Reti di consulenza, ecco le più sostenibili: il confronto tra le 6 big

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We Wealth ha confrontato gli impatti negativi degli investimenti delle principali reti attive in Italia, dichiarati nell’ambito delle regole Sfdr

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Le istituzioni finanziarie che investono con più disinvoltura nei settori meno rispettosi dell’ambiente, dei diritti sociali e della parità di genere faranno più fatica a mascherare la realtà dei numeri. A partire da quest’anno, la fase 2 del regolamento europeo Sfdr ha imposto alle società di investimento e alle reti un nuovo obbligo: dichiarare se gli effetti negativi di tipo ambientale, sociale e nella governance (Esg) vengono tenuti in considerazione nelle decisioni di investimento e nelle attività di consulenza finanziaria

Nel caso questi effetti vengano tenuti in considerazione, deve essere compilata una tabella standardizzata che sintetizza l’impatto negativo generato dalle aziende che ricevono gli investimenti. All’interno si possono ricavare la quota di masse investite nei produttori di energie fossili, di armi “controverse”, le quantità di CO2 emesse, passando per gli indicatori di parità di genere come il divario medio nelle retribuzioni di uomini e donne. Per trovare queste dichiarazioni è sufficiente consultare la sezione “sostenibilità”, obbligatoria nei siti ufficiali delle società che gestiscono fondi d’investimento.

Nell’ambito di un’offerta variegata, non tutti i prodotti di investimento sono categorizzati come “sostenibili”: di conseguenza, è naturale che una certa percentuale di compagnie petrolifere o di aziende che non brillano per governance sia presente. Tuttavia, più piccola è quella percentuale, più è possibile affermare che la sostenibilità sia un tratto distintivo del gruppo e non solo di alcuni prodotti specifici offerti alla clientela. 

Lo scorso 30 giugno la gran parte delle società di investimento ha rilasciato la propria dichiarazione ai sensi dell’Sfdr sui “principali effetti avversi” (noti anche come Pai, principal adverse impacts) delle proprie decisioni di portafoglio. 


We Wealth ha raccolto le dichiarazioni delle società che fanno riferimento alle sei principali reti di consulenza finanziaria in Italia, che dominano nella raccolta del risparmio degli italiani: Fideuram, Banca Mediolanum, Allianz Bank, FinecoBank, Banca Generali, Azimut. Nel caso di Allianz Bank e Fineco Bank i dati sono relativi alle dichiarazioni di Allianz Global Investors e Fineco Asset Management, cui fanno riferimento i prodotti d’investimento appartenenti allo stesso gruppo societario (rispettivamente Allianz e Fineco Bank). E’ opportuno precisare che la gestione relativa agli asset manager “della casa” è solo una parte delle masse intermediate dalle reti, che vengono investite in una pluralità di prodotti provenienti anche da società terze.

Inoltre, al contrario delle altre reti, Fineco Bank ha dichiarato di non considerare gli effetti negativi nell’ambito dei servizi di consulenza, lamentando la lacunosità dei dati resi al momento dalle aziende. (Aggiornamento: Fineco Bank ha precisato che la dichiarazione Pai è in lavorazione è sarà pubblicata nei prossimi mesi).

Esg in cifre, come funziona il confronto

We Wealth ha scelto sette indicatori particolarmente comprensibili a un largo pubblico, che includono aspetti ambientali, sociali e di governance. La dichiarazione del modello delineato dal Sfdr, però, si compone di decine di altri elementi. Pertanto, questo confronto non è una conclusione sul livello di responsabilità delle reti selezionate, ma un punto di partenza sui nuovi strumenti di paragone in possesso degli investitori.  

Gli indicatori ambientali

Nei tre indicatori ambientali selezionati di seguito, spiccano nelle prime posizioni Azimut, Banca Generali e Allianz. Nel gruppo in esame queste tre reti (e relativi “gestori della casa”) sono le meno propense a indirizzare denaro verso le società che inquinano o consumano energia da fonti “sporche”. 



Il confronto sulla responsabilità sociale

Nato ufficialmente nel 2000, Global Compact dell'Onu è un decalogo di principi attinenti a tutte le dimensioni Esg. Si tratta di un patto non vincolante cui hanno aderito oltre 13mila società in oltre 170 Paesi. Le violazioni del Patto, hanno solo conseguenze sulla reputazione, ma sono indicative di possibili condotte contrarie ai criteri di sostenibilità. Allianz Global Investors prevale con buon margine in senso positivo, così come nell'esposizione completamente nulla ai produttori armi "controverse", come le mine antiuomo e le munizioni a grappolo.  

Governance, reti e parità di genere

Quando si parla di misurazioni sulla uguaglianza di genere il divario retributivo è uno dei parametri più popolari. Secondo la dichiarazione di Azimut, le aziende che ricevono gli investimenti della società hanno un divario uomo-donna particolarmente basso, mentre sul versante opposto esce in negativo la percentuale delle società che beneficiano degli investimenti di Banca Generali. Curiosamente, Azimut scende nella classifica della rappresentazione femminile nei consigli d'amministrazione: dato un po' inaspettato se si considera la tabella precedente. I board più equilibrati in termini di genere sono quelli delle società che ricevono gli investimenti di Fineco AM.


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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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