Decreto ristori: gli indennizzi sul piatto per 350mila imprese

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Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, scioglie le riserve sugli indennizzi sul piatto del governo per sostenere le “300mila, forse 350mila” imprese interessate dalle nuove misure restrittive. Previsti ristori anche per le aziende con un fatturato superiore ai cinque milioni

Indice

L’Agenzia delle entrate potrebbe erogare i contributi già entro metà novembre, direttamente sul conto corrente degli interessati

Le aziende con un fatturato superiore ai cinque milioni di euro dovranno presentare un’apposita richiesta e attendere qualche settimana in più per l’erogazione, prevista in ogni caso entro l’anno

Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti: “i sostegni devono essere immediati: i ritardi sperimentati durante il lockdown e nel periodo immediatamente successivo sarebbero oggi intollerabili”

Mentre entrano in vigore le nuove misure restrittive dispiegate dal governo Conte per “proteggere salute ed economia” dal peggioramento dei dati epidemiologici e dal conseguente “stress sul sistema sanitario nazionale”, il tessuto imprenditoriale italiano e le associazioni di categoria volgono l’attenzione sulle misure necessarie a tenere in vita le circa 350mila aziende coinvolte. Stando a quanto rivelato dal premier nel corso della conferenza stampa sull’ultimo Dpcm, sono in arrivo “nuovi contributi a fondo perduto” ma anche un “credito d’imposta per gli affitti commerciali per i mesi di ottobre e novembre” e il cancellamento della seconda rata Imu in scadenza il prossimo 16 dicembre. A confermarlo in un’intervista al Tg1 anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che rivela che gli indennizzi potrebbero essere erogati già entro metà novembre.

Nessun limite di fatturato

“Sappiamo di chiedere un sacrificio importante e necessario a contenere il virus”, dichiara Gualtieri, secondo il quale le attività interessate dai ristori saranno “più di 300mila, forse 350mila”. “Pensiamo che l’Agenzia delle entrate possa erogare questi contributi già entro metà novembre, forse persino entro l’11, perché ci sarà lo stesso meccanismo autorizzato per il vecchio fondo perduto”, spiega Gualtieri. Di conseguenza, tutti coloro che hanno già presentato domanda in passato li riceveranno direttamente sul proprio conto corrente con bonifico bancario. Ma questa volta, contrariamente a quanto previsto dal decreto rilancio dello scorso maggio, gli indennizzi saranno disponibili anche per le aziende con un fatturato superiore ai cinque milioni di euro, che dovranno presentare un’apposita richiesta e attendere “qualche settimana in più per l’erogazione”, prevista in ogni caso “entro l’anno”. Si parla dunque di bar, ristoranti, pub, gelaterie, pasticcerie, cinema, teatri, sale giochi, discoteche, palestre, piscine, centri benessere e impianti sciistici, tutte le aziende colpite dalle limitazioni fino al 24 novembre, senza limiti di fatturato.

La portata e la qualità delle misure

“Questa volta daremo un indennizzo superiore rispetto a quello ricevuto la volta scorsa, perché sappiamo che gli ultimi mesi sono stati mesi difficili”, continua il ministro dell’Economia, che conferma il credito d’imposta sugli affitti per tre mesi (che potrà essere ceduto al proprietario o scontato dal canone), l’eliminazione della seconda rata Imu, la Cassa integrazione guadagni per i lavoratori e un’indennità di 1.000 euro per i collaboratori. “Verrà offerta una nuova indennità mensile una tantum per gli stagionali del turismo, spettacolo, lavori intermittenti del mondo sport e misure di sostegno della filiera agroalimentare”, precisa inoltre Conte, oltre a “un’ulteriore mensilità del reddito d’emergenza”.

La risposta delle associazioni del settore

Intanto Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti, ha confermato la disponibilità del premier a un incontro “in tempi brevissimi” con le categorie interessate, “per definire tempi e modalità” delle misure a supporto delle imprese. Secondo De Luise, sono necessari “sostegni adeguati, sicuramente oltre i due miliardi di euro previsti”. Ma, soprattutto, “devono essere immediati: i ritardi sperimentati durante il lockdown e nel periodo immediatamente successivo sarebbero oggi intollerabili. Confidiamo che il dialogo aperto con il governo porterà a individuare soluzioni eque ed efficaci”.

Non si è lasciato attendere anche il monito di Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, secondo il quale il piano delineato dal governo rappresenterebbe un “lockdown mascherato”, che “potrebbe cagionare danni all’economia italiana non prevedibili oggi”. “Il provvedimento – aggiunge Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti – di fatto mette in stato di lockdown la somministrazione. Chiudere alle 18, significa rendere impossibile, o quasi, il proseguimento delle attività. Bisogna intervenire subito o le imprese non resisteranno”. “Il governo – conclude – deve agire: servono ristori adeguati, soluzioni per gli affitti e per il credito, meno burocrazia. E, soprattutto, è necessario che i sostegni del decreto ristori arrivino fin da subito. Non c’è più tempo da perdere: bar, ristoranti e pub sono già ai limiti dopo un anno disastroso, lo stop decretato dal dpcm rischia di far saltare migliaia di attività e di posti di lavoro”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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