Ersel, una storia di continuità e responsabilità

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Foto in bianco e nero di un uomo in giacca e cravatta che sorride all'obiettivo, accanto a una donna con i capelli lunghi che indossa una camicetta chiara, anch'essa sorridente, con le braccia incrociate.

Quattro generazioni, un equilibrio tramandato con discrezione e una filantropia che mette al centro famiglie, comunità e futuro

Indice

Il passaggio generazionale è come un seme che cresce lentamente: con la giusta cura, pazienza e, soprattutto, tempo, dà i suoi frutti. È iniziata così la storia di una società di agenti di cambio diventata oggi uno dei più grandi gruppi bancari privati indipendenti in Italia, guidato dalla quarta generazione. 

Creare un avvicendamento naturale tra le generazioni di un’impresa familiare è una sfida complessa da superare. Il segreto per riuscirci risiede nella capacità di unire persone che credono davvero nell’azienda, mantenendo sempre un equilibrio interno stabile ed evitando salti troppo grandi: spesso, sono i piccoli passi che fanno la differenza. Ma non basta.

Per un’impresa familiare il vero lascito non è solo economico: è valoriale. È la capacità di trasmettere un senso di responsabilità che supera i confini aziendali e si estende alla comunità. A raccontarlo a We Wealth sono Andrea e Ludovica Rayneri, quarta generazione nel Gruppo Ersel

Un equilibrio tramandato nel tempo

Nel 1936 Giuseppe Giubergia crea il primo nucleo degli agenti di cambio. Con il figlio Renzo, affiancato dal genero, Bruno Argentero, l’attività si trasforma in un’azienda vera e propria. “Un passaggio generazionale quasi impercettibile”, racconta Andrea Rayneri, membro del Cda di Ersel Banca Privata. Segno di un equilibrio familiare che ha garantito continuità anche nelle fasi più delicate. “La gestione passa poi alla terza generazione – Paola, mia mamma, e mio zio Guido, oggi Presidente, con noi e i nostri cugini che rappresentiamo la quarta.”

Non sono mai servite grandi ambizioni di conquista, né la volontà di primeggiare. “Ognuno di noi ha trovato il proprio spazio e il proprio ambito di interesse”, spiega Andrea. “È stato fondamentale per mantenere coerenza e stabilità, anche nei momenti più complessi della vita del Gruppo.”
Un ruolo importante lo hanno avuto i mediatori esterni, ma “un passaggio generazionale di successo richiede l’impegno diretto di tutta la famiglia. Se non si hanno tutti a bordo, è quasi impossibile riuscirci.”

I valori fondativi del Gruppo Ersel

Accanto agli aspetti finanziari – imprescindibili per una realtà come Ersel – esistono valori che hanno guidato l’azienda fin dalle origini. Il primo è il legame con il territorio e con la propria città: Torino, che nel tempo è diventata non solo un riferimento affettivo, ma anche il centro di una rete di iniziative a sostegno della cittadinanza e del territorio. 

Il secondo valore, trasmesso dal nonno Renzo e dal bisnonno Giuseppe, è la solidarietà, insieme a un forte senso di responsabilità verso gli altri. Una visione che ha trovato forma nella Fondazione Paideia, nata per aiutare i bambini con disabilità e sostenerne le famiglie. 

“La Fondazione nasce in memoria del mio bisnonno che è stato un grande filantropo ma in maniera molto piemontese, quindi sobria, discreta ed elegante. Mio nonno Renzo e sua sorella Giuliana hanno dato una forma più concreta a questa visione che oggi anche noi della quarta generazione portiamo avanti. Per noi è stato un passaggio di valori più che di ruoli”, racconta Ludovica Rayneri, membro del Cda della Fondazione.

Le linee d’intervento sono molteplici. “Il progetto più rappresentativo è il Centro Paideia che offre dei percorsi riabilitativi, educativi, sportivi e di sostegno alla genitorialità. Offriamo supporto ai genitori ma anche ai nonni e ai siblings. Accanto a questo, ci sono due imprese sociali: Paideia Sport, dedicata allo sport inclusivo, e la Fattoria Sociale Paideia, dove i ragazzi con disabilità vivono delle esperienze in natura propedeutiche all’inserimento lavorativo e alla crescita personale.
Attraverso la Fondazione seguiamo ogni anno più di mille famiglie e per ognuna studiamo dei percorsi personalizzati e cerchiamo di avere e mantenere una relazione diretta e personale. In più, ad oggi, abbiamo circa 375 volontari attivi”, prosegue. 

Tutte le donazioni che arrivano alla Fondazione vengono impiegate al 100% nello sviluppo delle attività quotidiane, mentre i costi di struttura vengono coperti dalla holding di famiglia o dalle rendite patrimoniali. 

L’amore per la musica: la Fondazione Renzo Giubergia

Il terzo valore fondativo è l’amore per la musica, coltivato attraverso la Fondazione Renzo Giubergia, nata per sostenere i giovani talenti e portare la musica in luoghi poco “convenzionali”. 

“Era un desiderio di nostro nonno e abbiamo scelto di onorarlo così. La Fondazione nasce per sostenere giovani musicisti di talento e promuovere la musica in luoghi inconsueti e quasi mai relazionati con la musica. Per esempio, abbiamo realizzato dei concerti nelle carceri o sulla sponda del Valentino, anche con l’obiettivo di valorizzare il territorio a cui mio nonno era molto affezionato”, racconta Ludovica. 

Ogni anno la Fondazione assegna una borsa di studio e dei premi ai giovani talenti. Ma ciò che distingue la sua attività è l’assenza di fondi esterni, un gesto che riafferma la centralità della cultura e della responsabilità sociale per la famiglia. 

Quando i valori diventano eredità familiare

Quei valori, però, non appartengono solo al passato. “Tutta la nostra famiglia è cresciuta con questi valori e sta succedendo lo stesso con i nostri figli. I miei bambini, per esempio, partecipano alle attività sportive al Centro Paideia insieme a tanti bambini con disabilità che lo frequentano ogni giorno. Credo che far vivere loro queste esperienze fin da piccoli sia il modo migliore per creare un legame autentico con la Fondazione”, sottolinea. 

Come ricorda anche Andrea, “restituire qualcosa al territorio è parte del nostro senso di gratitudine per ciò che abbiamo ricevuto. Quest’estate, per esempio, ho fatto una settimana di volontariato con mia moglie e mio figlio nei soggiorni Paideia. È stata un’esperienza bellissima, che ripeteremo. Vivere la fondazione dall’interno permette ai nostri figli di crescere immersi in questi valori.”

Ed è qui che il racconto torna al punto di partenza. “Un ricordo che mi porto dentro è legato alla me bambina: la prima volta che sono entrata in contatto con Paideia, mi ha stupita il senso di accoglienza e di casa che mi ha trasmesso. Vedevo persone che lavoravano per gli altri con naturalezza, senza cercare qualcosa di speciale o straordinario. È quel modo semplice di vivere la solidarietà che ha formato il mio senso di responsabilità. Ancora oggi, quando entro in Paideia, ritrovo un po’ quella sensazione: che ognuno può fare la propria parte con costanza e gentilezza”, conclude Ludovica. 

Articolo tratto dal n° di dicembre di Family Office & Family Business. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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