Il mese dedicato al grande design internazionale con le novità dell’edizione 2026 del Salone del mobile e subito dopo i recenti importanti risultati nelle aste italiane dedicate al segmento è il momento perfetto per fotografare l’andamento del design da collezione.
Partiamo dal Salone del mobile giunto alla 64° edizione – dal 21 al 26 aprile alla Fiera Milano di Rho – che presenta la nuova sezione Salone Raritas, curata da Annalisa Rosso con allestimento di Simone Farresin e Andrea Trimarchi di Formafantasma, dedicata al design in edizione limitata e all’alta manifattura creativa con oggetti unici e serie numerate, realizzazioni progettuali curate e pezzi fuori dai canoni convenzionali che, inseriti in progetti di alto profilo, riescono a definire l’identità di interni pubblici e privati. Il design da collezione si apre al confronto diretto tra mondo del design in edizione speciale, dell’antiquariato e dell’alto artigianato con il mercato professionale del progetto come architetti, interior designer ecc. La sezione nasce dall’esigenza emersa negli ultimi anni che vede la ricerca di un design unico come leva di identità e posizionamento.
La qualità del design, al di là dell’esplosione mediatica
Negli ultimi anni, infatti, il design ha conosciuto una vera e propria esplosione mediatica, diventando un fenomeno culturale su larga scala, capace di accendere l’interesse verso l’arredo d’autore. La produzione contemporanea si è allineata con oggetti che riprendono lo stile d’epoca degli oggetti più iconici del ‘900 declinati ora in nuovi colori e materiali diversi da quelli originali. “Il design del ‘900 è molto sollecitato a livello mediatico ma in pochi sono i collezionisti che approfondiscono la storia del prodotto” afferma Luciano Colantonio gallerista e grande collezionista esperto del mercato.
“Ci sono i collezionisti maturi che sono i più preparati perché hanno vissuto quel momento del ‘900 in cui la produzione italiana ha raggiunto i massimi livelli e quindi cercano l’oggetto originale senza compromessi. I collezionisti più giovani invece sono influenzati dalle tendenze del momento e acquistano sulla base di mode e tendenze. Il mercato è veloce: la gente tende a un consumismo emotivo esasperato. Si ha voglia sempre di qualcosa di diverso e di nuovo. Si ha voglia di qualcosa che identifichi con la comunicazione di massa a discapito della originalità del prodotto”.
Collezionisti e design da collezione
La figura del collezionista è forse l’elemento più controverso del design come bene da collezione. “I giovani sono confusi dalle imitazioni che si sostituiscono agli originali. La produzione d’epoca si mischia alla produzione recente che riprende lo stile d’epoca e alle riedizioni di oggetti d’epoca da parte delle aziende che li hanno prodotto ma presentano materiali e caratteristiche diverse.
Ciò crea confusione nel collezionista inesperto”. Su cosa dovrebbero puntare allora i collezionisti? “I giovani dovrebbero orientarsi sui designer contemporanei e sui prodotti nuovi. Il design innovativo è di nicchia lo troviamo in rari casi, ad esempio, con Formafantasma per Flos”, prosegue Luciano Colantonio che aggiunge “sono affascinato dai designer che realizzano oggetti straordinari e belli che possono essere acquistati da tutti. Questi designer fanno il massimo per aggiungere bellezza alle case come, ad esempio, per le lampade di Michael Anastassiades, che sono copiatissime. La differenza la fanno anche i designer che si avvicinano al mondo dell’arte e ne sposano le caratteristiche di unicità e creatività. Per questo fanno le mostre nelle gallerie d’arte e si avvicinano più al concetto sofisticato di artista che di designer di genio”.
Arte e progettazione d’autore
La relazione tra arte e design ritorna come in passato. Ne sono un esempio le vendite dell’ultima asta del 18-19 dicembre 2025 della casa d’aste Il Ponte di Milano dedicata al design da collezione dove una splendida console di Osvaldo Borsani e dell’artista Lucio Fontana è stata venduta a 435.200 euro (diritti d’asta inclusi) partendo da una stima di 80.000- 100.000 euro mentre “Mappamondo”, il raro vaso di Gio Ponti della serie “Le mie terre” con esecuzione Richard Ginori, Milano, 1928-30, è stato battuto per più di 28.000 euro (diritti inclusi) partendo da una stima di 7.000-8.000 euro.
Le vendite hanno confermato il crescente apprezzamento del mercato per proposte attentamente curate, dove rigore critico, documentazione accurata e sensibilità verso le tendenze del collezionismo d’autore si incontrano. Per Stefano Andrea Poli a capo del dipartimento di Arti decorative del ‘900 e Design di Il Ponte “la domanda si concentra sulle opere di autori storici, poste al confine tra arte e design. I grandi nomi del design italiano degli anni ’50–’80 mantengono valori stabili, mentre cresce l’interesse per autori degli anni ’30”.
L’eredità delle arti decorative del ‘900
Nel corso del ‘900 infatti architetti, scultori, decoratori e artisti hanno dato vita a oggetti di design in cui le contaminazioni sono diventate elemento distintivo. Le realizzazioni di Gio Ponti già a partire dagli anni Venti sono un esempio di dialogo ben riuscito tra arti decorative, architettura e industria mentre, a partire dalle Triennali di Milano degli anni Trenta, e poi negli anni Quaranta e Cinquanta è l’artista Lucio Fontana a ispirarsi all’architettura per sperimentazioni scultoree in gesso e ceramica per le dimore private. “Il mercato delle arti decorative del Novecento e del design in Italia, grazie anche alla crescente attenzione verso molti dei nostri maestri, si conferma stabile, consolidandosi come un segmento riconosciuto e affidabile per gli investimenti, sempre più allineato agli standard internazionali”, aggiunge Stefano Andrea Poli.
La conferma arriva anche dagli stranieri che sono molto interessati a questo tipo di produzione, soprattutto gli americani per l’illuminazione e i francesi per le realizzazioni di Gio Ponti ma anche collezionisti asiatici e del Medio Oriente in particolare, tutti alla ricerca di oggetti caratterizzati da alta artigianalità e qualità che raramente si trovano fuori dei confini nazionali. E così la domanda cresce e le quotazioni salgono. Sugli oggetti d’epoca è importante il lavoro di valorizzazione storica e culturale come quello che sta portando avanti Marina Barovier per i vetri di Murano. Esempio di grande attenzione a livello collezionistico.
Articolo originariamente apparso su We Wealth Magazine n. 89. Abbonamenti qui.

