Oltre 1.000 miliardi di euro: è questa la cifra record che oggi muove silenziosamente il sistema previdenziale ed economico dell’Italia. Un patrimonio complessivo che ha raggiunto, a fine 2024, quota 1.030 miliardi di euro, pari al 47% del Pil nazionale, contro il 25% del 2007. Un dato in forte crescita, che conferma la solidità del sistema e il ruolo sempre più centrale di fondi pensione, casse previdenziali, fondazioni e welfare privato. Ma dietro a questi numeri degli investitori istituzionali non ci sono soltanto statistiche.
C’è qualcosa di più grande: la sicurezza economica e previdenziale di un intero Paese e il futuro previdenziale di milioni di lavoratori e famiglie, attraverso pensioni e risparmi.
Evoluzione del patrimonio degli investitori istituzionali italiani
Il 2024 si è rivelato un anno sorprendentemente positivo per gli investitori istituzionali italiani, con rendimenti in crescita e patrimoni ai massimi storici. Dal Dodicesimo Report annuale di Itinerari Previdenziali “Investitori istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2024”, presentato il 10 settembre a Milano emerge la fotografia di un Paese che negli anni è riuscito a conservare e consolidare il proprio mercato istituzionale, resistendo a scenari avversi e raggiungendo una dimensione ormai piuttosto rilevante anche nel confronto internazionale.
Dal 2007 a oggi il patrimonio è passato da 404 miliardi a oltre 1.030 miliardi (di cui 243 miliardi per la sola previdenza complementare), con un incremento del 155% nonostante le numerose crisi economiche. Solo nel 2024 la crescita è stata di 36,7 miliardi rispetto all’anno precedente.
Se si analizza poi più nel dettaglio si vede che:
- il patrimonio degli investitori istituzionali italiani relativo al «welfare contrattuale e fondazionale», vale a dire di fondi pensione negoziali e preesistenti, Casse Privatizzate e Fondazioni di origine Bancaria, risulta nel 2024 di 315,93 miliardi;
- il patrimonio del cosiddetto «welfare privato» (fondi pensione aperti, piani individuali pensionistici – pip – e assicurazioni di ramo I, IV e V) è pari invece a 714,22 miliardi
Rendimenti 2024: performance record per fondi pensione e istituzionali
Grazie al recupero dei mercati finanziari, i rendimenti del 2024 hanno registrato risultati ampiamente positivi:
+9% per i pip di ramo III (+8,4% nel 2023),
+6,8% per le fondazioni di origine bancaria,
+6,5% per i fondi aperti (+7,9% nel 2023),
+6% per i fondi negoziali (+6,7% nel 2023),
+4,3% per i fondi preesistenti,
+1,4% per le gestioni separate.
“Valutando la redditività su orizzonti temporali più coerenti con il risparmio previdenziale emerge come la buona diversificazione degli investimenti abbia consentito di mantenere un vantaggio nella media a 10 anni sia per i rendimenti composti sia per quelli cumulati, su inflazione e media quinquennale del pil, pareggiando il rendimento del Tfr a eccezione dei fondi pensione negoziali, mentre sui 3 e 5 anni tutte le forme presentano rendimenti inferiori a quelli del Tfr risentendo ancora delle forti perdite registrate nel 2022”, ha commentato Alberto Brambilla, presidente del centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali.
Chi sono i principali player del mercato istituzionale in Italia?
Dal report di Itinerari Previdenziali è emerso che ci sono 289 player istituzionali operativi a fine 2024 (11 in meno rispetto all’anno precedente).
Si tratta di:
- 85 fondazioni di origine bancaria (-1 rispetto al 2023),
- 20 casse professionali privatizzate,
- 33 fondi negoziali,
- 151 fondi preesistenti (-10 rispetto al 2023 e -153 negli ultimi 10 anni),
- cui si aggiungono poi casse e fondi di assistenza sanitaria integrativa, 324 secondo gli ultimi dati ufficiali del Ministero della Salute (fermi però al 2022).
Investimenti in economia reale: un potenziale ancora da sfruttare
Nonostante i risultati positivi, rimangono ampi margini di miglioramento sugli investimenti in economia reale italiana.
Le Fondazioni di origine bancaria destinano il 42% del patrimonio al Paese.
Le Casse dei professionisti si fermano al 17%.
I fondi pensione negoziali e preesistenti investono solo rispettivamente il 3,1% e il 6,3%.
Secondo Brambilla, la chiave per rafforzare il legame tra previdenza complementare ed economia reale è favorire il reinvestimento di una quota maggiore del Tfr confluito nei fondi pensione.
Perché il mercato dei fondi pensione italiani resta strategico
Il patrimonio dei fondi pensione italiani equivale all’11,7% del pil, molto al di sotto della media internazionale (oltre il 50% in molti Paesi avanzati). Questo significa che l’Italia ha ancora un’enorme potenzialità di crescita, soprattutto se verranno introdotte riforme strutturali come:
incentivi fiscali per investimenti in economia reale, revisione della tassazione previdenziale, ripristino del fondo di garanzia per il finanziamento delle pmi.
Conclusioni: cosa aspettarsi dal futuro degli investitori istituzionali
Il 2024 segna un anno di forte crescita per gli investitori istituzionali italiani, con patrimoni record e rendimenti positivi. Tuttavia, per rafforzare il ruolo del settore come motore di sviluppo del Paese, sarà fondamentale aumentare la quota di investimenti in economia reale e avviare riforme mirate.

