposta su una moto di serie.
Il motore erogava circa 125 cavalli, un valore elevato per l’epoca, ma ciò che colpiva non era tanto la potenza quanto la raffinatezza tecnica: distribuzione a cascata di ingranaggi, iniezione elettronica PGM-FI, tolleranze di lavorazione estremamente ridotte. Ogni componente era costruito con la massima cura, quasi come un’opera artigianale.
Con il passare degli anni, la Honda NR RC40 è diventata una delle moto più ricercate al mondo. Oggi è considerata una icona assoluta, simbolo di un’epoca in cui i costruttori osavano senza preoccuparsi troppo dei costi o della redditività.

