Egitto, i segreti del Decreto di Canopo

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Due grandi statue egizie sedute su troni fiancheggiano l'ingresso di un tempio illuminato dal sole con geroglifici e colonne, che conduce a un cortile interno con altre statue e sculture dettagliate.

Sulla Collina dei Faraoni, gli archeologi hanno scoperto una nuova versione della stele risalente al 238 a. C

Indice

Alla scoperta del (nuovo) Decreto di Canopo

L’Egitto, forse per antonomasia, è la terra delle scoperte. Certamente lo è dei geroglifici, uno dei più intricati – e intriganti – linguaggi che l’uomo abbia mai creato. Per decifrare e avere piena comprensione di cosa si comunicavano tra di loro gli antichi egizi con quei strani segni pittografici, ci sono voluti secoli e secoli. Spesso venivano incisi sulle steli, monoliti oblunghi generalmente elevati a scopo commemorativi. Nell’immaginario collettivo, la Stele di Rosetta ha avuto un ruolo cruciale.  Ma vi è un’altra – la stele del Decreto di Canopo – che ha avuto quasi pari importanza e che è stata proprio nell’estate 2025 oggetto di una importante riscoperta.

La stele del Decreto di Canopo in Egitto

Si tratta di una stele, la cui prima versione è stata scoperta ufficialmente nel 1866 a Tanis, un’antica capitale dinastica situata nel delta nord-orientale del Nilo. Alta quasi due metri e mezzo, era incisa in tre lingue: geroglifici egizi, una scrittura corsiva nota come demotico e greco. L’iscrizione racconta della grande assemblea dei sacerdoti che si riunì a Canopo nel 238 a.C. durante il regno di Tolomeo III ed oggi è il pezzo forte della collezione del Museo Egizio del Cairo.

Una nuova versione

Il 9 settembre, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha annunciato che un’altra versione del Decreto di Canopo è stata trovata in un sito archeologico noto come “Collina dei Faraoni” a El Husseiniya, una città a nord del Cairo. “L’importanza di questa scoperta risiede nel fatto che si tratta di una versione completamente nuova del Decreto di Canopo”, ha affermato il Ministero in una dichiarazione. I ricercatori dovranno ora esaminare attentamente la stele e confrontarla con altre versioni. A differenza delle sei copie precedenti del decreto, rinvenute negli ultimi 150 anni, questa versione è incisa esclusivamente con geroglifici. La lastra di arenaria alta circa un metro è in ottime condizioni e, sebbene non sia elaborata come la versione del Museo Egizio, si differenzia dalle altre per essere stata scolpita nella parte superiore con un disco solare alato affiancato da due cobra reali.

Sotto di esso c’è uno spazio vuoto. Stefan Pfeiffer, un egittologo che ha scritto sul Decreto di Canopo, ritiene che ciò dimostri che la stele è incompleta. “Le diverse stele avevano raffigurazioni adattate al contesto religioso locale, non possiamo essere sicuri di come fosse”, ha detto Pfeiffer ad Artnet, sottolineando che sotto il testo geroglifico c’è anche spazio sufficiente per il demotico.

Insurrezioni, divinità e calendari

Oltre al suo utilizzo come strumento di traduzione, il Decreto di Canopo ha aiutato gli studiosi a comprendere il dominio tolemaico in Egitto. Il decreto – che il clero egiziano ordinò di incidere su stele e diffondere in tutti i templi del territorio – tocca una gamma estremamente ampia di argomenti.

Esso racconta della spedizione militare di Tolomeo III in Asia per recuperare immagini divine, nonché la repressione delle insurrezioni interne da parte del faraone. Sottolinea la saggezza e la benevolenza del sovrano nell’importare grano durante una recente siccità. Fa della principessa Berenike – figlia di Tolomeo III e della regina Berenice allora recentemente scomparsa – pochi giorni prima deceduta, una dea e prescrive le attività che dovrebbero svolgersi per onorarla.

Infine, presenta il calendario solare più accurato fino ad oggi nel mondo antico, aggiungendo un giorno in più ogni quattro anni. “Che sia noto a tutti gli uomini che la disposizione delle stagioni dell’anno era in qualche modo difettosa”, afferma il Decreto di Canopo. “Le regole che esistono come leggi della scienza e le vie del cielo sono state ora corrette”.

Oggi, la città di Canopo, dove Tolomeo III e i suoi sacerdoti si riunirono 2.200 anni fa, giace sommersa al largo della costa di Alessandria, vittima dei terremoti e dell’innalzamento del livello del mare. All’inizio di quest’anno, per la prima volta in un quarto di secolo, gli archeologi egiziani hanno iniziato a condurre scavi subacquei.

Domande frequenti su Egitto, i segreti del Decreto di Canopo

Qual è la principale scoperta relativa al Decreto di Canopo menzionata nell'articolo?

L'articolo introduce una 'nuova versione' del Decreto di Canopo, suggerendo una scoperta o un'interpretazione aggiornata di questa antica stele egizia. Questa nuova versione potrebbe offrire una comprensione più approfondita dei suoi contenuti.

Quali temi sono associati al Decreto di Canopo secondo le intestazioni dell'articolo?

Le intestazioni indicano che il Decreto di Canopo è collegato a temi come insurrezioni, divinità e calendari. Questi elementi suggeriscono che la stele potrebbe documentare eventi storici, credenze religiose e pratiche temporali dell'antico Egitto.

Qual è l'importanza delle steli nell'antico Egitto, come descritto nell'articolo?

Le steli, come quella del Decreto di Canopo, erano monoliti oblunghi eretti a scopo commemorativo nell'antico Egitto. Spesso venivano incise con geroglifici per comunicare messaggi e registrare eventi.

Quanto tempo è stato necessario per decifrare i geroglifici egizi, secondo l'articolo?

L'articolo sottolinea che la decifrazione dei geroglifici, un linguaggio complesso, ha richiesto 'secoli e secoli'. Questo evidenzia la difficoltà e la lunga durata del processo di comprensione della scrittura antica.

Qual è il contesto generale in cui viene presentata la scoperta del Decreto di Canopo?

La scoperta del Decreto di Canopo viene presentata nel contesto dell'Egitto come 'la terra delle scoperte', in particolare per quanto riguarda i geroglifici. L'articolo mira a esplorare i segreti di questa antica stele.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.