- Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, apre all’ipotesi di un’iscrizione automatica alla previdenza complementare nei neo assunti
- La proposta arriva in occasione di un convegno sullo sviluppo dei fondi pensione organizzato a Roma da Itinerari Previdenziali e Arca Fondi
- Bugli: “In Italia c’è già qualcosa di simile, con la cosiddetta adesione contrattuale. Chiaramente, i valori sono economicamente più contenuti”
La previdenza complementare, in Italia, continua a viaggiare a rilento. Secondo una nuova analisi curata dal Centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali, erano meno di 10 milioni gli iscritti alle forme pensionistiche integrative a fine 2024. Se poi si guarda oltreconfine, il Belpaese si colloca al 27esimo posto nell’area Ocse per rapporto tra patrimonio dei fondi pensione e prodotto interno lordo, pari all’11,7%. È partendo da questi numeri che si torna a discutere di un’iscrizione automatica dei neo assunti: un’ipotesi emersa già in un emendamento alla scorsa Manovra, ma bocciata dalla Ragioneria Generale dello Stato per mancanza di copertura finanziaria.
L’ipotesi di iscrizione automatica dei neo assunti
Rilanciata in vista della nuova Legge di Bilancio dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, si tratta di un “silenzio assenso” che si estenderebbe a una platea di circa 400-450mila lavoratori e lavoratrici, secondo i dati raccolti da Il Sole 24 Ore. Ma è effettivamente realizzabile? “Altre nazioni già lo fanno, come il Regno Unito con l’automatic enrolment”, racconta a We Wealth Alessandro Bugli, membro del centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali. “Resta da capire se la scelta sia reversibile o meno”. In altre parole, il soggetto potrebbe avere la facoltà di disiscriversi entro un certo termine, come accade in Uk. In alternativa, potrebbe scattare la previdenza complementare obbligatoria, come per la Repubblica di San Marino.
“In realtà, in Italia c’è già qualcosa di simile, con la cosiddetta adesione contrattuale”, ricorda Bugli. “Molti contratti collettivi prevedono che il datore contribuisca al fondo pensione anche se il lavoratore non dichiara di volersi iscrivere: un modo per facilitare una migliore conoscenza dello strumento e stimolare le adesioni espresse in futuro. Chiaramente, i valori di cui discutiamo sono economicamente più contenuti rispetto, ad esempio, a veicolare obbligatoriamente il Trattamento di fine rapporto (Tfr) del dipendente”, sottolinea l’esperto.
Le altre iniziative a supporto dei fondi pensione
La proposta è emersa in occasione di un convegno sullo sviluppo dei fondi pensione organizzato a Roma da Itinerari Previdenziali e Arca Fondi, in cui Durigon ha aperto anche a un’altra proposta di Itinerari Previdenziali. Si parla dell’istituzione di un fondo di garanzia che sostenga le piccole e medie imprese nel trasferimento del Tfr ai fondi pensione tramite l’accesso al credito agevolato. “Dato che per molte piccole e micro imprese è un valore economico rilevante nella gestione di impresa, si tratterà di aiutarle nel conferire questi valori al fondo pensione”, spiega Bugli.
“Considerando che si tratta di retribuzione differita destinata a fini previdenziali, tra l’altro, sarebbe anche bene che questi importi fossero investiti in modo sensibile nell’economia reale italiana e non solo all’estero; ferma la necessità di diversificare gli investimenti e non esporre i futuri pensionati al solo rischio domestico, come fa invece il sistema pubblico che lega la rivalutazione dei contributi pensionistici al solo Pil nominale italiano”, suggerisce l’esperto. Altre iniziative a supporto dei fondi pensione indicate da Itinerari Previdenziali includono modifiche alla fiscalità, un adeguamento del massimale di deducibilità (attualmente fermo ai 10 milioni di lire), maggiori agevolazioni sulle quote versate a favore di minori o soggetti fiscalmente a carico e infine una revisione del sistema delle rendite.
I dati sugli iscritti alla previdenza complementare
Secondo la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, gli iscritti alla previdenza complementare sono saliti dai 9,9 milioni di dicembre 2024 ai 10,3 milioni di giugno 2025. Nel corso del primo semestre sono stati raccolti contributi per 7,8 miliardi di euro, in aumento del 10% anno su anno. L’incremento risulta maggiore per fondi negoziali (+11,4%) e fondi aperti (+12,1%). I rendimenti delle forme di previdenza complementare sono stati positivi nei primi sei mesi, nonostante la volatilità di mercato.
Nel dettaglio, il rendimento medio è stato pari all’1,8% per i fondi negoziali, al 3,1% per i fondi aperti e allo 0,3% per i Pip di ramo III. Se si amplia il focus al periodo che va dai 10 anni dall’inizio del 2015 alla fine del 2024 e comprende anche i primi sei mesi del 2025, i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario oscillano tra il 4,4 e il 4,7% per tutte le tipologie di forme pensionistiche; per le linee bilanciate, i rendimenti medi sono compresi tra l’1,6 e il 2,7%.

