Ucraina, che cosa sostiene il rally del settore difesa

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Nel mese segnato dall’invasione russa in Ucraina le azioni del comparto difesa sono state fra le protagoniste dei listini europei

L’indirizzo espresso dalle maggiori economie europee porta a pensare che l’aumento delle spese militari non sarà un riflesso passeggero di questa crisi

Fra i maggiori protagonisti del mese successivo all’invasione russa c’è il titolo dell’italiana Leonardo, il cui rialzo dal 22 febbraio ha superato il 44%

Sin dalle prime sedute di Borsa seguite all’invasione russa dell’Ucraina è apparso evidente come i titoli attivi nel settore della difesa sarebbero stati i primi, immediati, “vincitori” della rotazione di portafoglio operata dagli investitori. Più difficile determinare se questo ritorno in auge dei titoli legati agli armamenti militari, spesso poco amati, quando non esclusi volontariamente dai portafogli “sostenibili”, avranno la forza di continuare a correre.

L’indirizzo espresso dalle maggiori economie europee porta a pensare che l’aumento delle spese militari non sarà un riflesso passeggero di questa crisi. In Italia, la Camera ha votato un ordine del giorno che impegna il governo ad aumentare le spese in difesa per riportarle all’obiettivo Nato del 2% del Pil, ossia dai 25 miliardi di euro attuali a 38 miliardi all’anno. In precedenza anche il governo tedesco guidato dal socialista, Olaf Scholz, ha annunciato un incremento una tantum da 100 miliardi di euro in nuove spese militari, e l’innalzamento del budget per la difesa al 2% del Pil. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto sapere che se sarà riconfermato alla presidenza (come probabile) le spese militari del Paese saranno innalzate di oltre il 20% a 50 miliardi di euro entro il 2025. Le ragioni di questa corsa al riarmo non possono che essere ricondotte alla necessità di lanciare un messaggio a Mosca: l’impegno alla difesa dei territori Nato dev’essere accompagnato da una maggiore forza deterrente, in grado di scoraggiare nuove incursioni da parte della Russia. Le dichiarazioni e i provvedimenti dei leader europei descrivono la guerra in Ucraina come un punto di svolta sotto questo profilo, le cui ripercussioni dureranno per anni.

La reazione di mercato è stata eloquente, nel periodo compreso fra il 22 febbraio (due giorni prima dell’invasione russa) e la mattina del 22 marzo. In questo mese l’Euronext 100, uno degli indici di riferimento per il mercato azionario europeo, ha mostrato un piccolo rialzo dello 0,24% che ha cancellato lo choc iniziale dello scoppio della guerra; così come l’S&P 500, che ha segnato un +2,5%. Tuttavia, i principali nomi della difesa hanno registrato performance decisamente più robuste. L’italiana Leonardo è stata la più premiata in questo periodo, con un rialzo superiore al 44%; segue il colosso della difesa francese Thales, con un rialzo del 38%; la britannica BAE Systems, con un +24%. Bene anche l’americana Lockheed Martin, che nel periodo ha messo a segno un rialzo del 13%.

A livello europeo il settore difesa rappresentato dall’indice Euro Stoxx Defence & Aerospace ha visto un rialzo del 5% nel periodo, meno eclatante rispetto ai risultati dei big sopra indicati, ma pur sempre superiore all’Euro Stoxx 600, che nel mese segnato dalla guerra ha realizzato un +0,2%.

Lo nuovo impulso per questo settore è già stato prezzato? Come sempre, si tratta di valutazioni difficili da compiere. Un dato su cui riflettere, però, è il seguente. Nonostante il grosso balzo delle ultime settimane Leonardo resta ben al di sotto dei livelli pre-covid, così come tutto il comparto delle azioni del settore difesa europeo rappresentato in modo sintetico dallo Stoxx Defence.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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