Eredi e utili societari: quando e come dichiararli in successione

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Le mani di un adulto anziano pongono delicatamente un piccolo modello di casa in quelle di una persona più giovane, a simboleggiare il trasferimento della proprietà o dell'eredità. Lo sfondo, delicatamente sfumato con tonalità verdi, suggerisce un ambiente all'aperto in cui la società e i valori condivisi vengono trasmessi tra generazioni.

Le regole fiscali cambiano dal 2025 e coinvolgono direttamente anche le imprese familiari. Valentina Guarise, associata di BGR, spiega cosa devono sapere gli eredi quando nell’eredità ci sono quote o utili societari

Nel panorama delle successioni ereditarie, una delle questioni più delicate – e spesso sottovalutate – riguarda la gestione e la dichiarazione degli utili societari. Cosa accade quando il de cuius è titolare di quote in una società di capitali? Cosa succede agli utili deliberati ma non ancora distribuiti? E quali sono le implicazioni per gli eredi dal punto di vista fiscale e operativo?

Abbiamo approfondito questi aspetti con Valentina Guarise, associata dello studio BGR, specializzata in diritto tributario e pianificazione patrimoniale.

Partiamo dal dato di cronaca: dal 2025 cambia tutto perché la successione diventa “autoliquidata”. Cosa vuol dire? “Gli eredi sono tenuti a presentare la dichiarazione di successione entro 12 mesi dalla data di apertura, che coincide con il decesso del titolare,” spiega Guarise. “Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la novità è che l’imposta sarà autoliquidata dal contribuente sulla base di quella dichiarazione, anche se tardiva, purché precedente a un eventuale accertamento.” Un cambiamento rilevante, che rafforza la responsabilità in capo agli eredi. L’Agenzia delle Entrate, in caso di irregolarità, potrà effettuare controlli e procedere alla liquidazione della maggiore imposta, o al rimborso.

Ci sono poi importanti distinguo da fare in base all’oggetto della successione: perché le regole cambiano se si ereditano quote o utili. Quando si eredita una quota societaria, ci si trova davanti a una doppia valutazione. “Le quote vanno dichiarate in successione al valore proporzionale del patrimonio netto della società, desunto dall’ultimo bilancio approvato, aggiornato agli eventi successivi,” chiarisce Guarise.

Diverso è il discorso per gli utili già deliberati dall’assemblea ma non ancora distribuiti. “In quel caso, si tratta di un credito verso la società, che deve essere incluso nella dichiarazione di successione, al netto dell’imposta sostitutiva eventualmente già trattenuta.” Secondo Guarise, la scelta più strategica è pianificare il passaggio generazionale prima del decesso. “Trasferire le quote in vita consente di applicare le aliquote vigenti al momento della donazione, e se ricorrono i requisiti, beneficiare di esenzioni dall’imposta di successione e donazione.”

Oltre all’aspetto fiscale, c’è anche un tema di valorizzazione. “Cristallizzare il valore delle quote prima che si accumulino ulteriori utili accantonati a riserva consente di evitare un incremento della base imponibile in sede successoria.” Cosa succede se gli utili non vengono dichiarati correttamente? Le conseguenze possono essere pesanti. “L’ufficio ha due anni di tempo per notificare l’avviso di liquidazione, e il contribuente ha 60 giorni per regolarizzare,” avverte Guarise. Le sanzioni possono arrivare all’80% dell’imposta omessa, oltre agli interessi calcolati dalla scadenza originaria.

Non solo. La corretta dichiarazione delle quote permette anche agli eredi di essere iscritti come soci e partecipare alla vita societaria. “Senza questa iscrizione, non possono ricevere gli utili futuri né votare in assemblea,” sottolinea.

Una delle soluzioni più utilizzate è la donazione della nuda proprietà delle quote, mantenendo l’usufrutto in capo all’imprenditore. In questo modo, gli utili continuano a spettare al disponente fino al decesso. Al momento della morte, la piena proprietà si consolida in capo agli eredi.

“Con l’acquisizione della piena proprietà, gli eredi maturano anche il diritto alla percezione degli utili già deliberati e non ancora liquidati, in proporzione alle quote ricevute,” precisa Guarise.

Una recente risposta dell’Agenzia delle Entrate (Interpello n. 30 del 12 febbraio 2025) ha chiarito che gli utili non distribuiti al momento della morte devono essere indicati in successione, in quanto rappresentano un credito del de cuius verso la società.

“Il diritto agli utili spetta unicamente all’usufruttuario, ovvero al de cuius. Dopo il suo decesso, gli eredi ne diventano titolari, ma devono includere quel credito nell’attivo ereditario.”

Infine, c’è un altro aspetto da non sottovalutare: la serenità familiare e la continuità aziendale. “Pianificare in vita consente all’imprenditore di scegliere il futuro leader dell’azienda, evitando liti tra eredi e garantendo la continuità gestionale,” conclude Guarise.

Ereditare quote e utili societari richiede competenza, strategia e tempestività. In un contesto normativo in evoluzione, affidarsi a professionisti esperti può fare la differenza tra una transizione fluida e una gestione conflittuale, con costi anche molto elevati. Dal 2025, il nuovo regime di autoliquidazione renderà questo passaggio ancora più delicato.

Domande frequenti su Eredi e utili societari: quando e come dichiararli in successione

Cosa succede agli utili societari deliberati ma non ancora distribuiti al momento della successione?

Gli utili deliberati ma non ancora distribuiti rientrano nell'attivo ereditario. Saranno quindi soggetti a tassazione in successione e dovranno essere inclusi nella dichiarazione di successione, incrementando il valore dell'asse ereditario.

Quali sono le implicazioni fiscali per gli eredi in relazione alle quote societarie ricevute in eredità?

Gli eredi dovranno considerare l'imposta di successione sul valore delle quote societarie. Inoltre, eventuali dividendi futuri percepiti saranno soggetti a tassazione come reddito da capitale, secondo le normative vigenti al momento della percezione.

Come devono essere dichiarate le quote di una società di capitali nella dichiarazione di successione?

Le quote devono essere dichiarate indicando il loro valore al momento dell'apertura della successione. La valutazione può essere complessa e spesso richiede una perizia specifica per determinare il valore di mercato delle quote.

Quali sono le responsabilità operative degli eredi in quanto nuovi titolari di quote societarie?

Gli eredi subentrano nei diritti e negli obblighi del de cuius in qualità di soci. Questo implica la partecipazione alle decisioni societarie, l'esercizio del diritto di voto e l'adempimento degli obblighi previsti dallo statuto sociale.

In caso di contestazioni sul valore delle quote societarie, come si procede?

In caso di contestazioni, è consigliabile richiedere una valutazione indipendente da parte di un esperto. Questa valutazione può essere utilizzata per negoziare con l'Agenzia delle Entrate o, in ultima istanza, per supportare un eventuale ricorso in sede giudiziaria.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Laura Magna

Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Fino al 2025 si è occupata del coordinamento del Magazine We Wealth. Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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