Dopo un secolo, l’emozione della riscoperta: riaffiorano due Monet “perduti”
Due eccezionali paesaggi riscoperti di Claude Monet — che non apparivano in pubblico rispettivamente da novantotto e centoquindici anni — saranno i protagonisti dell’asta serale di Art Moderne et Contemporain di Sotheby’s a Parigi il prossimo 16 aprile 2026. Le opere ritraggono i paesaggi acquatici di Giverny e Vétheuil, due luoghi fondamentali per la vita e la pratica artistica di Monet. Rimasti a lungo in collezioni private in Francia, i dipinti tornano ora alla luce proprio nell’anno del centenario della morte dell’artista, offrendo la rara opportunità di ammirare una coppia straordinaria di capolavori del padre dell’Impressionismo. Dipinti a vent’anni e venti chilometri di distanza l’uno dall’altro, i paesaggi ritraggono Monet in due momenti decisivi della sua carriera. Insieme, ripercorrono il viaggio dell’artista lungo la Senna: dal momento della scoperta di Giverny nel 1883 fino alle mature esplorazioni di luce e atmosfera che hanno definito la sua opera all’inizio del XX secolo.
Les Îles de Port-Villez

Conservato in condizioni eccezionali, Les Îles de Port-Villez, dipinto che Claude Monet fece nella primavera 1883 – poche settimane dopo il suo trasferimento a Giverny era noto esclusivamente attraverso fotografie in bianco e nero. La tela appartiene a uno dei momenti più decisivi della sua carriera, ovvero quello della scoperta del tratto di paesaggio “definitivo” lungo la Senna, destinato a plasmare gli ultimi quattro decenni della sua vita e della sua produzione. Primo acquirente dell’opera fu il leggendario mercante Paul Durand-Ruel, il cui sostegno fu determinante per l’ascesa dell’Impressionismo e di Claude Monet. I due si incontrarono per la prima volta nel 1871, quando Durand-Ruel acquistò ventitré dipinti dell’artista per la considerevole somma di 35.000 franchi. Nel 1886, Durand-Ruel aprì una galleria pionieristica sulla Fifth Avenue a New York, dove Les Îles de Port-Villez fu esposto in occasione delle mostre dedicate a Monet nel 1907 e nel 1911.
Dopo, il dipinto scomparve dalla vista del pubblico. E per 115 anni quasi non se ne hanno avuto notizie. La scena ritrae la Senna a Port-Villez, un piccolo borgo situato proprio di fronte a Giverny, vicino alla foce del fiume Epte. Affascinato dagli isolotti boscosi disseminati in questo tratto di fiume, Monet dipinse nel 1883 un ristretto gruppo di opere (se ne conoscono oggi sette) dedicate a questo soggetto. Per lo più sono conservate in importanti musei, tra cui il Musée d’Orsay.
Un approccio che anticipa la radicalità delle Ninfee
Per rendere il riflesso in costante mutamento della vegetazione e del cielo in Les Îles de Port-Villez, Monet lavorò en plein air da una barca-atelier appositamente progettata, posizionandosi direttamente all’interno del paesaggio. Questo punto di vista gli permise di immergersi nel soggetto e di osservare le sottili variazioni di luce e atmosfera all’interno di un’area geografica molto ristretta — un approccio che anticipa il “metodo delle serie” che avrebbe poi impiegato in gruppi celebri come i Covoni e la serie della Cattedrale di Rouen. In questa veduta giovanile di Giverny, l’acqua e il riflesso emergono già come il fulcro centrale della pittura di Monet.
Lavorando direttamente dal fiume, Monet creò una prospettiva immersiva che trascina lo spettatore sulla superficie luminosa della Senna. Piccoli isolotti vegetali appaiono sospesi in un mosaico di blu e verdi, mentre la linea dell’orizzonte permette all’acqua di dominare la composizione. L’approccio avrebbe trovato la sua espressione più radicale, decenni dopo, nelle celebri Ninfee.
Vétheuil, effet du matin

L’ultima apparizione di quest’altra tela risale al 1928, 98 anni orsono. Appartiene a una serie in cui Claude Monet tornò, con rinnovata intensità, a uno dei motivi più fertili della sua carriera: la valle della Senna. A oltre 20 anni dalla sua vita lì, Monet rivisitò Vétheuil con sguardo profondamente trasformato, plasmato da decenni di sperimentazione sulla luce e sull’atmosfera. Fu la rinomata galleria Bernheim-Jeune ad acquistare direttamente dall’artista il dipinto. Una curiosa coincidenza: un tempo la galleria aveva sede proprio nell’edificio che oggi ospita Sotheby’s Parigi, al numero 83 di rue du Faubourg Saint-Honoré. In seguito, entrò a far parte di illustri collezioni parigine prima di rimanere nella stessa famiglia dal 1972.
Nell’opera Vétheuil, effet du matin, il villaggio — dominato dalla chiesa di Notre-Dame de Vétheuil — svetta sopra il fiume, mentre la superficie della Senna riempie il primo piano. Una piccola imbarcazione scivola sull’acqua, discreto segno di presenza umana. Il fiume è il vero fulcro della composizione, con la sua superficie frammentata in riflessi scintillanti, resi tramite rapide pennellate orizzontali di blu, verde e viola. Una veduta luminosa della Senna, della quale Monet cattura l’atmosfera in perenne mutamento, rivelando il motivo per cui, come ebbe a dire una volta: «Ho dipinto la Senna per tutta la vita… è sempre nuova».
Anche in questo caso, molte opere della serie sono conservate in importanti collezioni museali, tra cui il Musée d’Orsay, l’Art Institute di Chicago e il Museo Puškin, rendendo particolarmente rari gli esemplari rimasti in mani private.
Le parole degli esperti d’asta sui due Monet “riapparsi”
Nelle parole di Thomas Bompard e Aurélie Vandevoorde, co-responsabili del dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea di Sotheby’s Parigi: «Entrambe sono paesaggi fondamentali del maestro di Giverny, conservati in uno stato così straordinario. Monet dipinse questi due incredibili paesaggi a vent’anni e venti chilometri di distanza l’uno dall’altro, eppure oggi si ritrovano riuniti. Osservati fianco a fianco, rivelano l’evoluzione di un pittore la cui incessante esplorazione della luce e dell’atmosfera avrebbe plasmato profondamente il corso dell’arte moderna».
Aggiunge Marianne Mathieu, già direttrice del Musée Marmottan Monet, consulente speciale per il catalogo ragionato di Claude Monet: «Queste opere segnano una pietra miliare nel percorso verso le Ninfee. Sia ne Le isole a Port-Villez che in Vétheuil, effetto mattino, Monet distingue ancora chiaramente tra questi mondi, eppure l’acqua cattura già l’attenzione attraverso la sua ricchezza cromatica e la sua matericità. Gradualmente, egli arriverà a dipingere nient’altro che l’acqua stessa, scendendo fino al frammento».

